Non è ormai una novità che i musei sono diventati il bottino preferito dei malviventi. E dopo lo scandalo del Louvre, la moda non sembra essere passata: stavolta, ad essere presa di mira è stata Messina.
E’ successo nella notte del 15 agosto al MuMe, Museo Regionale Interdisciplinare di Messina. I ladri, riuscendo ad eludere le telecamere e i servizi di sicurezza, sono riusciti a rubare i lavori del grande Antonello da Messina: nel bottino il Polittico di San Gregorio e la tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà.
Tempestivi gli interventi delle forze della polizia che, con gli specialisti della scientifica, stanno ora cercando di ricostruire la dinamica dell’effrazione, per poter raccogliere elementi e bloccare i malviventi.
Il Polittico di San Gregorio
Datato al 1473, il Polittico, un dipinto a tempera grassa su tavola, è la prima preda dell’attacco alla storia dell’arte. Appartenevano al periodo della Maturità artistica siciliana, prima del soggiorno a Venezia.
L’opera era stata commissionata da Fabria Cirino, Badessa del monastero di Santa Maria extra moenia. L’artista era riuscito a racchiudere su un fondo oro la spazialità monumentale di Piero della Francesca e ad unirla con un’attenzione minuziosa per i dettagli e la luce, appartenenti all’arte fiamminga. Originariamente era composta da sei tavole, di cui una è andata perduta.
Dopo una frammentazione e dispersione dei pannelli, le tavole rimanenti erano state ricostruite ed esposte a Messina, divenendo il vero e proprio simbolo della sua identità artistica.

La tavoletta bifronte
Non è stato preso di mira solo il Polittico. I ladri sono riusciti anche a violare la teca che custodiva la Tavoletta Bifronte.
Realizzata tra il 1465 e il 1470, raffigurava da un lato la Madonna in delle vesti delicate con il Bambino benedicente e dall’altro il Cristo in Pietà. Unica per la finezza e la cura nella sua rappresentazione, presentava l’introspezione psicologica a elementi sacri che per la prima volta Antonello aveva donato ai suoi dipinti.


I commenti, tra stupore e indignazione
Marisa Mercurio, direttrice del museo regionale, si mostra esterrefatta per i fatti accaduti, rivelandosi lo stupore di sè e di tutto lo staff della struttura.
“Erano due delle opere più importanti e note di Antonello da Messina. Una grande perdita per il museo, per la città, la comunità e il mondo dell’arte.”
Anche Enzo Caruso, assessore alla Cultura del Comune di Messina, si mostra sconvolto dall’accaduto.
“I riflettori accesi ultimamente con l’acquisto di un’opera di Antonello per 15 milioni di euro, l’Ecce Homo, sicuramente hanno destato l’interesse di tantissimi ladri d’arte. Inimmaginabile che una cosa del genere possa capitare a Messina”
Elisa Dragotto