La mattina del 30 giugno 1908 un’immensa esplosione squarciò il cielo. I residenti, quel giorno, si svegliarono a causa di rumori che sembravano richiamare il rombo di potenti mitragliatrici da guerra. Inoltre, l’onda d’urto ebbe effetti devastanti: milioni di alberi caddero al suolo in un’ampia porzione della taiga siberiana, non lontano dal fiume Podkamennaya Tunguska. Pochi istanti dopo l’esplosione, rimase solamente un silenzio irreale.
Cosa successe nella profonda Siberia?
L’evento di Tunguska
Nel ricordare quella mattinata terrificante, un testimone – Semen Semenov – richiamava l’immagine di un cielo che, d’improvviso, «prese fuoco». L’uomo, rimembrando l’accaduto, si rivolgeva a Leonid Kulik, uno dei primi scienziati ad occuparsi dell’evento.
Sotto la sua guida, alcune spedizioni sul posto ebbero luogo fra il 1927 e il 1939. Giunto nella remota Siberia, egli si dedicò alla raccolta di testimonianze e tentò – invano – di inquadrare il punto preciso in cui individuare un cratere.
Durante le sue ricerche, si trovò davanti a una foresta devastata, alimentando il mistero intorno a ciò che successe quel 30 giugno 1908.
Ancora oggi, le teorie sull’inusuale oggetto cosmico non forniscono una risposta definitiva. I testimoni dell’epoca menzionavano un vero e proprio “piccolo Sole”, impossibile da osservare ad occhio nudo. Allo stesso tempo, il giornale Krasnovarets descrisse l’accaduto come uno «straordinario fenomeno atmosferico», capace di «spezzare gli alberi come ramoscelli».
L’ipotesi più accreditata ci parla di un piccolo asteroide – o un frammento di cometa – che, esplodendo nell’atmosfera terrestre, non ha mai effettivamente raggiunto il suolo.
Qualunque fosse la sua natura, l’evento di Tunguska ricordò all’umanità che il nostro pianeta non è isolato dal resto del cosmo.
Viaggiatori dello spazio: cosa sono gli asteroidi?
Chiudiamo gli occhi per qualche istante, immaginandoci sotto un cielo stellato. La notte riflette sulle nostre pupille delle piccole scintille, fiammifero della nostra curiosità. Affascinati, osserviamo una lenta danza tra migliaia di punti sfavillanti.
Improvvisamente, qualcosa di inusuale appare all’orizzonte. Non si illumina di luce propria, né lascia dietro di sé una scia luminosa. Si tratta di un corpo antico, nato miliardi di anni fa: un asteroide.
Benché raramente siano al centro dell’attenzione, questi viaggiatori solitari portano con sé un patrimonio fondamentale: la storia del nostro Sistema Solare.
Possiamo descrivere gli asteroidi come dei “corpi rocciosi” – citando l’Inaf – dalla forma irregolare, estesi sino a 900 chilometri. Essi orbitano intorno al Sole, ma occupano anche la zona fra Marte e Giove, oggi nota come Fascia Principale.
Fu Keplero il primo a individuare la presenza di uno “spazio vuoto” fra i due pianeti, e quest’osservazione si ricollega alla misteriosa origine degli asteroidi.
L’intuizione di Keplero alimentò numerose speculazioni successive. Tra queste vi fu l’ipotesi di Fetonte, un presunto pianeta andato distrutto, i cui frammenti avrebbero dato origine alla Fascia degli asteroidi. Questa teoria negli anni ha affascinato la comunità scientifica che, però, propende verso una spiegazione diversa. Gli asteroidi sarebbero residui della formazione del Sistema Solare, ovvero del materiale che non riuscì ad aggregarsi in un pianeta, probabilmente a causa dell’influenza gravitazionale di Giove.
Gli asteroidi: tra memoria scientifica e sfide future
La cosa più incomprensibile dell’universo è che esso sia comprensibile.
Usando queste parole, Albert Einstein osservava il paradosso più grande della conoscenza umana. Dai faraoni egiziani, alle civiltà mesopotamiche, passando per i filosofi greci. Almeno una volta l’uomo si è fermato a osservare la volta celeste. Meraviglia e timore si danno battaglia nel suo animo, mentre dei punti luminosi attraversano il cielo.
Richiamando Tunguska, il nostro pianeta non è un semplice granello isolato dal resto del cosmo.
Nel tempo, agenzie spaziali e osservatori astronomici hanno parlato di misteriosi asteroidi che – sebbene non siano una vera e propria minaccia – si avvicinano al nostro pianeta. Parliamo dei cosiddetti Near-Eearth Objects (NEO), ovvero minuscoli oggetti le cui orbite potrebbero intersecare quella della Terra.
Proprio quest’anno, ad esempio, abbiamo potuto osservare il passaggio di un NEO: il 2026 JH2.
Per citare l’astronomo Mark Norris – intervenuto ai microfoni del giornale New Scientist -, avrebbe il potenziale per «distruggere una città intera».
Ma non facciamoci prendere dal panico. Ridurre gli asteroidi a una semplice fonte di preoccupazione sarebbe un errore. Essi, infatti, sono un vero e proprio archivio naturale delle origini del nostro Sistema Solare. A differenza dei pianeti, protagonisti di un’intensa evoluzione geologica, gli asteroidi – non a caso, soprannominati “pianetini” – sono i mattoni primordiali di una storia iniziata miliardi di anni fa.
Mentre continuiamo a osservare il cielo stellato, con lo stesso stupore dei nostri avi, l’Asteroid Day insegna una lezione preziosa.
Studiare il cosmo vuol dire comprendere qualcosa in più anche su noi stessi.