Un artista rivoluzionario, irrequieto al tal punto che, sulla sua testa, penderà una sentenza di morte: questo fu Caravaggio.
Vissuto tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento, la sua vita è stata particolarmente dinamica. Infatti, risse, omicidi e fughe hanno segnato l’esistenza di uno degli artisti più straordinari dell’età moderna.
Una vita frenetica
Nato a Milano, si forma inizialmente presso la bottega di Simone Peterzano, luogo in cui inizia a maturare l’interesse per il dato reale. Qualche anno più tardi si trova a Roma, dove gli vengono commissionate le prime opere importanti. Tra queste, la Vocazione di Matteo, in cui la luce ha un ruolo fondamentale, al tal punto da simboleggiare la chiamata di Cristo, raffigurata con un unico raggio che spezza il buio della scena.
Ma nel 1606, uccide Ranuccio Tomassini e, per evitare il processo e la pena, si rifugia prima a Napoli e poi a Malta.
Qui, realizza una delle sue opere più importanti, la Decollazione del Battista. In quest’opera, è proprio grazie alla luce che riusciamo a percepire l’ultimo istante di vita del martire.
A un tratto, il carattere irrequieto dell’artista riemerge, quando lo arrestano dopo una rissa. Evade dal carcere e, nonostante fosse ricercato dal Papato e dall’Ordine dei Cavalieri di Malta, riesce a sbarcare in Sicilia.


L’approdo in Sicilia: tra Siracusa e Palermo
Prima a Siracusa e poi a Palermo, lascerà alcune delle sue opere più mature: Il Seppellimento di Santa Lucia e La Natività.
Nella prima, la luce è obliqua e mette in risalto il corpo della santa e degli uomini. La seconda, invece, mostra una composizione diversa. Se nell’opera siracusana la scena si svolge soltanto nella parte inferiore e lascia del tutto vuota quella superiore, nella Natività Caravaggio elimina completamente questa divisione spaziale. La luce non proviene, come in altre rappresentazioni della Natività, dal bambino, ma da sinistra illuminando soltanto i volti.
Un’opera straordinaria, che è stata trafugata dall’oratorio di San Lorenzo a Palermo e, da allora, non è mai più stata ritrovata. Sul furto, attribuito alla mafia, sono state fatte molte congetture, tra le quali quelle di coloro che credono che il dipinto sia andato distrutto e le speranze di ritrovare l’opera sono pressoché nulle.
Sarà a Messina che troverà un porto sicuro negli ultimi anni della sua vita.


Messina tra luci e ombre
Nella città dello Stretto, Caravaggio risiede appena un anno ed esordirà con due opere.
La prima è la Resurrezione di Lazzaro commissionata da Giovan Battista de’ Lazzari. Il suo progetto iniziale prevedeva la dotazione di un quadro raffigurante una Madonna col Bambino e Santi. Tuttavia, lo storiografo messinese del Settecento, Francesco Susinno, racconta che, in seguito, si preferì scegliere il soggetto della resurrezione di Lazzaro, così da rendere omaggio al nome del committente.
La scena è immersa nella totale oscurità: solo un fascio di luce squarcia la tela e illumina il corpo di Lazzaro, che presto ritornerà in vita. Una parte dei personaggi raffigurati si volta verso sinistra per capire da dove provenga quella fonte di luce miracolosa. Le figure a destra sono Maria e Marta, le sorelle di Lazzaro. La prima china il viso sulle labbra del fratello, per cogliere il sospiro vitale della resurrezione.
Fu il Senato messinese a commissionare a Caravaggio la seconda opera: l’Adorazione dei Pastori. Anche questa scena si svolge nell’oscurità, da cui si intravedono il bue e l’asinello. In primo piano si trova la Madonna, che tiene in braccio suo figlio Gesù, dal quale proviene la luce che illumina i volti di San Giuseppe e dei pastori.
Caravaggio realizza una Natività priva di elementi superflui, riuscendo a trasmettere l’importanza dell’umiltà e umanità.


Le opere messinesi oggi
I capolavori messinesi di Caravaggio non rappresentano soltanto il vertice artistico della sua produzione matura, ma racchiudono un profondo valore per la città. Custoditi al Museo Regionale di Messina, la Resurrezione di Lazzaro e l’Adorazione dei Pastori vengono abitualmente osservati da cittadini e turisti, affascinati da quella straordinaria forza espressiva che dà quasi l’illusione che le scene e i personaggi stiano per uscire dalla tela.
Tuttavia, il recente furto delle opere di Antonello da Messina, che si trovavano sempre all’interno del museo, mettono in luce quanto la tutela della bellezza sia un compito essenziale. Infatti, affinché la popolazione riscopra più approfonditamente il patrimonio artistico e culturale è necessaria la divulgazione.
Conoscere Caravaggio e le opere del Museo, fa si che l’arte non sia soltanto una nozione scolastica, ma rafforza l’idea che questa come un’identità da difendere collettivamente.

Marta Adamo
Fonti:
https://www.finestresullarte.info/arte-base/caravaggio-michelangelo-merisi-vita-opere-novita-stile