Il maestro, la guida e l’amico: lo spirito di Ninni Panzera

Quando una persona importante se ne va, inevitabilmente porta via con sé una parte di noi. È una sensazione antica, quasi istintiva, come se un pezzo del nostro mondo interiore si staccasse insieme a lei.

Eppure, ci sono incontri e vite che capovolgono questa regola. Nel caso di Ninni Panzera, ho l’assoluta certezza che sia successo proprio il contrario. Non è lui ad aver portato via qualcosa; è lui a essere rimasto, profondamente e generosamente, nel cuore di chi ha avuto la fortuna di incrociare la sua strada.

Questa inversione non è solo un sentimento consolatorio, è la chiave per capire chi era davvero quest’uomo, capace di lasciare un segno indelebile proprio attraverso l’umiltà, l’ascolto e la fiducia negli altri.

L’avvocato che scelse i sogni

Ninni Panzera viene dalla Calabria, ma la sua vita si è intrecciata indissolubilmente con Messina e la Sicilia orientale.

Laureato in legge, inizia a lavorare come avvocato amministrativista. La passione per il cinema e il teatro, però, ce l’aveva dentro fin da bambino: quella meraviglia provata la prima volta al cinema con il padre, quando la tenda si apriva su un universo di storie in movimento, non lo aveva mai abbandonato. Non era un semplice hobby. Era una vocazione.

Negli anni Ottanta, arriva a Taormina come esperto di contratti e diventa rapidamente l’anima organizzativa di Taormina Arte, la rassegna estiva di cinema, teatro e musica nel suggestivo Teatro Antico.

Per più di tre decenni è stato il segretario generale, il punto di riferimento concreto dietro le quinte di eventi che hanno portato sul palco nomi leggendari tra direttori d’orchestra, registi, attori internazionali. Ha navigato anni gloriosi e periodi di crisi, sempre con competenza e dedizione. Ma la sua impronta non si ferma lì.

Ninni Panzera

Negli anni Novanta, insieme al regista Francesco Calogero, inventa il Messina Film Fest, una rassegna dedicata al giovane cinema italiano, che in breve tempo conquista visibilità nazionale. Da Messina passano autori destinati a diventare grandi. Uno su tutti Matteo Garrone, che proprio lì muove i primi passi importanti.

Gestisce anche la Saletta d’essai Milani, uno spazio di resistenza culturale in tempi difficili per le sale tradizionali.

Collezionista appassionato di manifesti e materiali cinematografici, cura mostre internazionali su Tornatore e scrive libri come Il cinema sopra Taormina, un omaggio alla città che tanto amava.

Neanche la pensione riesce a fermarlo. Nel 2023, dà vita alla rinascita del festival con una formula del tutto originale: il Messina Opera Film Festival (MOFF), unico in Italia e tra i pochi in Europa a esplorare il legame profondo tra cinema e opera lirica.

Nato quasi per caso da una ricerca su Vincenzo Bellini al cinema, diventa un unicum che attira attenzione internazionale. Entra nel Music Film Festival Network europeo, ospita masterclass con figure come Andrea Andermann (pioniere delle opere in diretta televisiva), Barry Purves, Fabio Armiliato e tanti altri. Cortometraggi da tutto il mondo, retrospettive, concerti dal vivo, proiezioni di film muti musicati.

Un festival vivo, rigoroso, mai banale.

Un incontro (im)pari

Ricordo ancora il momento in cui mi è stato detto che Ninni Panzera voleva parlare con me.

Ero sinceramente perplesso. Perché proprio io? Perché una figura del suo calibro – un uomo che aveva plasmato decenni di cultura siciliana – cercava proprio un giovane come me?

Il suo primo messaggio, formale e rispettoso, con quel “lei” che suonava quasi reverenziale, mi lasciò ancora più sconcertato. Sapevo benissimo chi avevo davanti.  Una leggenda vivente del cinema e del teatro in Sicilia, uno di quelli di cui si parla ancor prima che apra bocca.

Eppure, quell’incontro avrebbe ribaltato ogni mia aspettativa.

Ci vedemmo al bar Piccolo, a Messina. Fu il primo di tanti appuntamenti davanti a un “mezzo freddo con un tocchetto di panna”, perché altrimenti, come diceva ridendo, la glicemia avrebbe fatto brutti scherzi. Oppure, davanti alla vetrinetta dei dolci, quando mi guardava con quell’aria complice e diceva: «Maestro, se facciamo a metà me lo mangerei volentieri».

Piccoli gesti, apparentemente banali, che però rivelavano subito l’essenza di Ninni: una persona profondamente umana, calda, ironica, lontanissima dall’immagine austera che ci si potrebbe aspettare da chi ha diretto per oltre trentacinque anni l’organizzazione di Taormina Arte.

Ninni Panzera

Conoscendolo meglio, ho capito cosa significa essere una persona veramente grande.

Le persone autentiche non hanno bisogno di ostentare. Non si riempiono la bocca di parole sui giovani. Agiscono.

Lui è entrato nella nostra redazione con lo spirito di un bambino curioso, pronto a imparare. Noi di UniVersoMe ci chiedevamo: cosa potevamo mai insegnargli? Eppure, senza retorica, ci ha resi partecipi del suo ultimo grande progetto, il Messina Opera Film Festival. Ci ha presi per mano, ci ha insegnato tanto – organizzazione, visione, passione – e allo stesso tempo si fermava ad ascoltare i nostri racconti, le nostre esperienze, i nostri lavori. Lo faceva davvero, con attenzione genuina.

Ricordo ancora le nostre telefonate, quando avevo bisogno di un consiglio o quando semplicemente mi chiamava per sapere come stessi. E mi faceva ridere quando, in maniera bonaria, si sentiva stanco e mi diceva che gli stava passando la voglia di fare le cose, per poi richiamarmi il giorno dopo con una marea di nuove idee, l’entusiasmo rinnovato e progetti che sembravano nascere dal nulla.

Quella vitalità inesauribile, quell’alternanza tra momenti di riflessione e slanci creativi, era tipica di lui. Quei giorni passati insieme sono stati preziosi. Siamo cresciuti professionalmente e umanamente.

Ninni ci ha mostrato che il vero valore aggiunto nasce dalla fiducia reciproca, dall’ascolto, dalla capacità di vedere negli altri un potenziale. In un mondo dove spesso i “grandi” parlano ai giovani dall’alto di un piedistallo, lui si sedeva al nostro livello, divideva un dolce e condivideva idee come tra pari.

Questa è la sua lezione più profonda: ascoltare tutti, imparare da tutti. Non è solo un principio astratto. È un modo di stare al mondo che lascia tracce durature.

Nel mio caso, ha trasformato un incontro inizialmente intimidatorio in un’amicizia e una mentorship che porterò sempre con me.

L’eredità di chi resta

Ninni Panzera se n’è andato l’11 luglio 2026, ma il contrario di cui parlavo all’inizio è reale.

Ha lasciato molto, ma soprattutto è rimasto. È rimasto nella memoria di chi ha lavorato con lui a Taormina Arte, nei registi e negli artisti che ha sostenuto, nei giovani che ha valorizzato, nelle telefonate che ancora riecheggiano. Nella capacità del MOFF di continuare a crescere, nella passione per il cinema come “specchio per capire il mondo”, come amava dire.

Ma, soprattutto, nella comunità che ha saputo costruire intorno a sé.

Ninni Panzera

Caro Ninni…

Oggi, mentre scrivo queste righe, penso a quei caffè al bar Piccolo, alle risate davanti alla vetrinetta dei dolci, alle conversazioni che spaziavano dal cinema all’opera, dalla vita quotidiana alle grandi visioni.

Mi rendo conto che, ogni volta che entrerò al Teatro Vittorio Emanuele, ti cercherò istintivamente con lo sguardo. Mi mancheranno le tue telefonate improvvise, le tue risate bonarie, quella capacità unica di trasformare una semplice chiacchierata in un momento di crescita.

Ninni, tu non te ne sei andato davvero. Sei qui, nelle idee che ci hai lasciato, nelle storie che continueremo a raccontare, nei progetti che porteremo avanti con lo stesso spirito che ci hai insegnato.  E, insieme a te, restano anche i legami che ci ha donato: Mariafrancesca, Francesca, Laura, Serena e tutti coloro che hanno avuto il privilegio di far parte di questa avventura e non solo.

Grazie di cuore, Ninni.  Maestro, amico, esempio. Il tuo “mezzo freddo” lo berremo ancora, idealmente, ogni volta che avremo bisogno di ricordare come si fa cultura con umanità. Il tuo posto nel nostro cuore è intoccabile.

E ovunque tu sia ora, spero che tu stia già pensando alla prossima grande idea da condividere con noi.

Gaetano Aspa