Judas Priest e Iron Maiden: 44 anni fa un passaggio d’eredità

 

Il 14 settembre ricorre l’anniversario di uno degli eventi che ha contribuito a forgiare le maestose fattezze della New Wave of British Heavy Metal. Correva l’anno 1982, quando il Checkerdome di St. Louis, Missouri, si faceva teatro della giunzione di due leggende della musica metal: i veterani Judas Priest e i più giovani Iron Maiden, diventati da poco padri della loro pietra miliare: The Number of the Beast.

I Priest erano la generazione precedente, già affermata, mentre i Maiden rappresentavano la nuova generazione che stava emergendo.

Il Tour

Bisogna fare un’importante precisazione: gli Iron Maiden non erano ancora riconosciuti come uno dei più grandi gruppi metal e non bisogna pensare a un co-headlining tour.

I Judas Priest erano i protagonisti della serata con il loro World Vengeance Tour, legato all’album Screaming for Vengeance. Erano a tutti gli effetti gli headliner, mentre gli Iron Maiden vestivano il ruolo di band di supporto, a loro volta impegnati nel tour The Beast on the Road.

Quello dell’ottantadue è un periodo storico cruciale per i Maiden: Bruce Dickinson ha preso il posto di Paul Di’Anno nella band e ha performato pezzi destinati alla storia della musica metal mondiale come Run to the Hills, The Number of the Beast e Hallowed Be Thy Name.

La scaletta di quella sera è particolarmente interessante:

1. Murders in the Rue Morgue
2. Wrathchild
3. Run to the Hills
4. Children of the Damned
5. The Number of the Beast
6. 22 Acacia Avenue
7. Hallowed Be Thy Name
8. Iron Maiden
9. Drifter

I Judas Priest erano già una band più rodata. Avevano alle spalle album come Sad Wings of Destiny, Sin After Sin, Stained Class, Hell Bent for Leather e soprattutto British Steel.

Ma nel 1982 stavano attraversando un’altra fase decisiva.

Avevano appena pubblicato Screaming for Vengeance, album che stava portando la loro musica a un pubblico molto più vasto.

La scaletta documentata per il Checkerdome iniziava in maniera spettacolare, esplodendo con The Hellion/Electric Eye: la solenne fusione tra un intenso brano strumentale e uno dei riff più icastici del metal.

1. The Hellion
2. Electric Eye
3. Riding on the Wind
4. Heading Out to the Highway
5. Metal Gods
6. Bloodstone
7. Breaking the Law
8. Sinner
9. Desert Plains
10. The Ripper
11. Diamonds & Rust
12. Devil’s Child


Due Mondi A Confronto

Vedere i Judas Priest e gli Iron Maiden nella stessa serata significava fare esperienza di due mondi a confronto. I Judas Priest si facevano portatori di un suono metallico, oscuro e primordiale. Il frontman Rob Halford era un punto di riferimento monumentale, sia per la storica e inconfondibile voce — la sua caratteristica fondamentale è l’estensione verso l’alto, combinata con una notevole capacità di mantenere potenza e aggressività — sia per il look e la presenza sul palco teatrali.

Gli Iron Maiden erano architetti di una costruzione sonora più articolata. Le due chitarre creavano armonizzazioni molto riconoscibili e le composizioni di Harris erano spesso più narrative e progressive.

E soprattutto c’era Bruce Dickinson, dotato anche lui di un’estensione vocale eccezionale, ma sfruttata attraverso tecniche più squisitamente liriche.

Il Passaggio Di Eredità 

Ed è proprio l’incontro tra queste due diverse concezioni della voce, della composizione e della performance che ha connotato di un potente fascino quella serata. Da una parte Rob Halford, già assurto a icona dell’heavy metal; dall’altra Bruce Dickinson, protagonista del primo grande capitolo con gli Iron Maiden, destinato a diventare a sua volta una delle voci più riconoscibili del genere.

Il 14 settembre 1982, dunque, il Checkerdome di St. Louis fu teatro di un vero e proprio passaggio di consegne: i Judas Priest, artefici di una parte fondamentale dell’identità dell’heavy metal britannico, consegnavano idealmente il testimone agli Iron Maiden, la nuova generazione pronta a raccoglierne l’eredità e a portarla lontano.

Federica Grasso