La derniére rive (The last shore) è il film–documentario presentato dal regista Jean-François Ravagnan durante la quarta serata della rassegna cinematografica internazionale di Messina. Il film-documentario esplora la storia di Pateh Sabally, un giovane uomo annegato a Venezia nel 2017.
https://youtu.be/KIPmjvarGnc?si=dYv6pSWgOC-Id7aK
Sinossi
Nel gennaio 2017, un video che ritrae un giovane gambiano mentre annega nelle acque del Canal Grande di Venezia è diventato virale sui social network. Dalla riva, alcuni passanti lo insultano senza prestargli aiuto. Ripreso con un telefono cellulare, il suo corpo, irrigidito dal freddo, sembra sprofondare nonostante i salvagenti lanciati nella sua direzione. Ha 22 anni e si chiama Pateh Sabally. A circa 4.000 chilometri di distanza, le voci e i volti della sua famiglia raccontano la storia che ha preceduto questa tragedia: la storia nascosta dietro quell’immagine.
Razzismo e immigrazione
Il documentario attraverso uno stile unico, che alterna immagini caratteristiche del Gambia con sottofondo voci fuori campo, racconta la realtà dietro centinaia di immigrati che ogni giorno attraversano i nostri mari in cerca di possibilità migliori.
Scoprire i sacrifici e gli ostacoli che questi giovani attraversano, da tutto un altro significato alla superficialità con cui si giudica chi viene in Europa.
Pateh invece di essere aiutato, viene filmato e schernito dai passanti, trattato con disumanità. Il documentario vuole fare proprio questo: ridare umanità a una persona che aveva alle sue spalle una famiglia, dei desideri. Le immagini del film sembrano dei quadri: il regista non opta mai per il classico stile intervista del documentario.
Un elemento che percorre tutta la narrazione è sicuramente l’acqua. Dal titolo fino al luogo in cui ha trovato riposo Pateh. L’acqua rappresenta anche il viaggio, lungo e pericoloso, nelle acque del Mediterraneo.
Problemi di integrazione
Pateh si sentiva molto solo in Europa, facendo parte di una sottocategoria che non è ancora accettata. Il suo spirito però lo aveva fatto partire per aiutare economicamente la sua famiglia. La sua vita cambia quando viene ricoverato per tre mesi in ospedale e dichiarato mentalmente instabile. Questo evidenzia quanto ancora i pregiudizi pesano sulle persone fragili.
La visione del filmato iniziale realizzato dai passanti dimostra che ormai la società non abbia pietà neanche di fronte alla morte