Suona ancora “Sapore di sale”

Un thè freddo alla pesca in un bicchiere pieno di ghiaccio, una camicia di lino bianca lasciata un po’ sbottonata e i raggi di sole che si riflettono sulle lenti dei miei occhiali. Mi rilasso in un bar, seduta a un tavolino che si trova su una terrazza dallo stile minimale, il cui affaccio è su un caotico lido. Alla radio passa Sapore di sale di Gino Paoli e la mia pelle comincia a brillare per il caldo afoso. Non è insopportabile, del resto l’estate è appena iniziata. Nonostante sia tardo pomeriggio e alcuni stiano riposando sotto gli ombrelloni a strisce blu e bianche, le urla dei bagnanti diventano sempre più forti.

Il povero cameriere con la polo azzurra leggermente sbiadita e usurata impazzisce tra una comanda e l’altra, correndo come un maratoneta. Il ciuffo dei suoi capelli è diventato un tutt’uno con la fronte e cerca disperatamente di scostarlo da davanti agli occhi. Inciampa tra una mattonella e l’altra e con la mano si sventola il viso. Ogni tanto il proprietario, un omone con la barba lunga e marrone, gli lancia un’occhiataccia e borbotta tra sé e sé. Intanto lui con la penna scarabocchia in fretta e, velocissimo, gira le pagine del piccolo taccuino.

Su una panca di plastica bianca, un ragazzo e una ragazza, adolescenti, mangiano il gelato dalla stessa coppetta di vetro. Tra una cucchiaiata e l’altra, ridacchiano e arrossiscono. Si guardano negli occhi e, quando lei distoglie lo sguardo, lui ammira beatamente il suo viso. Con un tovagliolo, un po’ impacciatamente, le asciuga le labbra sporche di cioccolata. Sembrano inesperti… probabilmente si tratta del loro primo appuntamento e non sanno ancora bene come comportarsi.

Delle urla provenienti dalla spiaggia mi distraggono. Una bambina molto piccola, accovacciata sulle ginocchia, piange disperatamente cercando di raccogliere ciò che rimane del suo castello di sabbia ormai distrutto. Si alza, sbatte i piedi e scuote impetuosamente la testa. Spinge il fratello maggiore, l’artefice del suo pianto. Poco prima, di soppiatto, si era avvicinato al frutto del lungo lavoro della sorella con la sua grande pistola ad acqua verde e gialla. Con un ghigno, aveva iniziato a calpestarlo violentemente, ridendo a crepapelle. Adesso però, assistendo a uno spettacolo di spintoni e grida, la mamma si è avvicinata per dividerli. Dopo rimproveri e sguardi minacciosi, riesce a farli riappacificare e tranquillizzare con due pacchetti di patatine.

Nel frattempo, in acqua, un uomo di mezza età naviga dondolando tra le onde con una canoa. Nonostante la sua età, sembra particolarmente atletico. A bordo del mezzo, insieme a lui, c’è un simpatico cane. È un meticcio color cappuccino di grandi dimensioni e, con la lingua fuori dal muso, sta seduto a fissare la riva. Ogni tanto si assicura che il padrone stia bene, ma poi ritorna alla posizione iniziale.

Scene di quotidianità estiva si susseguono e, intanto, io continuo a sorseggiare il mio thè nel bicchiere con il ghiaccio ormai sciolto. Quel clima di vitalità è così vivace che mette quasi allegria. Poi, quando il lido e il bar iniziano a svuotarsi, rimango insieme a quel paesaggio adesso pressoché isolato. Il mare continua a luccicare e in me, dopo quella lieta giornata, si accende un barlume di nostalgia. Succede ogni estate, quando il vento inizia a soffiare più forte e il rumore del mare cancella la spensieratezza dei bei giorni trascorsi. La malinconia si mischia al calore e i gabbiani garriscono nel cielo. Il sole tramonta, tutto tace. Sposto il bicchiere diventato caldo e mi allontano lungo la passerella, mentre nella mia testa suona ancora il motivetto di Sapore di sale.

Alda Sgroi