Ada, regina dei morti

Chi, dunque, biasimerebbe mai un povero vecchio padre, vedovo troppo presto di una moglie morta, nel far fruttare il seme interrato di un amore infausto? Costretto, in così simili funeree circostanze, a fungere in estrema solitudine da padre e insieme da madre all’ unica figlia sua. Per vedere, orbene, in questa stessa sua unica figlia l’unica sua gioia a questo mondo mortale? E perciò amarla il doppio, darle ogni sollievo possibile, in questa vita che ha spesso il sapore più dell’agre del dolore che del miele della felicità?

Voci terribili, anzi, tremende. E non si sa se sia altrettanto terribile e tremendo anche il solo riportare da parte nostra simili aberrazioni. O più il pensare che a questo mondo esistano menti così deviate da poterle addirittura concepire, certe macabre fantasie. Farle, poi, nella vita reale, lo riteniamo oltremodo difficile. Ne dubitiamo tanto fortemente quanto altrettanto fortemente sconsigliamo lo smentirci.

Voci di mortai, di mortaretti, di bombe, di bombette, di magliette e di mitragliette e cianfrusagliette varie vendute indistintamente al primo acquirente. Sia alla nostra Grande Nazione che a quelli che sono ormai da molti, ma mai sufficienti anni i nostri più acerrimi nemici. Voci su questa benedetta guerra, questa santa crociata, che la nostra Grande Nazione è costretta a combattere sotto promessa, o ricatto, di essere l’unica beneficiaria di questa Golconda. Voci sul nostro povero padre in questione, tutt’altro che povero, ma che, anzi, da tutta questa truffa ne ha tratto gran guadagno. E ben più di denari in numero di trenta.

A queste voci noi rispondiamo, dall’alto della nostra saggezza caprina, che, dopotutto, si dovrà pur vivere di qualcosa a questo mondo, no? Questa è la Babilonia terrestre, non la Città del Sole. E se qualcuno si crede più benefico, più generoso o semplicemente più giusto è solo per, ah, guarda un po’, la non meno colpevole vanità di vanità.

Ah, le voci continuano? Voci pure sul Bunke-Bunker, il grande bunker, il mega-bunker gigante con decine e decine di stanze, dotate ciascuna del più che invidiabile genere di comfort. E soprattutto di scorte su scorte di generi alimentari, quando è risaputo (a detta sempre di suddette voci, sia chiaro) che la nostra popolazione in superficie se non muore sotto le bombette nemiche (oppure le nostre?) muore direttamente di fame.

Smonteremo queste ultime infamanti accuse con facilità estrema, in tre punti. In primis, trovandosi il suddetto bunker locato metri e metri nelle viscere del sottosuolo, come può il volgo che crepa (o meglio dire, che vive) sulla superficie avere contezza di quante stanze e quali ricchezze sono ivi contenute, se non attraverso l’immaginazione derivante dal ficcanasare tipico di una classe invidiosa?

In secundis, se il volgo ritiene questo povero vecchio padre alla stregua di un ladro e di un furfante, perché ne condannano il godimento del frutto dei propri misfatti? A nostro parere, quest’imputazione ha la stessa veridicità delle calende greche e, pertanto, noi siamo più che convinti – e forse nel profondo anche il volgo tutto – che l’integrità morale di questo povero padre sia tale da non poter affibbiare ad essa codesti maligni attributi, se non al solo ed unico scopo di diffamare deliberatamente un innocente.

Infine, ecco il terzo e ultimo argomento della nostra arringa: il già accennato immenso amore di questo padre per la sua unica figlia. Tanto da poterlo perdonare se, a volte, concede qualche sollievo ad una eterna bambina, che ha sofferto abbastanza già non appena è venuta al mondo. Il padre le ha anche allestito, in una camera a parte, sotto i raggi artificiali di un sole sotterraneo, così che lei possa raccoglierne e farne sempre felicemente ghirlande, rosai di rose scarlatte. Rose fresche, aulentissime, rose rigorosamente senza spine,  rose fatte piantare dal Papi proprio così. Ma rose senza spine si dissetano con il sangue. Le rose non sono rosa, le viole non sono blu. Le rose sono rosse, rossissime. E quelle di Ada sono rossissimissime, le più rosse del rosso più rosso che c’è.

Ada che coglie le rose. Questo solo possiamo, da brave caprette che siamo, andare belando a destra e a manca di questa fanciulla, oltre, naturalmente, a ciò che non è. Né particolarmente piacente né quantomeno brutta, né santa né prostituta, né ribelle suffragetta o men che meno cheta casalinga. Ciononostante, su di lei qualcosa possiamo dirla eccome, invero: ve la presenteremo, dunque, come la si vuole che sia. Ciò non farà forse né tanto rumore né quantomeno scandalo, ossia che agli occhi del proprio Papi ella sì tanto bella, che di sol vestita appari, l’incarnazione più pura e semplice della più celeste perfezione. Signore e Signori lettori, non occorrono presentazioni: Ada, signora del sottosuolo. Ada, regina dei morti.

 

Giulio Mannino

Illustrazione di Marco Castiglia