Agnus Dei di Camaiti: la terza giornata di Scriptopìa

Agnus Dei: dopo la Biennale College Cinema di Venezia 82, il nuovo lavoro di Massimiliano Camaiti è stato presentato alla terza giornata di Scriptopìa (Messina, 23 -28 settembre 2026).

Sinossi

Tra le mura del Monastero di Santa Cecilia in Trastevere, nel cuore di Roma, si rinnova ogni anno una tradizione secolare: a gennaio, due agnelli appena nati, dopo essere stati ornati e benedetti, sono affidati alle cure di una delle monache di clausura. La donna se ne occupa con la tenerezza di una madre, accudendoli e nutrendoli. La presenza degli animali ha uno scopo preciso: con la loro lana le monache tessono il pallio che il Pontefice indossa il 29 giugno, solennità dei Santi Pietro e Paolo. Nell’Anno Santo 2025, mentre il rito si compie, il Papa si ammala improvvisamente.

I simbolismi in Agnus Dei

Dice Camaiti

“È lì che è nata l’idea di seguire il viaggio dei due animali: dalla nascita fino al compiersi del rito che trasforma la loro lana in un paramento destinato a essere indossato dal papa. Alla notizia della morte di papa Francesco, nonostante la commozione, le attività delle monache non si sono fermate che per qualche ora. La vita nel monastero è poi ripresa uguale e immutabile, come sempre nel corso dei secoli.”

Ritmo lento e contemplativo, carico di simbolismi e immagini significative. Protagonista indiscussa è suor Vincenza, protettrice degli agnelli.  Il microcosmo messo in scena da Camaiti mostra un tempo immobile inspiegabilmente non scalfito dalla frenesia della società contemporanea. Ci rendiamo conto del tempo che passa attraverso l’evoluzione stagionale del giardino e dell’orto e dalla crescita dei due agnellini. Il mondo fuori non entra all’interno delle mura, se non in casi eccezionali. 

agnus dei

Agnus Dei: La regia di Camaiti

Film minimalista la cui originalità sta nella scelta di uno stile iconico che fotografa ambienti di classicità sontuosa (la basilica e i riti) e allo stesso tempo umili (la mandria e gli ambienti della clausura) con la modernità di inquadrature apparentemente scorrette secondo i canoni della fotografia. Le immagini sono sempre ferme, senza movimento di macchina, né carrellate, né tantomeno di obiettivo. Spesso sono ravvicinate, o sfocate per rendere nitidezza ad alcuni dettagli e o particolari; primi piani e anche primissimi piani, o piani dal suolo che tagliano le figure.

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Una linea narrativo-temporale parallela è data dagli inserti di cronaca provenienti dalla radio, dalla televisione o dai cellulari che le monache più giovani sono abituate a utilizzare da cui si percepisce il racconto degli eventi che stanno interessando la Chiesa cattolica, con la malattia di Papa Francesco, il suo ricovero al Gemelli, il ritorno in Vaticano e l’improvvisa scomparsa la mattina del Lunedì dell’Angelo – come gli scarsissimi dialoghi – registrati in presa diretta a cui non dare peso se non al tempo che si è fermato su tradizioni secolari e alla contemplazione. (Riccardo Ghilardi, Cinematografo)

Le inquadratura fisse in quattro terzi, con riprese strette e dettagliate alternate a riprese larghe che raccontano l’ambiente, caratterizzano tutto il documentario in un approccio essenziale, verista.

Carla Fiorentino