Sia testimone il silenzio lasciato dal taglio,
lame gemelle custodi del Fato
filo reciso dell’oblito umano
spezza i domini del tempo creato.
Siano poste due monete sugli occhi del cieco
ché le loro ombre destino Mnemosine,
urtata dai raggi dell’Astro Nero,
disvela al mortale lo sguardo rinnegato.
Sia dunque tratto innanzi al Nocchiero
cui l’obolo non sarà dovuto:
questa volta, il nome.
Chi può dirsi morto, se mai assaporò vita?
E nel ventre mercureo dell’Antica
si volgano le acque alla sorgente
e le profonde radici risalgano al cielo,
regno di Necessità sapiente.
E tu, figlio di Zagreo, non credere d’essere altrove
Cassandra ha parlato.
Avverti la musica, sussurro sul collo?
È il segno
E non vi sarà riva che possa dirsi straniera.
Silvia Bruno
Illustrazione di Marco Castiglia