C’è una parte crescente del mercato che non compare nelle fotografie del 1° maggio. Non ha orari, non ha fabbriche, spesso nemmeno un datore di lavoro riconoscibile. Non ha sicurezza.
Parliamo dei ridere, dei freelance, dei “creators” digitali: figure che incarnano un paradosso contemporaneo e inaccettabile. Più autonomia e meno tutele. In questa zona grigia, la Festa dei lavoratori rischia di diventare una celebrazione senza destinatari chiari e “aggiornati”.
Un modello in crescita
Questa trasformazione nella società lavorativa ha un nome ben preciso: la gig economy, letteralmente “economia dei lavoretti”. Si tratta di uno dei fenomeni che più ha modificato il mercato del lavoro negli ultimi anni. Indica un sistema economico in cui i lavoratori svolgono prestazioni individuali e “a chiamata”, attraverso piattaforme digitali con il ruolo di intermediari. Se apparentemente sembra offrire maggiore autonomia e libertà ai lavoratori, questo modello presenta sfide in termini di stabilità e sicurezza lavorativa. Pilastri del diritto del lavoratore. Domanda e offerta si incontrano online, in cui un’app assegna una consegna, un algoritmo ne valuta la performance, un sistema Diu recensioni determina il futuro accesso al lavoro.
I numeri nell’Unione Europea
Sono 28 milioni i lavoratori della gig economi nell’UE, destinata a crescere nei prossimi anni. Il fenomeno si è chiaramente stabilizzato dopo il 2020, con il boom pandemico: circa 690 mila persone guadagnano attraverso piattaforme digitali, come fotografa uno studio realizzato dall’Inapp, sul report “Platform work e crisi del lavoro salariato”.
Lo studio, risultato di tre anni di ricerca sul campo, mette in risalto una trasformazione significativa sul mercato del lavoro. Le attività più diffuse sembrano essere i servizi di consegna merci, la vendita di prodotti e i servizi di taxi.
In Italia si riscontra, più che nel dato europeo, una maggiore incidenza di quanti dichiarano di svolgere lo stesso lavoro con almeno due piattaforme (22,3% in confronto al 15,5% europeo), con il 10% che utilizza più piattaforme per svolgere diverse attività. Le attività svolte con le piattaforme sono soprattutto la vendita di beni, la consegna di merci (incluso cibo), la creazione di contenuti (Youtube, Instagram, TikTok), l’affitto di case o stanze, i servizi informatici (programmazione, coding, webdesign, supporto e controllo di contenuti online), le attività di insegnamento, tutoring e traduzione, i lavori manuali (elettrici, idraulici, pittura ecc.) e di cura, il servizio di taxi e trasporto passeggeri.
Eppure a questo rapido aumento non corrisponde un sistema di diritti altrettanto solido.
Lavoratori senza diritti?
La gig economy si regge su un’ambiguità di fondo. I lavoratori, formalmente autonomi, spesso operano sotto vincoli stringenti imposti dalle piattaforme: tariffe, recensioni, tempi. Dietro la retorica della flessibilità si nasconde un sistema rigido e centralizzato, dove a governare sono gli algoritmi in continua evoluzione, che decidono il percorso dei lavoratori.
Quali conseguenze possiamo osservare? Salari che il più delle volte non raggiungono il minimo legale, mancanza di protezioni sociali, esposizione a rischi per la salute e una precarietà aggravata dalla paura costante di essere esclusi dalla piattaforma, senza spiegazioni né possibilità di difendersi.
Le aziende esercitano un controllo serrato sulla forza lavoro tramite algoritmi proprietari che assegnano i lavori in base a punteggi di performance e valutazioni dei clienti. I gig worker, di contro, non riescono a godere delle libertà tipiche di un imprenditore indipendente, come negoziare tariffe e turni orari, poiché sono gli algoritmi a regolare ogni aspetto del lavoro.
Cosa cambia con il decreto Primo Maggio
Nuove regole sulla qualificazione dei contratti, trasparenza sulle piattaforme. Sembrerebbe un passo decisivo per un cambio di prospettiva. Nella teoria. In pratica la gig economy mette a dura prova i lavoratori, che si ritrovano in situazioni di sfruttamento da parte delle piattaforme, le quali non hanno garantito tutele.
Il 28 aprile il Consiglio dei Ministri ha varato un provvedimento in materia di lavoro, che tocca vari aspetti. Il cuore del provvedimento è l’articolo 12, che stabilisce come debba essere qualificato il rapporto tra le piattaforme e i lavoratori.
La norma stabilisce che quando una piattaforma esercita poteri di organizzazione o controllo, anche attraverso un algoritmo, il rapporto si presume subordinato. In altre parole, tocca all’azienda dimostrare che il rider è davvero autonomo, e non il contrario. Ma il decreto manca di alcuni punti importanti. Il primo riguarda le sanzioni: il decreto prevede multe solo per la cessione degli account, ma non introduce sanzioni economiche dirette per le piattaforme.
Restano così prive di conseguenze immediate le seguenti violazioni: mancato versamento dei contributi INPS, mancata applicazione dei contratti collettivi, omessa fornitura dei dispositivi di sicurezza previsti dal Testo Unico vigente dal febbraio 2020.
Sul piano della sicurezza sul lavoro il decreto non introduce nulla che non fosse già previsto. Il Testo Unico è applicabile ai rider dal 2020 e imporrebbe già alle piattaforme di fornire caschi, biciclette e dispositivi di protezione adeguati. Ciò che le piattaforme fanno in realtà è distribuire un caschetto e un giubbotto catarifrangente, con un corso di sicurezza online da mezz’ora.
Alla luce di questo modello ormai in crescita da anni ma che non trova una propria stabilità a livello di diritti dei lavoratori, siamo consapevoli che il lavoro ha assunto forme diverse. Spesso invisibili, quasi scontate, difficili da rappresentare e soprattutto da tutelare. Per questo motivo il 1° maggio non può più essere solo una celebrazione, ma deve diventare una domanda. Su chi sono i “nuovi” lavoratori e su quali diritti restano ( e talvolta di perdono) lungo il percorso.
Elisa Guarnera
Fonti:
https://www.lastampa.it/economia/2026/04/29/news/rider_decreto_primo_maggio_diritti_sicurezza_sfruttamento-15603494/
https://www.randstad.it/blog-e-news/news-lavoro/gig-economy-come-funziona-e-vantaggi/
https://www.europarl.europa.eu/topics/it/article/20190404STO35070/gig-economy-come-l-ue-migliora-i-diritti-dei-lavoratori-delle-piattaforme
https://oa.inapp.gov.it/server/api/core/bitstreams/b886aa1d-9287-4070-84d7-7ac6ca59de96/content