Belletta mia, non aver timor d’esser
ciò che sei destinata a divenir.
Ignora chi ti taccia d’apparir
aspra, perché incapaci di mirarti.
Belletta mia, tu, figlia del mio sangue,
fatica di mie impetuose pene,
t’incolperanno non sia come speran,
assolvendosi, pur di non capirti.
Belletta mia, parteggi co’ tu padre
l’oscuro destino di sembrar pietra,
fervente impeto, ma fredda scorza,
con ciò sia cosa che non sol non tentan
d’amarti, com’io ho fatto con te,
ma nemmen viverti con altre membra.
Enzo Bertuccio