2 giugno 1946. La Repubblica Italiana e il voto alle donne celebrano 80 anni

“80 anni di Repubblica, ottant’anni al servizio del Paese”. Il claim scelto per la celebrazione nazionale racchiude il senso più profondo della festa. Il riconoscimento di un percorso collettivo costruito giorno dopo giorno grazie all’impegno di donne e uomini al servizio dello Stato. Domani l’Italia ricorderà traguardo importante, reso possibile dal lavoro silenzioso, competente e spesso discreto di tutti i servitori dello Stato, che hanno dedicato la propria vita professionale, spesso anche personale, alle istituzioni repubblicane.

Cenni storici

Il 2 Giugno 1946 gli italiani furono chiamati a decidere la forma istituzionale dello Stato. Dopo oltre vent’anni di dittatura fascista, la guerra, i bombardamenti, l’occupazione tedesca e la lotta di Liberazione, il Paese si trovò di fronte alla necessità di ricostruire non soltanto città e infrastrutture, ma anche le proprie istituzioni democratiche.

Con la fine della guerra emerse una questione destinata a segnare il futuro dell’Italia: il ruolo della monarchia. La Casa Savoia era infatti considerata da molti corresponsabile dell’ascesa del fascismo, avendo consentito a Mussolini di assumere il potere nel 1922 e sostenuto per anni il regime. Al tempo stesso, una parte della popolazione continuava a vedere nella monarchia un elemento di continuità e stabilità istituzionale.

Per risolvere la questione, il governo guidato da Alcide De Gasperi decise di affidare la scelta direttamente ai cittadini. Il 2 e il 3 giugno 1946 gli italiani furono chiamati alle urne per esprimersi nel referendum istituzionale tra monarchia e repubblica e per eleggere l’Assemblea Costituente incaricata di redigere la nuova Costituzione.

L’affluenza al voto fu altissima. Nel 1946 gli aventi diritto al voto erano 28 milioni , i votanti furono quasi 25 milioni

Il 18 giugno 1946 la Corte di Cassazione proclamò in modo ufficiale la nascita della Repubblica Italiana.

 

La Repubblica italiana sarebbe nata senza il voto delle donne?

Probabilmente no. Perchè ottant’anni fa le donne cambiarono le sorti del nostro Paese. Milioni di donne entrarono da protagoniste nella vita democratica dell’Italia.

Dopo decenni di esclusione dalla vita pubblica, le donne italiane poterono finalmente decidere il futuro della nazione. Due eventi inseparabili: la nascita della Repubblica e il voto femminile. La democrazia italiana nasce dunque dal sacrificio delle tante donne partigiane, lavoratrici, madri e intellettuali che, con coscienza civile e coraggio, hanno dato adito alla propria voce.

La partecipazione femminile fu inimmaginabile. Infatti, le donne elettrici (13 milioni) furono più degli uomini (12 milioni).

Le cronache dell’epoca raccontano file ordinate davanti ai seggi, curiosità, emozione e senso di responsabilità.

«Lunghissima attesa davanti ai seggi. Sembra di essere tornati alle code per l’acqua, dei generi razionati. Abbiamo tutte nel petto un vuoto da giorni d’esame, ripassiamo mentalmente la lezione: quel simbolo, quel segno, una crocetta accanto a quel nome. Stringiamo le schede come biglietti d’amore…» (Anna Garofalo, 1946)

Anna Garofalo, scrittrice e giornalista, racconta così l’atmosfera di quelle ore vissute dalle donne al loro primo voto. E Paola Cortellesi nel suo film C’è ancora domani ha rappresentato intensamente questa scena. Nel bianco e nero della Roma del ’46, la Cortellesi descrive il gesto del voto come qualcosa di più di un diritto appena acquisito. Diventa una frattura nella storia privata e pubblica delle donne italiane.

 

Le donne che fondarono la Repubblica

Nell’elezione per l’Assemblea costituente, su un totale di 556 deputati, vengono elette 21 donne: 9 della Democrazia cristiana, 9 del Partito comunista, 2 del Partito socialista e 1 dell’Uomo qualunque. Ognuna di esse partecipa alla fondazione della nuova Repubblica democratica e, nonostante la differente posizione dei rispettivi partiti, fecero spesso causa comune su temi riguardanti l’emancipazione femminile. Per la prima volta, dalle urne uscirono ventuno nomi di donne, che avrebbero fatto parte dell’Assemblea Costituente: Adele Bei, Bianca Bianchi, Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Maria De Unterrichter Jervolino, Filomena Delli Castelli, Maria Federici Agamben, Nadia Gallico Spano, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Angelina Merlin, Angiola Minella Molinari, Rita Montagnana Togliatti, Maria Nicotra Verzotto, Teresa Noce Longo, Ottavia Penna Buscemi, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi, Vittoria Titomanlio.

Per la maggior parte di loro, la partecipazione alla Resistenza è stata l’esperienza determinante, pensiamo ad esempio a Teresa Mattei, Nilde Iotti, Angela Gotelli, Laura Bianchini e altre. Alcune di loro hanno vissuto la clandestinità durante il regime fascista, altre non hanno completato gli studi perché non potevano permetterselo. Emblematico è il caso della marchigiana Adele Bei, terza di 11 figli, che a 12 anni lascia la scuola per fare la bracciante e contribuire al bilancio familiare.

Impariamo dalle 21 madri costituenti” - Patria Indipendente • ANPI
Le 21 Madri Costituenti riunite nell’Assemblea del 1946: tra loro le prime donne elette in Parlamento, protagoniste della scrittura della Costituzione italiana e simbolo dell’ingresso femminile nella vita politica del Paese.

 

Il loro contributo fu determinante soprattutto nella definizione dei principi di uguaglianza che ancora oggi costituiscono il cuore della Carta repubblicana. Le Madri Costituenti si batterono affinché nella Costituzione trovassero spazio il riconoscimento della pari dignità sociale, la tutela della donna lavoratrice, la parità tra i coniugi e il diritto di accesso agli uffici pubblici senza discriminazioni.

Molte delle conquiste che oggi vengono considerate naturali nacquero proprio da quelle discussioni. In un’Italia ancora profondamente segnata da una cultura patriarcale, quelle ventuno donne seppero guardare avanti, immaginando una società più giusta e inclusiva.

Ma, a ottant’anni dal suffragio, oggi ogni conquista,  va resa concreta nella vita quotidiana di tutte le donne. Nel 2026 l’Italia continua a registrare profondi ritardi: divari salariali, carriere discontinue, basso tasso di occupazione femminile. Ancora oggi essere donna significa dover sacrificare la propria vita, i propri desideri per ottenere il massimo (o in egual misura) rispetto agli uomini.

La loro presenza contribuì a rendere la Costituzione un testo capace di parlare a tutti i cittadini, non soltanto agli uomini. Fu una rivoluzione silenziosa ma profonda, che trovò espressione nell’articolo 3, dove si afferma il principio dell'”uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di sesso”.

 

FONTI

https://www.difesa.it/content/manifestazioni/festa-della-repubblica-2026/index/96112.html

https://www.difesa.it/content/manifestazioni/festa-della-repubblica-2026/storia-del-2-giugno/il-referendum-del-1946/98878.html

 

Elisa Guarnera