Non lo so. È questa la risposta che uno dei componenti dell’intelligence israeliana dà al giornalista alla domanda del perché perpetuino queste violenze. Non sa il motivo per cui uccidano consapevolmente decine, centinaia o addirittura migliaia di civili palestinesi. Non sa cosa c’entrino figlie e figli, sorelle e fratelli, madri e padri. E come non lo sa lui, sembra non lo sappia nessuno.
Naza e il peso della responsabilità
Il film- documentario Naza, uscito nelle sale dei cinema italiani il 28, il 29 e il 30 settembre 2026 e diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, fa riflettere sull’ingombrante peso della responsabilità. In questo film pochi si sentono carnefici, quasi tutti si sentono dei semplici funzionari di una missione. Alla fine cosa fanno di sbagliato? Lavorano e obbediscono a un ordine. A questo punto, è lecito domandarsi quale sia il sottile limite tra dovere acritico e coscienza morale, tra giusto e sbagliato. Quanta distanza intercorre tra l’innocenza e l’essere parte dell’ingranaggio? Quando finisce quel senso di giustizia, insita in ognuno di noi e quanto ci vuole per diventare carnefici indiretti?
Naza: la normalità come monito
Il film Naza non giudica, ma si limita ad ascoltare. Lo spettatore è come un passante che, tra i sontuosi palazzi di Tel Aviv, origlia curiosamente la conversazione di due vicini. Ed è proprio la tranquillità del luogo, la temperanza con cui viene scandito il dialogo, che dimostra come la violenza non sia mai disumana. Gli strateghi che progettano l’annientamento dei palestinesi non sono mostri o bestie: sono uomini e donne normali. Il film vuole e deve sottolineare la normalità di queste persone, perché diventi un monito per tutti noi. La crudeltà è una tensione a cui tutti, nessuno escluso, è attratto, è una passione delirante che, come ha rivelato uno degli intervistati, crea una sorta di estasi. È quel delirio di onnipotenza che ci fa sentire, ingannevolmente, Dio, e che ci fa arrogare il tracotante diritto di decidere sulla vita altrui. Il male non è un evento eccezionale, ma è una scelta quotidiana.

Il cinema per mettersi in discussione
Per questo motivo l’inchiesta non si pone l’obiettivo di commuovere né tantomeno di provocare sdegno, ma lascia che ciascuno di noi dubiti delle proprie idee, che fino a quel momento sembravano così convincenti. Oggi Naza è un faro, per chi sa vederne la luce, che discosta le tenebre dell’indifferenza. E non sono quindi anacronistiche le parole illuminanti di Berthol Brecht, che nella sua poesia ‘’ Lode al dubbio’’ diceva:
Sono coloro che non riflettono, a non
dubitare mai. Splendida è la loro digestione,
infallibile il loro giudizio.
Non credono ai fatti, credono solo a sé stessi.
In un momento come quello odierno, in cui le macchine calcolano quanti dovranno morire, in cui il
fine giustifica il mezzo, in cui la sete di vendetta beve il sangue di dodicenni pieni di sogni, è necessario sapere. Bisogna avere il coraggio di sapere, anche se questo fa male, anche se ci rende impotenti e indirettamente co-autori dell’ingiustizia in corso. Dobbiamo sapere perché diventa il primo passo verso un cambiamento. Vogliamo sapere per non dover rispondere ‘’Non lo so’’ all’indifferenza, alla malvagità immotivata e al giudizio dei posteri.
Dobbiamo sapere perché, se è facile definire cosa fossero nazisti, oggi ci dobbiamo chiedere che cosa siamo noi.
Nicole Runci