Sostanze e società: dalle origini alla consapevolezza

Il rapporto tra l’essere umano e le sostanze psicoattive è antico quanto la civiltà. Perciò  parlare di queste sostanze, con un approccio scientifico e senza tabù, è importante  innanzitutto per migliorare la prevenzione e favorire eventuali richieste d’aiuto, ma anche per  superare eventuali pregiudizi morali. 

Le origini

Le sostanze alteranti esistono dall’alba dei tempi, in quanto la natura ci ha donato dalla terra  delle piante che da sempre vengono assunte (con o senza modificazioni) dagli abitanti del  pianeta.

I ritrovamenti rispetto all’uso e la trasformazione delle piante, che diventano poi sostanze, risalgono al neolitico e sono presenti in modo trasversale in varie zone del mondo.  

Nel 4500 a.c., gli egiziani avevano imparato a fermentare l’alcol, e già nel 3000 a.c. le tavole  sumere riportano raffigurazioni dell’oppio e i suoi modi di utilizzo all’interno delle comunità.

Tornando agli egizi, è doveroso citare il Papiro di Ebers (1550 a.c.), al cui interno vengono scritte numerose prescrizioni mediche, molte delle quali concernono l’utilizzo di piante ed erbe e di sostanze psicoattive.

Rimanendo sempre nell’ambito della medicina, andiamo in Antica Grecia, dove Teofrasto (371-287 a.c), filosofo e botanico, allievo di Aristotele, scrive l’opera Historia Plantarum, al cui interno parla, forse per la prima volta, della possibilità di incidere il  papavero per ricavarne l’oppio. 

Le sostanze diventano farmaci

Se fino all’Antica Grecia le sostanze hanno, secondo alcuni, poteri soprannaturali, all’interno del Corpus Hippocraticum (IV a.c.) si fa un discorso su proporzioni e i riflessi che si avevano:

Sostanze che agiscono raffreddando, riscaldando, asciugando, umidificando,  contraendo e rilassando, o addormentando.

La medicina diventa, quindi, casa naturale delle sostanze, e i ricavati farmaci a tutti gli effetti: lo stesso Ippocrate afferma che il  succo di papavero era adatto ad essere un antidolorifico. 

Dall’Antica Grecia agli antichi romani, le sostanze in senso lato continuano a essere parte  integrante della quotidianità.

All’interno della Lex Cornelia (81 a.c.), la parola droga è indifferente:

Comprende sia ciò che serve a uccidere sia ciò che serve a curare, e i filtri  d’amore.

La legge in questione, però, specifica che le condanne venivano inflitte solo a chi  utilizzava le sostanze per uccidere, non in altro caso. 

Il controllo del cristianesimo sulle sostanze e l’avvento del xv secolo

Molte cose cambiano con l’avvento del cristianesimo e del Medioevo, forse perché l’utilizzo  delle sostanze porta a una connessione con altri dei, che non sono il Dio deciso e venerato,  forse perché il controllo delle persone è più facile se gli si regala una divinità in cui credere,  piuttosto che lasciare scegliere liberamente a cosa affidarsi.

Il quindicesimo secolo fu periodo di scoperte:El Conquistador Cristoforo Colombo torna  dall’America non solo con granturco e tabacco, ma porta nel Vecchio Continente anche gli  allucinogeni da fiuto. 

Nel 1499, Amerigo Vespucci sbarca nell’isola di Margarita, e vi trova indigeni seminudi intenti a masticare foglie di coca per tradizione sacra.  

Come nasce il proibizionismo

Lo spostamento delle merci dal Nuovo al Vecchio Continente fa scaturire le prime  avvisaglie di proibizionismo.

L’arrivo del tabacco e delle pipe a Londra persuade, nel 1604, Re  Giacomo I a intraprendere una campagna contro il tabacco, che non dissuase i suoi sudditi  dall’uso dello stesso.

L’arrivo in Europa di piante medicinali e nuove sostanze spinse la  scienza e la tecnologia a ricercare i migliori utilizzi. Contestualmente, si aprono ampi dibattiti a livello governativo, anche a causa di alcune problematiche dovute a ufficiali inglesi che, trasferitisi in India, divengono oppiomani.

Le prime scoperte mediche

Nell’Ottocento, iniziano le prime scoperte mediche.

Nel 1806, Fredrich Sertürner isola la morfina dall’oppio, chiamandola in questo modo per richiamare Morfeo, il Dio Greco del  sonno.

È nel 1855 che Friedrich Gaedcke estrae dalle foglie di coca un alcaloide, che sarà poi isolato e cristallizzato da Albert Niemman nel 1859, scoprendo così la cocaina.

Alder Wright ha condotto numerosi studi sugli oppiacei, arrivando nel 1874 a sintetizzare l’eroina, ereditata poi da Bayer, che ne cessa la produzione nel 1913, quando capirà che crea  dipendenza. 

Quali sono queste sostanze e come si classificano

In generale, le sostanze psicoattive possono essere suddivise nei seguenti tre gruppi  principali: 

  1. Allucinogeni
  • Psichedelici, dissociativi: inducono illusioni, allucinazioni sensoriali, stimolano fortemente  la fantasia, inducono stati onirici, modificano le percezioni sensoriali (LSD) 
  • narcotici, anestetici dissociativi: inducono analgesia, stati di veglia onirica (ketamina,  popper) 
  1. Inibitori del sistema nervoso centrale (downer
  • sedativi, ipnotici (benzodiazepine, alcol) 
  • analgesici (oppioidi) 
  1. Stimolanti del sistema nervoso centrale (upper
  • stimolanti: aumentano le prestazioni, migliorano l’autostima (metanfetamina, cocaina,  caffeina, nicotina)
  • empatogeni: aumentano la capacità introspettiva, rafforzano l’empatia per il prossimo (ecstasy / MDMA) 

Effetti, rischi, dipendenza

L’uso prolungato di sostanze stupefacenti può causare gravi danni agli organi, con effetti  spesso irreversibili.

Inoltre, il corpo può diventare fisicamente dipendente dalla sostanza, portando a sintomi di astinenza quando questa viene a mancare.

Questi danni possono  essere ancor più gravi se l’assunzione avviene durante l’adolescenza, una fase cruciale per lo  sviluppo cerebrale.

L’abuso di sostanze indebolisce anche il sistema immunitario,  aumentando la suscettibilità alle infezioni.

Il disturbo da uso di sostanze influisce pesantemente sulla salute mentale. Può aggravare condizioni preesistenti, come depressione e ansia, o contribuire all’insorgenza di nuovi disturbi mentali.

L’abuso di sostanze compromette, inoltre, le funzioni cognitive, rendendo difficoltoso svolgere le attività quotidiane più semplici.

I cambiamenti comportamentali sono altrettanto rilevanti: la persona può diventare più irritabile, aggressiva, paranoica e sviluppare comportamenti compulsivi legati alla ricerca costante della sostanza.

I rapporti con familiari, amici e colleghi tendono a deteriorarsi a causa del comportamento imprevedibile e dell’affidabilità ridotta. Spesso, la persona tende a mantenere relazioni solo con chi condivide la stessa  problematica.

Il rischio di isolamento sociale è elevato, spesso causato dalla vergogna o dalla  stigmatizzazione che li accompagnano. 

Conclusione

Chiaramente, trattare il tema delle sostanze al di là dei tabù e degli allarmismi non significa  banalizzarne i rischi, ma, al contrario, fornisce a ciascuno gli strumenti per comprenderli.

Dalle  loro origini fino alle moderne classificazioni scientifiche, si può comprendere come la  conoscenza sia l’unica vera forma di tutela. Bisogna, perciò, iniziare promuovendo un’informazione trasparente, rigorosa e priva di giudizi morali.

 

Fonti:

https://megliolegale.it/breve-storia-delle-sostanze-stupefacenti/

https://www.praxis-suchtmedizin.ch/index.php/it/droghe-sintetiche/informazionigenerali/classificazione-delle-sostanze-psicoattive

https://www.aulss2.veneto.it/003-sostanze-indipendo