Matabbìa 2026 a Messina: il Mediterraneo come spazio di convivenze, memorie e attraversamenti

Dal 1° al 3 ottobre 2026 l’Aula Magna del Rettorato dell’Università degli Studi di Messina ospiterà la quinta edizione di Matabbìa, il convegno internazionale dedicato alle “Convivenze mediterranee: incontri, confronti, contaminazioni e scontri tra passato e presente”. Il titolo stesso – matabbìa, voce del dialetto siculo-tunisino che significa “magari”, nel senso di attesa e speranza – già anticipa lo spirito dell’iniziativa: uno sguardo non nostalgico né ideologico, ma critico e plurale, sulle relazioni che da secoli legano le sponde del Mediterraneo.

Un progetto radicato tra Messina e Tunisi

Promosso dall’Università di Messina (Dipartimenti DICAM e SCIPOG), dall’Università di Tunisi-La Manouba, dall’Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario (ERSU), dalla Banca Marsalese della Memoria e dall’Istituto Euroarabo di Mazara del Vallo, Matabbìa si presenta come un’operazione culturale di lungo periodo. Il comitato scientifico-organizzativo, permanente e quello specifico della V edizione, riunisce studiosi italiani e tunisini, storici, antropologi, letterati, archeologi e operatori della memoria. Tra i nomi ricorrenti figurano Salvatore Speziale e Nancy De Leo (organizzatori dell’edizione 2026), Silvia Finzi, Antonino Cusumano, Daniela Melfa, Marcello Mollica, Angela Villani e molti altri. Il patrocinio è ampio e articolato: Comune di Messina, Ministero della Cultura, Società Italiana di Storia delle Religioni, Consulta Universitaria per la Storia delle Religioni, Fondazione Valenzi, Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, Associazione per gli Studi Africani in Italia, oltre a numerose istituzioni culturali italo-tunisine. Main sponsor è Generali Italia – Agenzia di Messina.

Il convegno non è soltanto un appuntamento accademico. Accanto alle sessioni scientifiche parallele, il programma prevede tavole rotonde, presentazioni di libri, proiezioni in anteprima e due conferenze-concerto aperte alla cittadinanza. L’obiettivo dichiarato è restituire complessità a un Mediterraneo troppo spesso ridotto a frontiera o a metafora generica: uno spazio di mobilità, di ibridazioni linguistiche e culturali, ma anche di confini, di esclusioni e di conflitti irrisolti.

Tre giornate di lavoro: temi e sessioni

Giovedì 1° ottobre

si apre con la sessione plenaria inaugurale (Aula Magna, 9:30-11:00). Dopo i saluti istituzionali della Rettrice Giovanna Spatari, del Sindaco Federico Basile, dei direttori di Dipartimento e dei rappresentanti dei partner, Silvia Finzi (Professoressa Emerita di Letteratura e civiltà italiana all’Università di Tunisi-La Manouba) tiene la lezione di apertura: Italiani d’altrove: origini, appartenenze, cittadinanza e diritti.

Nel pomeriggio si dividono due sessioni parallele. Nella Aula Magna, sotto la presidenza di Marco Scarpa, si discute di “Letterature, memorie e identità mediterranee”, con interventi su Cesare Lucio, la letteratura coloniale in Tunisia, Elsa Chimenti a Tangeri, Amara Lakhous, il tropo della donna europea nella letteratura araba moderna e le geografie della diaspora.

Nell’Aula Ex-Chimica, Nancy De Leo coordina la sessione “Italiani in Oriente: dalla Libia all’Anatolia”, che spazia dalle comunità italiane nell’Impero ottomano alle dinamiche di Port-City Istanbul, dalla stampa italiana in Egitto al cosmopolitismo del Cairo e di Alessandria, fino a Tripoli nel secondo dopoguerra.

La sera del primo giorno è riservata a due eventi aperti al pubblico: alle 17:30 la presentazione del romanzo Le ragazze di Tunisi (Mondadori, 2025) di Luca Bianchini, in dialogo con Nancy De Leo; alle 18:30 la conferenza-concerto di Mauro Geraci (Università di Messina) dal titolo “…e forse un giorno mai più tornerò”. Distanze e attraversamenti nella canzone narrativa mediterranea.

Venerdì 2 ottobre

Continua il lavoro parallelo. Al mattino, nella Aula Ex-Chimica, Alessandro Abrignani coordina la tavola rotonda “Quale futuro per la memoria italo-tunisina?”, mentre nell’Aula Cannizzaro Daniela Melfa presiede la sessione sulle “Contrapposizioni e contaminazioni politiche”, con contributi su emigrazione clandestina e reti di solidarietà in Tunisia, Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo, antifascismo e storia delle comunità italiane. Nel pomeriggio si affrontano i temi della “Synthetic Mediterranean” (narratives of gender, religion and coexistence) e delle “Convivenze e religioni in età moderna”. La serata si chiude con una sessione plenaria su “Convivenze attraverso testimonianze, memorie audiovisive e documentari”, seguita dalla proiezione in anteprima assoluta del documentario Nel paese sognato di Marcello Bivona e da un dibattito con discendenti di famiglie di italiani d’Africa.

Sabato 3 ottobre

Si concentra su “Collettività europee tra Africa ed Europa”, “Controllo e influenze politiche”, “Migrazioni, paure e convivenze”, “Migrazioni e radicamento tra passato e presente”, “Visioni mediterranee: filosofia, diritto e istituzioni” e “Lingua, musica e cibo come spazio d’incontro”. La chiusura ufficiale è affidata a Silvia Finzi, Francesco Tranchida, Salvatore Speziale e Nancy De Leo. La serata prevede la presentazione del volume Quand la diplomatie fait la ville di Adnen El-Ghali (Éditions de l’Université de Bruxelles, 2025), in dialogo con Daniela Melfa e Angela Villani, e la conferenza-concerto per voce e oud di Jamel Chabbi (Centro Nazionale d’arte popolare – Conservatorio Nazionale di Sidi Saber di Tunisi) dal titolo Tatriz – Intrecci mediterranei.

La voce della canzone narrativa: Mauro Geraci

All’interno di questo percorso articolato, la presenza di Mauro Geraci assume un significato particolare. La sua conferenza-concerto del 1° ottobre non è un intermezzo musicale, ma un intervento organico sul tema del convegno.

Geraci propone di attraversare, attraverso la pratica della canzone narrativa, leggende e canti che legano Sicilia, Calabria, Toscana, Venezia, Malta e Albania (la leggenda di Scibilia Nobili), di riprendere il proprio Pentimento d’Orlando con il cartellone realizzato dalla pittrice Assunta Petrocchi, di far dialogare il canto popolare La madre dedicato agli emigranti italiani in Tunisia con le corrispondenze poetico-musicali tra la canzone garibaldina

La rondinella di Mentana, i Ricordi del cantastorie grossetano Eugenio Bargagli e il brano Alò Alò del rapper tunisino Balti sull’immigrazione contemporanea, fino alla Storia di Amì, ragazzo senegalese sbarcato a Lampedusa, oggetto di un laboratorio svolto nel 2016 presso la Scuola media Dante di Roma.

In questo modo la canzone narrativa diventa strumento di memoria viva e di attraversamento delle distanze, non solo geografiche ma anche generazionali e culturali.

Perché Matabbìa conta

Matabbìa non si limita a celebrare un passato di “convivenze idilliache”. Al contrario, interroga le tensioni, le asimmetrie di potere, le politiche di esclusione e le forme di resistenza che hanno segnato e segnano ancora le relazioni tra le due sponde. Le sessioni dedicate alle comunità italiane in Nord Africa, alle dinamiche migratorie, al diritto, alle identità religiose e alle narrazioni di genere restituiscono uno sguardo polifonico, capace di tenere insieme storia sociale, letteratura, antropologia, musica e testimonianze familiari. La presenza di studiosi tunisini, italiani e internazionali, insieme a scrittori, registi e musicisti, evita la chiusura disciplinare e apre il dibattito alla città.

Il convegno si svolge in presenza, con possibilità di collegamento remoto (i link Teams sono indicati nel programma ufficiale). Tutte le informazioni aggiornate, le modalità di partecipazione e i dettagli logistici sono disponibili sul sito dell’Università di Messina: https://matabbia.unime.it/.

In un momento in cui il Mediterraneo continua a essere al centro di processi migratori, di politiche di confine e di riscritture identitarie, Matabbìa propone uno spazio di ascolto e di confronto che rifiuta sia la retorica dell’armonia forzata sia quella dello scontro inevitabile. Preferisce, invece, la complessità: quella degli incontri e delle contaminazioni, ma anche dei confronti e degli scontri che hanno forgiato – e continuano a forgiare – le memorie e le appartenenze di chi abita, o ha abitato, le due rive.

Gaetano Aspa