Dio ha posto le mani in cielo e l’ha aperto.
Tu sei morto, ma forse lo sei già da tempo.
La sudditanza per un corpo che non respira più,
è già più nobile sentimento
che l’odio per qualcuno che merita le ire.
Fino a ieri il viso mio esondava di lacrime
per l’idea di lasciar andare,
bagnando la lapide d’un uomo
che morto ancor non era,
già perché il pensiero è più misero del fatto stesso.
E ora che morto lo sei davvero,
e sol io posso vedere la dannata alma tua,
ho gl’occhi in secca e il cuor più d’essi.
La morte tua non mi rattrista più,
né mi dona la gioia, al più nausea.
A chi giudicherà dannata la penna mia:
morte non è, chi morte persegue,
morte si trova, dove pena delude.
Enzo Bertuccio
*Immagine in evidenza: illustrazione di Marco Castiglia