Regen fiel auf nichts Neues in concorso alla Rassegna Cinematografica Internazionale di Messina

Regen fiel auf nichts Neues (La pioggia cadde sul niente di nuovo) di Steffen Goldkamp, al debutto in un lungometraggio denso, asciutto e inquietante, che porta in concorso alla Rassegna Cinematografica Internazionale di Messina una riflessione crudele e tenera insieme sulla possibilità – o sull’impossibilità – di una seconda chance.

Sinossi

David (Noah Sayenko, alla sua prima prova di attore)  esce da una detenzione minorile. Ha scontato la pena. Vuole ricominciare: entra in un alloggio controllato, trova un posto come aiuto cucina, rispetta gli appuntamenti con l’assistente sociale, si aggrappa alla ragazza Janine e a un cerchio di vecchi amici. Tutto sembra predisposto per il “nuovo inizio”. Eppure la vita che lo attende è fatta di burocrazia fredda, di caselle della posta allagate dalla pioggia invernale, di mancanza cronica di soldi, di un passato che non smette di chiamare e di un presente che non concede tregua. Quando perde il lavoro perché il datore non vuole più dipendenti con precedenti, la fragile architettura crolla. La frustrazione e l’apatia prendono il sopravvento; i vecchi gesti tornano a sembrare l’unica via praticabile.

Il titolo stesso è una variazione beckettiana della celebre apertura di Murphy:

«The sun shone, having no alternative, on the nothing new».

Goldkamp sostituisce il sole con la pioggia. Niente di nuovo sotto la pioggia. Il mondo continua a cadere sugli stessi luoghi, sulle stesse vite, con la stessa indifferenza. Qui si annida il cuore filosofico e esistenziale del film. La seconda possibilità non è un diritto automatico né un atto di generosità sociale: è un territorio conteso, fragile, spesso solo retorico. La società tedesca contemporanea – e per estensione quella occidentale – proclama il reinserimento, ma nella pratica osserva il giovane con sospetto permanente. Il casellario giudiziale diventa un marchio ontologico. David non è più semplicemente un ragazzo che ha sbagliato; è colui che ha sbagliato, e questa definizione sembra precedere e annullare ogni tentativo di ridefinizione di sé.

Esiste una seconda chance?

Il film interroga la libertà dopo la costrizione. La detenzione ha imposto una struttura; la libertà restituisce il vuoto. David si muove in un paesaggio nordico di grigi, di interni spogli, di notti umide, con la stessa stoica passività di un anti-eroe noir contemporaneo. Non c’è grande tragedia melodrammatica, non c’è redenzione facile. C’è invece la lenta erosione della volontà, la scoperta che il “buon proposito” non basta quando le condizioni materiali e relazionali restano ostili.

La seconda chance, in questa prospettiva, non è solo una questione giuridica o morale, ma è una questione di possibilità concreta di essere altrimenti. Quando le strutture (lavoro, abitazione, credito, fiducia) continuano a riprodurre lo stesso schema, il soggetto rischia di diventare spettatore della propria ripetizione. Beckett non è citato a caso: sotto la pioggia non cade nulla di nuovo, e l’uomo continua a ripetere i propri gesti perché non gliene sono stati offerti di alternativi sufficientemente stabili.

Goldkamp, già noto per un cortometraggio premiato a Venezia, dirige con sobrietà e precisione. La fotografia di Tom Otte cattura l’intimità e insieme la distanza: volti in primo piano, spazi che sembrano sempre un po’ troppo grandi o troppo angusti, un’atmosfera di neo-noir germanico senza effetti di stile gratuiti. Il montaggio di Jelena Maksimović e la musica di Billy Bultheel contribuiscono a una densità che non ha bisogno di spiegazioni verbali. Il film non giudica, non indugia nel pietismo, non offre soluzioni. Osserva. E nell’osservazione emerge una forma di tenerezza severa: la tenerezza verso chi tenta, e verso chi fallisce nel tentativo, perché il fallimento non è solo individuale.

Alla Rassegna Cinematografica Internazionale di Messina

In concorso a Messina, Regen fiel auf nichts Neues porta una voce europea contemporanea essenziale. Non è un film di facile consumo, né di facile consolazione. È un’opera che costringe a chiedersi se la seconda possibilità sia ancora un concetto vivo o se sia diventata, come la pioggia beckettiana, qualcosa che cade su un mondo dove tutto è già stato e tutto continua a essere lo stesso. David cammina, tenta, scivola.

Noi lo guardiamo e, forse, riconosciamo in quella camminata una domanda che riguarda non solo i giovani con precedenti, ma chiunque abbia mai creduto di poter ricominciare da zero in un sistema che predilige la continuità alla trasformazione.

Gaetano Aspa

immagine in evidenza: https://www.filmfesthamburg.de/film-info/regen-fiel-auf-nichts-neues/ © Tom Otte