Kane e Putellas, il Pallone d’Oro premia chi non ha mollato

La 70esima edizione del Pallone d’Oro si è svolta in Inghilterra, a Londra, al London Palladium Theatre.
La cerimonia ha lasciato Parigi per omaggiare Sir Stanley Matthews, primo vincitore della storia, nel 1956.
A conquistare il trofeo è stato Harry Kane, non per caso soprannominato Hurricane, che riporta l’Inghilterra sul trono del Pallone d’Oro a 25 anni dal successo di Michael Owen.

A decidere il vincitore, secondo la pagina di DAZN, è una giuria internazionale composta da 100 giornalisti specializzati.
Ogni nazione inserita nei primi 100 posti del ranking FIFA è rappresentata da un votante, chiamato a compilare una classifica con i dieci migliori calciatori dell’anno.

La vittoria di Kane racconta anche una storia di perseveranza.

Dopo tanti anni trascorsi al Tottenham senza riuscire a conquistare un trofeo, Kane ha trovato al Bayern Monaco i successi che gli erano mancati.
Nella stagione 2025/26 è riuscito a combinare quei risultati conquistando la Bundesliga, la Coppa di Germania e la Supercoppa tedesca, oltre alla Scarpa d’Oro europea.

Basterebbe un dato per raccontare la sua annata: 61 gol in 51 presenze con la maglia bavarese, una media superiore a una rete a partita.
In Bundesliga ne ha segnati 36 in 31 presenze, diventando capocannoniere del campionato tedesco per il terzo anno consecutivo, un rendimento che gli è valso anche la seconda Scarpa d’Oro europea della carriera dopo quella del 2023/24.
A questi numeri si aggiungono le 14 reti in 13 partite di Champions League, i 10 gol in Coppa di Germania e quello in Supercoppa tedesca.
Una produzione straordinaria, coronata da tre trofei con il Bayern: Bundesliga, Coppa e Supercoppa di Germania.

Murales dedicati a Harry Kane e Alexia Putellas (Wikimedia Commons)
Murales dedicati a Harry Kane e Alexia Putellas (Wikimedia Commons)

Pallone d’Oro femminile, tris di Putellas

Dal 2018 viene attribuito anche il Pallone d’Oro femminile, andato quest’anno ad Alexia Putellas per la terza volta in carriera dopo i trionfi del 2021 e del 2022.
Con questo successo la centrocampista raggiunge la connazionale Aitana Bonmatí a quota tre trofei.
Il suo è un ritorno ai massimi livelli dopo l’infortunio: nel 2022, alla vigilia dell’Europeo, si ruppe il legamento crociato e per due anni faticò a ritrovare la forma di un tempo. La svolta è arrivata a Bilbao, nella finale di Champions League del 2024, quando è entrata dalla panchina segnando il gol che ha chiuso la partita.
In questa stagione, con la maglia del Barcellona, ha conquistato la sua quarta Champions League, prendendo per mano il centrocampo durante l’assenza per infortunio di Bonmatí, prima di scegliere di ripartire da Londra con la maglia del London City Lionesses.

La 70ª edizione del Pallone d’Oro non passerà alla storia soltanto per lo storico cambio di cornice da Parigi a Londra in omaggio al mito di Sir Stanley Matthews, ma soprattutto per le storie dei suoi due protagonisti.
Tanto la consacrazione di Harry Kane, capace di spazzare via la maledizione dei trofei con una stagione da record, quanto il ritorno sul trono di Alexia Putellas raccontano che nel calcio l’eccellenza non è solo questione di numeri straordinari o classe purissima.
È, prima di tutto, il premio per chi ha saputo stringere i denti, superare i propri limiti e attendere il proprio momento per prendersi, meritatamente, il tetto del mondo.

Ilaria Basile