Il tempo, prima o poi, presenta il conto anche alle storie che vorremmo non finissero mai. Al Monumental di Buenos Aires, Messi saluta l’Argentina e chiude ventuno anni vissuti tra ferite, attese e gioie che sembravano impossibili. Per una sera, il calcio ha avuto il sapore di un addio che nessuno era davvero pronto ad accettare.
L’Albiceleste ha battuto il Benin in amichevole, ma per una notte il risultato è sembrato quasi appartenere a un’altra partita. Lionel ha comunque fatto ciò che ha sempre saputo fare: ha regalato calcio. Due assist, poi il rigore del definitivo 3-0. Un’ultima firma prima di lasciare quella maglia per sempre.
Gli occhi lucidi durante l’inno avevano già raccontato tutto. Accanto a lui i figli, davanti più di 85mila persone e intorno un intero stadio consapevole di assistere alla fine di qualcosa di irripetibile. Al fischio finale non c’era più soltanto un capitano da applaudire. C’era un pezzo di vita da salutare.
In una notte dedicata a tutto ciò che aveva vissuto con l’Argentina, il pensiero più intimo è stato per chi non poteva essere lì a vederlo : suo padre Jorge, scomparso pochi mesi prima: “Penso a mio papà”, ha detto con la voce rotta dall’emozione, quasi a voler condividere anche con lui quell’ultimo momento con una maglia che lo aveva accompagnato per una vita intera.
Messi, attraverso il dolore, fino alla gloria
Tutto era cominciato nel 2005 contro l’Ungheria, con un debutto durato appena pochi secondi prima di un’espulsione. Da allora sono arrivate 208 presenze e 126 gol, ma i numeri raccontano soltanto una parte della storia.
Per anni Lionel e l’Argentina si sono cercati senza riuscire davvero a trovarsi. Le finali perse, le critiche, il confronto inevitabile con Maradona e persino l’addio del 2016. Sembrava quasi una storia destinata a restare incompleta.
Poi qualcosa è cambiato. La Copa América del 2021 ha cancellato un’attesa infinita. Il Mondiale del 2022 ha trasformato finalmente quel sogno in realtà. Un’altra Copa América, nel 2024, ha aggiunto l’ultimo grande trofeo a un percorso che da doloroso era diventato meraviglioso.
Ed è forse questo a rendere l’addio così difficile. Messi non lascia soltanto la Nazionale: lascia milioni di persone che sono cresciute aspettando una sua giocata, soffrendo con lui e, alla fine, festeggiando insieme a lui.
Il bambino partito da Rosario saluta da campione del mondo, capitano e leggenda. Restano le immagini, le notti, le lacrime e quella maglia che per ventuno anni ha raccontato una parte della sua vita. Ma certe storie, quando finiscono, lasciano per qualche istante il calcio un po’ più vuoto.