Il richiamo dell’oceano
C’è un che di irresistibile nel richiamo dell’oceano, e Disney lo sa bene. A dieci anni dal classico animato, Oceania torna sul grande schermo in versione live action con la regia di Thomas Kail, e lo fa portandosi dietro tutto il suo carico di meraviglia: le onde blu del Pacifico, i tramonti infuocati su Motunui, la barriera corallina che pulsa di vita e colore. Se c’è una cosa che questo film sa fare, è restituirti la bellezza viscerale del mare come pochi altri titoli recenti. Ci sono inquadrature aeree e panoramiche che da sole valgono il prezzo del biglietto, capaci di farti sentire il sale sulla pelle e il vento tra i capelli.
Una copia fedele, una scelta consapevole
La storia è quella che conosciamo e amiamo: Vaiana risponde alla chiamata dell’oceano, si spinge oltre il reef e parte insieme al semidio Maui per un viaggio che parla di coraggio, identità e scoperta di sé. Ed è proprio qui che va fatta una riflessione onesta. Disney ha scelto consapevolmente di non reinventare nulla. Nessun approfondimento psicologico dei personaggi, nessuna deviazione narrativa, nessun colpo di scena inedito. È un copia e incolla fedele, scena per scena, battuta per battuta, del film animato del 2016. Una pura operazione di marketing? Senza dubbio. Ma è un’operazione che conosce perfettamente il proprio pubblico e sa che milioni di famiglie torneranno volentieri in sala per rivivere quella magia, stavolta in carne e ossa. E la magia della storia, nella sua semplicità e purezza, funziona ancora. Le canzoni di Lin-Manuel Miranda tornano a risuonare potenti, e le scene d’azione contro i Kakamora e il demone Te Kā sono di ottimo livello.
La stella che brilla: Catherine Laga’aia
La vera sorpresa del film ha un nome e un cognome: Catherine Laga’aia. L’esordiente australiana di origini samoane è una Vaiana straordinaria, carismatica e autentica, capace di trasmettere fragilità e determinazione con una naturalezza disarmante. È il cuore pulsante della pellicola, e in ogni scena dimostra un talento cristallino che la proietta dritta verso una carriera importante. Una scoperta che da sola giustifica l’intera operazione. Ottimi anche Rena Owen e John Tui nei panni della nonna e del padre, capaci di trasmettere tutto il calore dei legami familiari.
The Rock e la questione Maui
Discorso diverso per Dwayne “The Rock” Johnson nei panni di Maui. Per quanto sia un’icona e abbia un legame affettivo fortissimo con il personaggio avendogli dato la voce nell’originale, il passaggio al live action mette in evidenza un limite evidente: il suo non è un volto polinesiano. In un film che fa della rappresentazione culturale un punto di forza, con un cast quasi interamente di origini oceaniche, il viso di Johnson stona. Viene da pensare a un Jason Momoa, che con i suoi lineamenti hawaiani sarebbe stato un Maui visivamente perfetto, ma probabilmente fuori budget considerando il cachet di Aquaman. Assumere un attore inedito poteva essere un rischio, rispetto a un attore blasonato.
A questo si aggiunge una recitazione stranamente trattenuta, sottotono, quasi in sordina: proprio lui, The Rock, che nella vita reale è una macchina da carisma e sopra le righe, qui sembra frenato, dimenticando che Maui è un personaggio che vive di esuberanza, stravaganza e energia incontenibile. Un semidio strafottente, mattacchione, esagerato in ogni gesto e in ogni battuta. Quella follia gioiosa, quella verve quasi cartoonesca, manca quasi del tutto, e si sente. Va detto, però, che anche la sua scelta è puro marketing: The Rock è una garanzia al botteghino, un nome che da solo riempie le sale, e Disney lo sa. È la stessa logica che governa l’intero film: non il rischio della scelta migliore, ma la sicurezza della scelta più redditizia.
I numeri: budget e incassi
Il film è costato la bellezza di 250 milioni di dollari, un budget equivalente a quello dell’Odissea di Christopher Nolan. Al botteghino mondiale, finora ha raccolto circa 300 milioni di dollari complessivi (circa 125 milioni negli USA e 181 milioni a livello internazionale), numeri al di sotto delle aspettative Disney ma in crescita. In Italia, dove è uscito il 19 agosto, l’accoglienza è stata decisamente più calorosa: oltre 5 milioni di euro nei primi cinque giorni, con quasi 500mila spettatori nel solo weekend d’esordio. Un risultato che lo piazza come sesto miglior debutto dell’anno nel nostro Paese.
Il verdetto
In definitiva, Oceania live action non è il film che ridefinisce i remake Disney, e non pretende di esserlo. È un ritorno a un sogno già sognato, confezionato con rispetto e con una bellezza visiva che in certi momenti toglie il fiato. Il mare, i colori, la musica, e soprattutto una protagonista che brilla di luce propria. Talvolta, risognare lo stesso sogno non è poi così male,anzi!
Marco Prestipino