Le serate del festival di scrittura cinematografica Scriptopìa sono giunte al termine ieri, presso la Chiesa Santa Maria Alemanna, regalando agli spettatori un finale degno di nota. Tra le due proiezioni, c’è stata quella del film Il grande Boccia, con la regia di Karen Di Porto.
Tra trama e cast
Nel 1964, Tanio Boccia viene ironicamente considerato il peggior regista del cinema italiano, a causa dei continui flop dei suoi film. Sommerso dai debiti e deriso di creditori, riesce nell’impresa di mettere in cantiere quattro film contemporaneamente, spaziando tra diverse categorie. Parte dal genere peplum, chiamato volgarmente sandalone. Questo è il sottogenere cinematografico di ambientazione mitologica e storica, con la partecipazione di attori culturisti o lottatori nei ruoli di eroi muscolosi e invincibili, come Steve Reeves nel ruolo di Ercole.
Tra questi film diretti da Boccia troviamo Maciste alla corte dello zar e La valle dell’eco tonante. Nonostante le disavventure sul set, tra attori incapaci e goffi e disguidi all’interno della produzione, riesce a concludere positivamente l’impresa. Tuttavia, proprio in quel settembre, esce nelle sale Per un pugno di dollari di Sergio Leone, inaugurando l’arrivo trionfale in Italia del genere spaghetti-western e, di conseguenza, la totale assenza di pubblico per visionare le pellicole del grande Tanio.
La pellicola narra la storia vera e rocambolesca di Tanio Boccia, interpretato magistralmente da Ricky Memphis, capace di raccontare il personaggio in modo divertente. L’attore è riuscito a evitare, dunque, un ritmo troppo lento e serrato, scongiurando il pericolo – spesso presente in queste decisioni registiche – di trasformare il personaggio in macchietta. Invece, così facendo, ha restituito la grande umanità, l’ardore e la passione di un autore straordinariamente stakanovista e devoto, aiutato da un ottimo cast in cui figurano volti come quello di Nino Frassica.
Curiosità biografiche
Tanio Boccia è nato il 15 giugno 1911 a Potenza. Sin da giovane ha mosso i suoi primi passi nel mondo dell’arte, facendo il ballerino e il coreografo, per poi diventare attore di teatro dialettale. La sua prima apparizione sul grande schermo avverrà come comparsa in Luci del Varietà (1950) di Lattuada e Fellini. Capita molto spesso che Boccia venga paragonato a Ed Wood per via del loro modus operandi comune. Entrambi, infatti, lavoravano con un budget molto limitato e pochissime risorse, ma con una determinazione fuori dal comune.
Considerazioni
Dal peplum al western all’italiana, Boccia ha sempre mostrato una grande capacità di adattamento ai generi con grande determinazione. Il set era sempre pieno di imprevisti, ma lui mostrava grande pragmaticità nell’affrontarli. Nonostante i continui flop e impedimenti, non permise mai a questi di mettersi in mezzo al suo percorso, trasformando ogni difficoltà in una nuova occasione per continuare a girare ed emozionare, ma soprattutto, a sognare.
Gabriele Giordano