Il Gatto Mammone: identikit di un mostro tutt’altro che tenero

L’Italia è un paese di bestie peculiari. Qualcuno potrebbe definirle addirittura alquanto bizzarre, e questo è risaputo dall’Appennino alle Alpi, isole comprese.

Ma nessuna di queste, per quanto mai meschini, agghiaccianti e catastrofici possano mai essere i loro exploit, rivaleggia in leggenda e per il ricordo traumatico che ha lasciato nell’ immaginario dell’italiano medio come l’unico e il solo Gatto Mammone. 

Non è un “cocco di mamma”: L’origine demoniaca della ricchezza

Il primo equivoco da sfatare è etimologico: il Mammone non ha nulla a che fare con l’attaccamento materno. Il termine affonda le radici nella voce biblica siriaca mammona, che indica l’accumulo di ricchezze terrene divinizzate.

Nel solenne Discorso della Montagna, la scelta tra spirito e materia viene posta in termini assoluti:

Non potete servire insieme a Dio e a mammona (Matteo 6, 24)

Perché un demone dell’avarizia e dei tesori sotterranei ha preso le sembianze di un gatto?

Da una prospettiva antropologica, il passaggio è meno brusco di quanto sembri. Nel Medioevoil felino era il simbolo per eccellenza del demoniaco, una creatura predatrice e notturna che ben si prestava a dare un corpo fisico e feroce all’astratta tentazione del denaro.

Il Mammone è, dunque, la personificazione della ricchezza che divora l’anima, trasformata in una bestia pronta a sbranare chi cede al vizio.

L’incrocio impossibile, tra scimmie arabe e il soffio del Vesuvio

L’aspetto fisico del Mammone è il risultato di un perfetto stormo linguistico.

Nel Medioevo, il gatto era già sospettato di complicità con il demonio, ma la sua metamorfosi in gigante ruggente avviene quando il termine biblico incontra l’arabo maimūn (scimmia o babbuino). Alcuni studiosi spingono lo sguardo oltre, fino all’egizio Amon-Ra.

Il risultato è un ibrido visivo che toglie il fiato: un felino dalle dimensioni mastodontiche, che emette un verso a metà tra un miagolio e un ruggito leonino.

In Sicilia, il Jattu Mammuni porta sulla fronte una “M” bianca, mentre a Napoli la leggenda si fa geografica. Si diceva che il mostro vivesse nelle viscere del Vesuvio, scendendo dalle pendici del vulcano solo per placare la nziria (i capricci disperati) dei bambini disubbidienti.

Dalle ceneri del sacrificio alla ferocia dei briganti

Il legame tra il Mammone e la sparizione dei bambini ha un’origine che non è narrativa, ma archeologica.

In Sicilia, il mito ci riporta ai Fenici e al culto di Baal Ammone, il Saturno Africano. Nei Tofet di Mozia e Solunto, gli altari-forno testimoniano una realtà brutale: i sacrifici di fanciulli offerti alla divinità. Quello che oggi è usato come spauracchio pedagogico è l’eco sbiadita di un antico dio cannibale.

Tuttavia, il confine tra folklore e cronaca nera si è fatto ancora più labile nel XIX secolo con la comparsa di un mostro in carne e ossa: Gaetano Coletta, il brigante soprannominato “Il Mammone“. La sua sete di sangue era talmente proverbiale da essere documentata dagli storici dell’epoca come un’estensione vivente del demone:

… il suo desiderio di sangue umano era tale che si beveva tutto quello che usciva dagli infelici che faceva scannare. (Vincenzo Cuoco)

Incrociare il Coletta sulla strada significava letteralmente vedere l’Inferno.

Questa sovrapposizione tra criminalità e mitologia ha cementato la paura nelle popolazioni del Centro-Sud, rendendo il “Gatto” non più un’ombra sotto il letto, ma un predatore reale che si aggirava tra i boschi.

Il Mammone oggi: dalle carte napoletane agli schermi Disney

Nonostante la scia di sangue, il Mammone è riuscito a mimetizzarsi nella cultura pop, diventando una presenza iconica e, a tratti, quasi ironica.

Il Tre di Mazze

Nelle carte napoletane, la faccia grottesca al centro del Tre di Mazze è, per tradizione, il volto del Gatto Mammone.

Variazioni Regionali

In Sardegna (Nuoro), sopravvive il Maimòne, un fantoccio inquietante fatto di pelli di gatto, usato durante il Carnevale. In Puglia, invece, il termine mamàun si è addolcito, passando a indicare un bambino birichino o, talvolta, uno stupido.

Letteratura e Cinema

Dalle novelle del Pentamerone di Basile fino al Faust di Goethe e a Dino Buzzati. La sua presenza, poi, nelle celeberrime Fiabe Italiane di Italo Calvino era quasi d’obbligo. Alberto Sordi ne consacrò il nome in Un americano a Roma, mentre Lewis Carroll prima e la Disney poi ne hanno assorbito i tratti nello Stregatto (Gatto del Cheshire), tra i personaggi più iconici di Alice nel paese delle meraviglie.

Avvistamenti moderni?

Nel 1968, nel bellunese, la novantenne Serafina Dal Pont giurò di essere stata attaccata dal Gatto Mammone mentre pascolava le mucche. Riuscì, però, miracolosamente a salvarsi dalle grinfie della belva, grazie all’intervento di Santa Rita, la quale, trasformandosi in un ratto dalle dimensioni gargantuesche, mise in fuga l’orrendo felino. L’episodio fu talmente iconico che il celebre Dino Buzzati non solo ne scrisse, ma decise di illustrare l’evento.
I miracoli di Val Morel, di Dino Buzzati, Garzanti, 1971
I miracoli di Val Morel, di Dino Buzzati, Garzanti, 1971

Un mostro che non muore mai

L’evoluzione del Mammone è la sintesi della nostra storia culturale: nato come divinità semitica della ricchezza, demonizzato dalla Chiesa, incarnato nella ferocia di un brigante e infine ridotto a “uomo nero” per garantire l’ordine domestico. È un mostro che non muore perché si nutre delle nostre paure più profonde: quella del buio e quella della perdita.

Fonti:

https://grandenapoli.it/il-mammone-il-mostro-leggendario-che-spaventa-i-bambini-napoletani-gatto/

https://www.balarm.it/news/in-sicilia-si-chiama-jattu-mammuni-storie-di-una-creatura-mitologica-che-spaventa-tutti-123082