A cento anni dalla nascita della più iconica pin-up girl della Hollywood Anni ’50, lo spirito di Marilyn Monroe continua a vivere nella cultura pop e nelle nostre vite, attraverso immagini, film, opere d’arte, oggetti di design e cimeli personali dell’attrice.
Il fantasma dell’attrice nei suoi cimeli all’asta
Il 1° giugno di quest’anno, in occasione del centenario dalla nascita di Marilyn, sono stati messi all’asta da Heritage, a Los Angeles, ottanta oggetti. Tra questi: lettere, documenti, disegni e appunti, provenienti dalla collezione di una coppia molto vicina all’attrice, Norman e Hedda Rosten.
Il 4 giugno, a Beverly Hills, ne seguirà un’altra, organizzata da Julien’s in collaborazione con Turner Classic Movies. Si tratterà di un catalogo di circa duecento lotti in vendita, comprendenti alcuni pezzi davvero unici. Il suo primo storico contratto, ad esempio, firmato con la 20th Century Fox nel 1946, e una borsetta da sera dorata (valutata centomila dollari), con dentro ancora il rossetto, la cipria e altri accessori della Marilyn più quotidiana, più autentica…
Ma… chi era la vera Marilyn o, per meglio dire, Norma Jeane? Cosa si celava dietro quello sguardo, spesso sorridente davanti alle luci della ribalta, a volte malinconico, ma perennemente misterioso?
Norma Jeane: da un’infanzia difficile alla fuga verso le luci della ribalta
Secondo la psichiatra Valèrie Shikhverg, Marilyn presentava una “personalità borderline”, cioè una condizione psichiatrica che porta l’individuo a oscillare frequentemente tra psicosi e nevrosi.
I problemi di chi sviluppa questa patologia affondano le radici già nella primissima infanzia. Tra le caratteristiche più comuni: instabilità emotiva, continuo bisogno dell’approvazione altrui, abuso di alcol e farmaci.
In effetti, questa descrizione calzava a pennello con la vita dell’attrice.
La sua vita familiare era pressoché inesistente: una madre assente e affetta da gravi disturbi psichici, un padre mai conosciuto, e spostamenti continui tra orfanotrofi e case famiglia.
È proprio in una di queste che Norma Jean fu vittima di aggressioni sessuali.
Nella vita dell’attrice si susseguirono parecchi uomini, ma le sue relazioni furono tumultuose e nessuna particolarmente duratura. Questi traumi contribuirono a plasmare una personalità molto fragile, ansiosa, ma soprattutto priva di basi solide su cui costruire la propria vita.
In una parola: autodistruttiva. Il terrore dell’abbandono, frutto dei traumi dell’infanzia, la seguirà per sempre. Ed è forse questo che spinse la giovane Norma Jean alla ricerca delle sfavillanti luci del cinema, fari di una terra promessa.
Lì, avrebbe potuto trovare un pubblico che la accogliesse:
«Sapevo di appartenere al pubblico e al mondo, non perché fossi talentuosa o persino bella, ma perché non ero mai appartenuta a nient’altro o a nessun altro. Il pubblico è l’unica famiglia, l’unico principe azzurro, l’unica casa che avevo sempre sognato.»
Marilyn Monroe con Ben Hecht, 1974. My story. W. H. Allen. Virgin Books

Cursum Perficio: suicidio, omicidio o overdose accidentale?
Come è noto a tutti, Marilyn morì in circostanze che definire sospette e inquietanti sarebbe un eufemismo.
Versione ufficiale: probabile suicidio per avvelenamento da barbiturici.
In questa prima ipotesi, però, molte cose non tornano, come i dubbi sull’assenza di residui di pillole nello stomaco dell’attrice e la presenza di lividi non giustificati sul corpo.
Venti anni più tardi, quando il caso fu ufficialmente riaperto, si diffuse una seconda ipotesi: overdose accidentale. Si pensò, infatti, che, a causa dell’abuso di sonniferi, sottovalutando il pericolo, in quella tragica notte del 4 agosto 1962, Marilyn superò la dose prescritta.
In questo caso, la sua morte non sarebbe stata un suicidio, ma un tragico errore.
E se invece si fosse trattato di un omicidio? Ma che ragioni c’erano per uccidere Marilyn?
Anche questa una delle teorie più gettonate, nonché forse la più complottista. Secondo i sostenitori di questa tesi, i fratelli Kennedy sarebbero coinvolti. Come è noto, infatti, Marilyn fu l’amante di JFK, l’allora Presidente degli Stati Uniti, e del fratello Bob.
Forse l’attrice, lasciata dai due fratelli per timore dei legami di quest’ultima con la mafia, minacciò di rivelare la relazione e i segreti dei Kennedy tramite conferenza stampa. Una conferenza che non si tenne mai: Marilyn morì.
A suscitare ancora più clamore furono le parole di Ralph Greenson, psichiatra di Marilyn. Nel 1964, incalzato da un reporter, dichiarò:
«Non posso dare spiegazioni o difendermi senza rivelare cose che non voglio rivelare. Non posso proprio dire tutta la storia.»
Spinto a dire di più, concluse lapidario: «Parlate con Bob Kennedy».
Alcuni notarono un curioso e macabro dettaglio. Un motto latino era posto in un piccolo stemma all’ingresso della casa dell’attrice: “Cursum Perficio”, ovvero “Sto finendo il mio viaggio”. Era l’inizio del 1962, e Marilyn sarebbe vissuta ancora solo sei mesi.
Coincidenze o sentiva che sarebbe morta?
È evidente, dunque, che tra ipotesi diverse, testimonianze contraddittorie e verità soffocate, la morte della diva resta ancora uno dei più grandi enigmi di Hollywood.

George Barris, Santa Monica Beach, California, 1962, The Last Photoshoot
L’eredità di Marilyn Monroe
«Ha davvero dato origine a qualcosa. È stata la prima persona non convenzionale che ho conosciuto nella mia vita. Era un simbolo degli anni sessanta molto prima che questi iniziassero- circa dieci anni prima.»
Arthur Miller
Marilyn Monroe non è stata soltanto un’icona del cinema, un sex symbol, quando era ancora un taboo, o la “fidanzata d’America”, ma anche una donna che ha saputo anticipare i tempi.
Nonostante Hollywood la costringesse nel ruolo stereotipato della “dumb blonde”, Marilyn ha lottato per emanciparsi dal sistema tossico dell’industria cinematografica.
Nel 1954, si trasferì da Los Angeles a New York, e lì fondò la sua casa di produzione. Inoltre, studiò recitazione all’Actors Studio di Lee Strasberg, e si battè attivamente per parità salariale per le attrici, al tempo meno pagate rispetto ai colleghi uomini.
Già a ventisette anni, denunciò coraggiosamente le molestie sessuali subite dai produttori, nel suo articolo “Wolves I Have Known”, per mettere in guardia le giovani aspiranti attrici.
Attraverso il suo atteggiamento anticonformista verso l’amore libero e la sua costante ricerca di autenticità, Marilyn si è distinta come una figura all’avanguardia. Un’icona del femminismo, la cui luce non si è mai spenta, come canta Elton John in “Candle in the Wind”:
Your candle burned out long before
Your legend ever did
Angela Spinella
Fonti e bibliografia:
https://www.psicofilm.it/personaggi/psicologia-di-un-mito-marilyn-monroe/
https://www.libero.it/magazine/news/marilyn-monroe-100-anni-asta-oggetti-vita-privata-205986
https://www.storicang.it/a/le-tre-principali-teorie-sulla-misteriosa-morte-di-marilyn-monroe_16891
Anthony Summers, Dea. Le vite segrete di Marilyn Monroe, La Nave di Teseo, 2022