Invertebrata
senza tralicci
e senza tralci
una vite avvizzita e
zoppa sgomita e
singhiozza
linfa acidognola.
Più si sforza
più gli scricchiolano
gli arti non morti.
Microcefali
acini arcigni
a mo’ di remi
troppo corti
per un legno marcito
che affonda.
Neppure un tozzo
né un goccio arraffa tra le
intemperie e l’afa, per quanto
si strizzi
per quanto si prostri al
solleone e alle mosche
sue figlie, che a sciami
nascono ed escono dalle sue viscere
di pianta.
Dove sono le figlie della notte,
le farfalle?
Capisco.
Una pagliuzza di polline
da setacciare
tra gli sterpi
forse non c’è.
Giulio Mannino