Sciatunostro di Picarella alla seconda giornata di Scriptopìa

Ospite della seconda giornata giornata di Scriptopìa (Messina, 23-28 settembre 2026) è il regista Leandro Picarella, col suo Sciatunostro (2025) per Qoomoon e Rai Cinema. 

Quest’opera, presentata nella sezione Out of Contest del 50 Laceno d’Oro, dopo l’anteprima nel concorso Progressive Cinema della Festa del Cinema di Roma, segue le sue precedenti opere Segnali di Vita (2023) e Divinazioni (2020).

Picarella e il racconto di Linosa

Picarella arriva a Messina da Agrigento per presentare agli studenti e studentesse del DAMS (e non solo) quei famosi “filmini” e foto d’infanzia che tante volte abbiamo visto a casa dei nostri genitori o dei nostri nonni, qui in veste di materiale grezzo utile a comporre vere e proprie poesie per immagini. 

Sono i giorni infiniti ed assolati di due bambini in un’isola di poche anime. L’ambiente sospeso delle scogliere di Linosa partecipa all’estate di due “picciriddi”, Giovannino ed Ettore, e di un anziano cineamatore con un archivio di memorie, Pino, in un continuo intreccio di ricordi da creare e ricordi da custodire.

È un film di poche parole e dai molti temi. La prima, dolorosa esperienza nel fare i conti con la distanza, le partenze, gli arrivederci e gli addii, le linee d’ombra nel mezzo, con il tempo che passa. E chi è nato e cresciuto al Sud, conosce certe sensazioni per esperienza di prima mano. 

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Memorie e simboli del Sud in “Sciatunostro” di Picarella

Uno storytelling poco schematico, senza colpi di scena, né buoni nè cattivi. Molti, però, i simboli nascosti che caratterizzano i personaggi e il territorio che li circonda. A partire da un’estetica tipicamente mediterranea, tra pale di fico d’India e poli industriali vista mare, processioni, casette scoperchiate e gatti randagi, i due bambini crescono liberi di scoprire la noia, intrattenendosi con i pensieri l’uno dell’altro. «Goditi l’estate come se non dovesse finire mai», queste parole si sentono una volta sola, per poi riflettersi in ogni momento condiviso dai due ragazzini. Poi il personaggio di Ettore, sempre scalzo e con indomabili capelli lunghi. Una delle scene più d’impatto del film lo vede fissare un paio di sneakers posizionate davanti alla valigia aperta, già piena, pronta per la partenza. Subito dopo, lo troviamo in bagno con un paio di forbici in mano: un nuovo taglio di capelli per adattarsi al nuovo ambiente che lo ospiterà.

Al di là delle meraviglie del mare e della natura, delle illusioni del turismo, c’è un’altra parte della verità. I turisti, per definizione, sono destinati a ripartire. Ma dietro le facciate riverniciate per la stagione, c’è ben altro. Non è un caso che i luoghi attraversati da Ettore e Giovanni siano in buona parte “resti”, case dismesse, ruderi di edifici o di depositi, sbarre di cancello aperte sul nulla, piscine vuote, col fango sul fondo. Picarella sa che un dolore sottovalutato è quello di chi resta. Per questo, sceglie di non seguire Ettore dopo il trasferimento in città. Decide di mostrare la quotidianità solitaria di Giovannino, di accompagnarlo nei suoi giorni sempre uguali senza l’amico del cuore, nell’attesa del suo ritorno. 

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Un archivio di ricordi

Pino è il nonno standard, quello che ti chiama per chiederti “com’è il tempo lì al Nord?”, un fascio di nostalgie con occhiali e coppola. Nel film, Picarella usa formati vari, per una narrazione diegetica con due aspect ratio distinte, una più stretta per i due amici, mentre una più larga, anamorfica, per Pino. Così, usa anche i formati più disparati, VHS, MiniDV, fino al digitale in 4k. La grana del Super 8 è l’innocenza ottica; il VHS l’intimità domestica; il digitale una realtà sovrascritta, nitida. Ogni supporto è il codice per leggere la vita nel modo più vero in ogni periodo. Fondamentale, l’incontro di Giovannino e Pino. L’anziano insegna al ragazzo ad usare la videocamera e a montare i video in un prodotto unico, «Puoi andare avanti e indietro nel tempo» gli dice con una mano sul mouse. Il film ragiona anche sul potere del cinema di catturare e proteggere i ricordi della propria vita dal passare del tempo, e sulla comprensione, in ultima analisi, che non si tratta d’altro altro che di una mera illusione. 

Frequento l’isola di Linosa da tanti anni e da tempo desideravo raccontarla attraverso una storia che ne evocasse l’essenza. Sento che il tempo sull’isola perde le sue coordinate per questo ho pensato che il modo migliore per raccontarla fosse intrecciando due livelli temporali: quello del presente, vissuto da Ettore e Giovannino e quello della memoria, custodito nelle immagini d’archivio di Pino.

 Leandro Picarella 

 

Carla Fiorentino