Il 18 luglio 2026 è uscito nelle sale “The Odyssey” di Christopher Nolan. Definito da molti come l’evento cinematografico dell’anno, tra polemiche e apprezzamenti, ha velocemente superato i 911 milioni di incassi globali.
Le opinioni sono contrastanti, specialmente perché riguardano la trasposizione di una delle opere che hanno plasmato la cultura Europea. Inoltre, l’esperienza di visione è stata fortemente limitata per gli spettatori italiani in quanto non esistono sale che supportano la pellicola IMAX 70mm, formato innovativo scelto dal regista per godersi a pieno l’esperienza.
The Odyssey: sinossi
Dopo dieci anni, passati a combattere la guerra di Troia, Ulisse ha messo fine al conflitto con l’inganno del cavallo, e vuole tornare alla sua Itaca. Il ritorno è impedito da Poseidone, in quanto Ulisse ha sfregiato suo figlio: il ciclope Polifemo. Dopo altre disavventure passate con la sua flotta, Ulisse finisce sull’isola di Ogigia con la ninfa Calipso, con la quale trascorrerà sette anni, dimenticando la sua vita passata grazie al fiore di loto.
Intanto a Itaca, il figlio ormai adulto Telemaco, stanco dell’invasione di casa sua da parte dei pretendenti, parte per avere notizie del padre. Penelope confida nel ritorno del suo amato e cerca di prendere tempo per non doversi risposare. Ulisse, dopo varie peripezie, riuscirà a tornare a casa. Ma Itaca non è più come la ricordava.

Il comparto tecnico
L’Odissea è un’opera che già aveva le caratteristiche preferite da Nolan per i suoi film, prima fra tutte la narrazione discontinua. Altri aspetti positivi sono sicuramente i luoghi, tra l’Italia e la Grecia, e gli effetti visivi, tutti svolti manualmente con l’uso minimo di CGI. Allo stesso tempo non mancano anche tutti i difetti tipici di Nolan: tanta precisione tecnica a scapito di slancio e personalità. La fotografia di Hoyte Van Hoytema è fredda e cupa, ben diversa dall’immagine da cartolina che abbiamo del Mediterraneo.
Il punto di forza di tutta la pellicola è il sonoro curato da Ludwig Goransson, che ha recentemente vinto l’Oscar per la colonna sonora di Sinners. Tutto parte dalla profonda ricerca del compositore degli strumenti dell’epoca come la kithara e l’aulos, da questa base il compositore innesta una potente elaborazione elettronica sintetizzata, creando un sonoro originale e affascinante.
Cast composto da attori straordinari, spiccano in primo piano Matt Damon e Anne Hathaway che interpretano Ulisse e Penelope. Poi tre giovani volti che quest’anno hanno invaso i cinema: Tom Holland (Telemaco), Zendaya (Atena) e Robert Pattinson (Antinoo). Anche in ruoli minori ci sono grandi attori: Charlize Theron che interpreta Calipso, la tanto criticata Lupita N’yongo (Elena), Elliot Page (Sinone), Mia Goth (Melanto), Jon Bernthal (Menelao).

Ulisse: l’eroe col trauma di guerra
Il perno principale del film è il taglio che Nolan ha voluto dare a Ulisse. L’eroe, che nel poema è definito “polytropos” ovvero dal multiforme ingegno, qui perde la sua astuzia per trasformarsi in un uomo sfiancato dalla guerra. Nonostante la scelta sia originale, non si sposa bene con la messa in scena, che risulta superficiale in questo aspetto.
Il regista decide di eliminare il dialogo con Polifemo, che è il fulcro del carattere di Ulisse, ma tenendo la scena in cui vuole sentire il canto delle sirene. Ulisse in questo film assomiglia molto di più a Oppenheimer. Si rende conto di aver costruito una macchina che cambierà per sempre la civiltà, sfidando la legge degli dei, ma prova colpa per il peccato che ha commesso. Ulisse ama il fiore di loto, vuole dimenticare quello che è successo e ha paura di venirne a patti. In questa versione dell’Odissea c’è davvero poca magia, tutte le scene con le creature vengono intrise di realismo.

Le donne in The Odyssey: Circe, Atena e Penelope
Spicca sicuramente la scena di Circe, con una fantastica Samantha Norton, che trasforma la maga imponente e femme fatale in una donna spaventata dai reduci di guerra. Anche il ruolo degli dei è ridotto all’osso. Ulisse stesso dubita della loro esistenza, per lui Atena ha le sembianze di una sacerdotessa che il suo esercito ha ucciso durante l’assedio a Troia.
La parte finale è sicuramente migliore, nonostante qualche falla nelle scene action. Il momento in cui Penelope riconosce Ulisse da come fa suonare la corda dell’arco è magistrale. Il personaggio di Penelope è ben approfondito, d’altronde è lo specchio di Ulisse. Anche lei ha astuzia, ma è anche stanca di dover aspettare il marito per proteggere il suo popolo. Finale significativo, anche se didascalico, con Ulisse e Penelope che lasciano il trono al figlio per andare a ricordare i caduti di guerra, dicendo che gli errori commessi nel futuro verranno dimenticati.
L’accoglienza del Mediterraneo
Nolan prende l’opera che ha trasformato la cultura Europea per parlare di guerre inutili, ospitalità e vittime innocenti. Peccato che il piglio americano con cui si tratta il Mediterraneo, mina il messaggio del film. Ampiamente criticato è l’atteggiamento prevaricatore dei greci verso i troiani, ma l’utilizzo di luoghi e storie appartenenti alla cultura europea per parlare di problemi americani è esso stesso problematico. Specialmente in questo momento in cui tanti turisti si accingono alle nostre località parlando di “Europemaxing”. Si romanticizza l’Italia come un luogo paradisiaco fatto di spiagge e buon cibo. D’altro canto, gli Europei in questo rispettano la legge di Zeus, con la loro ospitalità, ma sono contrariati quando i loro territori vengono invasi da potenti solo per aesthetic senza comprenderne a fondo la cultura.
Insomma, The Odyssey di Nolan farà parlare di sé a lungo. Un’esperienza cinematografica esaltante dal punto di vista sonoro e visivo, al netto di qualche difetto di scrittura e correttezza storica.
Giulia Rigolizio