Drive-Away Dolls: le tante facce dell’America

Drive-Away Dolls è poco impegnativo, ma al tempo stesso intrattenente. Voto UVM: 4/5

Drive-Away Dolls è un film del 2024 diretto da Ethan Coen, che insieme al fratello Joel, ha vinto a suo tempo ben 4 Oscar. Nel cast spiccano i nomi di attrici emergenti nei ruoli principali, come Margaret Qualley, già presente in lungometraggi più rinomati come Povere creature! e C’era una volta a… Hollywood, Geraldine Viswanathan e Beanie Feldstein, ma anche quelli di personalità più famose al pubblico come Pedro Pascal, Matt Damon e Miley Cyrus, che con i loro personaggi compongono la cornice della trama e legano i pezzi di questa tra loro. La pellicola presenta una comicità surreale e a tratti pungente, dove si trattano non solo temi romantici e erotici, ma anche di spessore sociale.

Fonte: ew.com

Drive-Away Dolls: la trama

L’ambientazione dove si apre il film è la Philadelphia del 1999, dove la comunità queer in America è più in ascesa.

Nella primissima scena vediamo dei loschi individui uccidere un goffo personaggio (Pedro Pascal) e derubarlo di una valigetta, senza che ci vengano forniti ulteriori dettagli. Subito dopo viene presentata una delle due protagoniste: Jamie (Margaret Qualley) è una ragazza dallo spiccato accento texano che ama divertirsi e passare la notte con altre ragazze. Proprio per questo Sukie (Beanie Feldstein), la sua ragazza, la scarica e la caccia dal suo appartamento.

Jamie si ritrova così senza una fissa dimora, ospite dell’altra protagonista Marian (Geraldine Viswanathan), un’altra ragazza omosessuale che però è molto introversa e non ha una relazione da anni. Marian è in procinto di partire per Tallahassee, in Florida, per incontrare la zia e Jamie decide di accompagnarla. Per arrivarci, le due decidono di noleggiare un’auto, incominciando così un viaggio verso il profondo sud degli Stati Uniti, dove la mentalità è molto più conservatrice e tradizionalista.

Contemporaneamente tre criminali, che si dirigono per pura coincidenza a Tallahassee, vanno a ritirare una macchina, la stessa che si trova in mano alle protagoniste, ma che in realtà era destinata ai tre.

Jamie, sempre in cerca di avventure e di posti da visitare lungo la costa orientale, prende il viaggio come una gita, allungando il tragitto che doveva in realtà durare un giorno. Lungo le varie fermate, le due imparano pian piano a conoscersi sempre meglio, con Marian che fa fatica a uscire dal suo guscio. I tre scagnozzi hanno intanto iniziato a cercare la macchina, irrompendo a casa di Sukie che rivela loro l’identità di chi c’è alla guida. La macchina infatti nasconde al suo interno la valigetta della prima scena e un altro carico non ben specificato.

Le esperienze di Ethan Coen e le particolarità nel montaggio

Il regista viene da una carriera costruita fianco a fianco con il fratello Joel, con il quale ha vinto un Oscar nel 1998 per Fargo alla miglior sceneggiatura originale e altre tre statuette nel 2008 per Non è un paese per vecchi all’esordio per miglior film, oltre che per miglior regia e miglior sceneggiatura non originale. La stretta collaborazione che ha caratterizzato i loro film non è però presente in Drive-Away Dolls, dove Ethan Coen collabora con la moglie Tricia Cooke realizzando un film che non rappresenta l’apice della sua carriera, ma che sicuramente ha degli aspetti positivi.

Ethan Coen e la moglie Tricia Cooke al loro primo film insieme. Fonte: ciakmagazine.it

Lungo la pellicola appaiono flashback relativi al passato di Marian, mostrando il suo primo approccio all’omosessualità. Trip allucinogeni ripresi da Il Grande Lebowski spezzano il racconto colpendo lo spettatore, ma riescono ad ottenere un senso solamente verso la fine del film, risultando così un po’ sconnessi. Solamente una storia completa darà senso a queste scene, che sono anch’esse flashback.

L’unicità oltre gli stereotipi

La rappresentazione delle minoranze all’interno dell’opera è sicuramente un aspetto da menzionare, in quanto non sono più rappresentate da personaggi caratterizzati appositamente per quello e che cercano continuamente di emanciparsi, ma sono giustamente rappresentate come una semplice normalità che aiuta tantissimo lo spettatore ad entrarci in empatia.

La moltitudine di esperienze omosessuali che le protagoniste vivono e le varie sfaccettature della complessa e variegata società americana fanno capire come ognuno sia unico nel suo genere e ciò rende il film intrigante fino all’ultima scena, dove Jamie e Marian, dopo aver affrontato delle esperienze uniche che le hanno inevitabilmente legate, hanno capito di sentirsi a proprio agio l’una con l’altra e si dirigono insieme alla zia di Marian, abbiente donna di colore, in Massachusetts, dove il matrimonio tra donne è consentito.

Il film funziona oltre che per la sua velocità anche grazie alla presenza scenica di Margaret Qualley che riesce a rendere Jamie protagonista in ogni situazione. La Universal Pictures, per la distribuzione nei cinema, ha tristemente deciso di portare il film in Italia senza il doppiaggio nella lingua, ma aggiungendo solamente i sottotitoli. Questo però non lo rende un film non alla portata di tutti, anzi è perfetto per farsi quattro risate con gli amici senza momenti di noia totale.

Giuseppe Micari

Il grande Lebowski: il rilancio di un cult leggendario

Il grande Lebowski è esilarante e per certi versi grottesco. Voto UVM 5/5

Il grande Lebowski lo scorso 30 ottobre 2023 ha compiuto 25 anni, tornando al cinema nella versione restaurata in 4k, grazie alla Cineteca di Bologna con il suo progetto “Il cinema ritrovato”. Il film, diretto dai fratelli Coen (il ponte delle spie), arriva dopo il clamoroso successo di Fargo (1996, vincitore di due premi Oscar su sette nomination), che venne molto acclamato dalla critica. Considerato un grande classico degli anni ’90, da al pubblico una serie di motivi per guardarlo: cinico, divertente, demenziale e teatrale, ma soprattutto di successo. Il film, candidato sia all’European Film Awards nel 1998 che ai Nastri D’argento nel 1999, ha l’intento satirico di rappresentare la società americana nel periodo successivo alla sconfitta in Vietnam attraverso gli occhi del protagonista, “Drugo”.

Lebowski sono io

Grazie ai fratelli Coen, per 1h e 57 min abbiamo la possibilità di abbracciare lo stile di vita di Jeffrey Lebowski (Jeff Bridges), detto Drugo. Potrei tranquillamente essere io o voi lettori; pigro, svogliato e al tempo stesso ironico, che vive la sua vita in maniera abitudinaria e monotona. Lui è  un hippie che gioca a bowling, beve white russian a colazione, pranzo e cena e parla del più e del meno con i suoi due amici, Walter (John Goodman) e Theodore (Steve Buscemi). Uno non riesce a comunicare col mondo, l’altro, reduce dal Vietnam crede di essere ebreo perché lo era anche la moglie.
Praticamente la tipica vita di un fuori sede che studia all’università.

Walter e Drugo in una scena del film © Working Title Films

Aladino e il Tappeto Magico

Drugo, per uno strano scherzo del destino, si ritrova in una vicenda ricca di avventure che lo coinvolgono dall’inizio alla fine. Il motivo? Un caso di omonimia con tanto di pipì sul suo tappeto e non uno qualunque a quanto pare;  questo è proprio il casus belli del protagonista che sceglie di capirne di più sulla questione. Incoraggiato da Walter, Drugo incontra infatti il suo omonimo che poi sarebbe il suo opposto: miliardario e senza l’uso delle gambe.

Da qui, si può dire che inizia il viaggio demenziale dei due personaggi. Questi si ritrovano in una situazione assurda che assume paradossalmente, i tipici tratti del noir, ma senza essere preso troppo sul serio (tutto per un banalissimo tappeto e non solo!). Attorno a lui si presentano personaggi e situazioni surreali e iperboliche, nichilisti arrabbiati e una donna dai capelli rossi (Julianne Moore) che, amante del buon sesso, abbindola il protagonista.
L’atteggiamento di Drugo nei confronti delle varie vicende createsi nel corso del film, non sono altro che un chiaro manifesto di qualcosa che non c’è più. Drugo è arreso alla società corrotta e vive la sua vita assumendo un atteggiamento di indifferenza rispetto alle cose che ormai sembrano essere fondamentali.

il grande Lebowski
© Working Title Films

Convertiamoci al Dudeismo

Di fronte alla nostra strana condizione umana, apparentemente misera, la filosofia di Drugo propone come soluzione la tranquillità e il menefreghismo. Infatti, esalta la pigrizia e mette da parte le insoddisfazioni, in modo tale da vivere in armonia con la sua natura interiore, che è naturalmente anche nostra e con le sfide che ci riserva la vita.

Bevi anche tu un white russian e fai una partita a bowling con i tuoi amici, che male c’è? L’importante è non confondere tutto ciò con anarchismo poiché il dudeismo richiede a modo suo determinazione anche nella sua pigrizia paradossalmente. E poi, a dirla tutta, chiunque vorrebbe staccare la spina, non pensare ai soldi e preoccuparsi meno di ciò che lo circonda. Ecco, Drugo ci insegna a non essere ipocriti e a “prenderla con filosofia” ma senza fuggire dal problema.

Drugo voleva solo il suo tappeto. Nessuna avidità. È che dava un tono all’ambiente.

Asia Origlia