Esposizione Universale di Milano 1906: tra storia e innovazione

Palcoscenici di progresso

Siamo nella seconda metà dell’Ottocento: si affermano le grandi esposizioni universali, destinate a  cambiare il panorama economico e politico dell’Occidente. Non si tratta di semplici fiere, ma grandi scenografie del sapere e del progresso.

Nate come simbolo di collaborazione tra Stati, ben presto si trasformarono in un’ardua competizione basata sulla potenza politica e tecnologica di ogni Nazione.

In questo panorama, l’Europa aveva già tracciato la strada.

La prima esposizione universale, la “Great Exhibition of the Works of Industry of all Nations”, si tenne a Londra nel 1851: non si trattò di una coincidenza, sono gli anni che vedono la Gran Bretagna affermarsi come centro industriale mondiale.

Le città che ospitavano le esposizioni riflettevano l’assetto politico ed economico internazionale. Con la fine del XIX secolo, si assiste al lento declino dell’Inghilterra e all’affermazione della Francia: non è, quindi, un caso che proprio quest’ultima, tra la seconda metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, ospiterà ben cinque edizioni dell’Expo. La più famosa resta indubbiamente quella del 1889, in occasione del centenario della Rivoluzione Francese, ricordata per la tanto discussa installazione della Torre Eiffel, oggi simbolo parigino.

Tuttavia, in questo contesto non appare ancora l’Italia, la quale, a causa della tardiva Unità raggiunta, doveva fare i conti con una grave instabilità politica ed economica che non permetteva il pieno sviluppo dell’industria “made in Italy”.

Nel frattempo, il Bel Paese cercava di stare al passo con il resto dell’Occidente ospitando delle brevi esposizioni nazionali.

Milano e la corsa alla modernità

Bisognerà attendere il 1906 per ospitare a Milano la prima esposizione riconosciuta dal Bureau International des Expositions (BIE), inserendo ufficialmente l’Italia nel circuito internazionale delle grandi potenze espositive.

In quegli anni, Milano non era ancora il motore economico della nazione. La città affrontava una forte competizione con Torino, cercando di affermarsi come simbolo di modernità.

Nel 1901, all’indomani del successo dell’edizione parigina del 1900, Milano si candida come prossima città ospitante del grande evento. Contemporaneamente, la città era al centro di un’opera ingegneristica titanica, il Traforo del Sempione, un’enorme galleria ferroviaria che, passando sotto le Alpi, collega Italia e Svizzera.

L’ambizioso progetto diventa il fulcro attorno a cui costruire l’intera narrazione dell’evento. Infatti, venne scelto il tema dei trasporti: non solo un chiaro riferimento al Sempione, ma un richiamo alle nuove frontiere della mobilità che, proprio in quegli anni, si stavano completamente riformando: si tratta di un momento storico in cui nasce il trasporto aereo e inizia ad affermarsi l’automobile.

Ma non solo, il tema viene ampliato a tutte le grandi innovazioni italiane – tra cui la radio di Guglielmo Marconi – confermandosi come l’expo della modernità.

I numeri dell’esposizione riportano la grandezza dell’evento: una superficie di circa un milione di metri quadrati, in grado di ospitare oltre 30 nazioni e 35 mila espositori. Si stima che, durante l’intero evento, che si è svolto da aprile a novembre 1906, i visitatori siano stati fra i 7 e i 10 milioni.

Galleria del Sempione – Expo 1906.
Fonte: https://images2-wpc.corriereobjects.it/XrWkb6UeST8QleMjP2whwglabwg=/fit-in/739×700/style.corriere.it/assets/uploads/2015/05/Vincenzo-Conti_Propileo-dellEsposizione-al-Parco_facciata-Padiglione-Galleria-del-Sempione_arch-S.-Locati.jpg?v=38028

Non solo traguardi

L’evento non fu privo di imprevisti. Nella notte tra il 2 e il 3 agosto, un feroce incendio colpì la zona del padiglione degli Orafi, vicino alla Galleria delle Arti Decorative Italiane ed Ungheresi. Le fiamme si svilupparono con enorme rapidità, anche a causa dei materiali da costruzione dei padiglioni, pensati come strutture temporanee. Vennero completamente distrutti il Padiglione delle Arti Decorative Italiane e Ungheresi, la Mostra delle Industrie Femminili Italiane, il Padiglione dell’Architettura e lo Stand della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, con perdita irreparabile di documenti storici.

L’incendio minacciò anche l’attigua Galleria delle Belle Arti, fortunatamente salvata grazie al tempestivo intervento dei soccorsi.

Già nel pomeriggio del 3 agosto, il comitato deliberò la tempestiva ricostruzione di tutti gli spazi coinvolti nell’incendio, con l’obiettivo della loro riapertura entro la fine dello stesso mese.

Incendio Expo di Milano 1906.
Fonte: https://www.vigilfuoco.it/sites/default/files/styles/image_vertical_scale_400/public/2023-10/Illustrazioni_della_Domenica_del_Corriere_dedicate_ai_Vigili_del_Fuoco_5.jpg?itok=g2s5AS5G

Cosa resta

Al termine dell’esposizione, come era prassi, tutte le strutture realizzate vennero smantellate o demolite, poiché progettate come installazioni temporanee. L’unica eccezione fu il palazzo dell’Acquario, tutt’ora situato nell’area del Parco Sempione.

l’Expo del 1906 consolidò la reputazione di Milano come capitale del progresso tecnologico e culturale. la città divenne il palcoscenico dell’intera industria italiana, evidenziando la sua capacità di coniugare industrializzazione, qualità e vocazione internazionale. Questo slancio verso il futuro ha radici profonde e continua ancora oggi, rendendo Milano fulcro di design, tecnologia, arte e ricerca, in cui la modernità non è solo un ideale.

Antonella Sauta

Fonti:

https://www.chiesadimilano.it/news/arte-cultura/milano-1906-lexpo-della-modernita-33077.html

https://www.bnnonline.it/it/347/storia-delle-esposizioni-universali

https://www.fioretombolo.net/expo1906milano.htm

https://www.studenti.it/esposizione-universale-cos-e-significato-date-luoghi.html