Verso la riforma della legge elettorale: continua l’iter dello Stabilicum

Dibattito nella maggioranza

Dopo lo scivolone del referendum sulla giustizia, all’interno della coalizione di centrodestra sono partite le discussioni sulla nuova legge elettorale.

In un incontro fra i vertici della maggioranza sono stati delineati i punti della possibile riforma, che si intreccia con il progetto di Premierato portato avanti da Giorgia Meloni. Secondo la premier l’elezione diretta del capo del governo dovrebbe essere seguita da un meccanismo capace di garantire una maggioranza parlamentare stabile e coerente. Da qui l’idea di un premio di governabilità che possa assicurare al premier vincente numeri certi in Parlamento, riducendo la necessità di ricorrere a coalizioni forzate.

Oggetto di discussione anche l’inserimento delle preferenze: Fratelli d’Italia si dice favorevole – così come il possibile alleato Vannacci. Più cauta invece Forza Italia. Parte della maggioranza teme che il ritorno alle preferenze possa accentuare personalismi e scontri all’interno dei partiti.

Barricate alzate da parte delle opposizioni, che accusano il governo di voler cambiare le regole del gioco ad un anno dalle elezioni. PD, M5S e AVS non ritengono la legge elettorale una priorità, ed esortano la maggioranza a discutere su salari, sanità e crisi energetica. Inoltre vengono contestati Premierato e bonus di governabilità, poiché si ritiene possano svilire il ruolo del Parlamento.

Perché se ne discute adesso

Oltre che nei buoni propositi della maggioranza, le ragioni della nuova legge sarebbero da ricercare nell’attuale scenario politico decisamente mutato rispetto alla precedente tornata elettorale.

Nel settembre del 2022 le urne restituirono un risultato netto, con il centrodestra in grado di affermarsi con oltre il 43% dei voti. Una vittoria schiacciante quella dei conservatori, che però fu determinata principalmente da due motivi: l’enorme astensionismo – record storico negativo dell’età repubblicana – e la divisione degli avversari. Pesò infatti la scelta del centrosinistra e del Movimento 5 stelle di presentarsi in liste separate, disperdendo così i voti del campo progressista. Altro fattore di non poco conto fu l’ormai defunto Terzo Polo – Azione e Italia Viva – che quell’anno ottenne il 7,8%.

Quattro anni dopo gli equilibri sono cambiati. Per la prima volta le forze del centrosinistra hanno superato – almeno in apparenza – le proprie divergenze, compattandosi in quel Campo Largo che tanto impensierisce il centrodestra. Il punto di svolta pare essere stato proprio l’esito del referendum di marzo. Da quel momento i sondaggi riportano un delicato testa a testa fra le due coalizioni, con un Campo Largo che potrebbe addirittura passare in vantaggio. Anche da qui nascerebbe l’idea di cambiare le regole del gioco.

Cosa cambierebbe con la nuova legge elettorale: Rosatellum e Stabilicum al confronto

Nel 2022 – così come nel 2018 – venne usato il Rosatellum, un sistema misto tra proporzionale e maggioritario nato come compromesso tra esigenze di governabilità e rappresentanza.

Circa due terzi dei seggi parlamentari vengono attribuiti con metodo proporzionale in collegi plurinominali sulla base di liste bloccate: in questo caso sono i partiti a decidere l’ordine dei parlamentari eletti, e non gli elettori tramite preferenze. I restanti seggi sono invece assegnati mediante sistema maggioritario in collegi uninominali, dove viene eletto il candidato che riceve più voti. È inoltre prevista una soglia di sbarramento al 3% per le liste singole, mentre per le coalizioni la soglia è fissata al 10%.

Con lo Stabilicum – nome che richiama il concetto di stabilità – il sistema elettorale subirebbe l’ennesimo stravolgimento. Si passerebbe a un meccanismo prevalentemente proporzionale con l’eliminazione dei collegi uninominali. Verrebbe reintrodotto un premio di maggioranza che, come detto, sta facendo parecchio discutere. È chiamato premio di governabilità, e consiste in una fetta di seggi aggiuntivi – 70 alla Camera e 35 al Senato – da attribuire alla coalizione vincente che raggiunga almeno il 40%. Per evitare una maggioranza considerata eccessivamente ampia e quindi potenzialmente incostituzionale, verrebbe fissato un tetto massimo di 230 deputati e 114 senatori. Nel caso in cui nessuno degli schieramenti dovesse arrivare al 40%, si passerebbe ad un eventuale ballottaggio fra le due coalizioni più votate che abbiano raggiunto almeno il 35%. Qualora non si verificassero le condizioni né per il premio di maggioranza né per il ballottaggio, i seggi verrebbero distribuiti interamente col sistema proporzionale.

 Le incognite Vannacci e Calenda

Se si andasse a votare domani otterremo due coalizioni al disopra del 40%. In uno scenario simile anche il singolo voto in più farebbe la differenza per poter ottenere il premio di maggioranza.

Ed è qui che entrano in gioco due variabili che potrebbero decidere le sorti delle prossime elezioni: Roberto Vannacci e Carlo Calenda.

Vannacci non ha mai chiuso le porte a un suo ritorno nel centrodestra, ma ha fissato delle condizioni rispetto alle quali non sarebbe disposto a negoziare. Fra i nodi da sciogliere c’è anche il tema delle liste bloccate. Il Generale si è detto nettamente a favore delle preferenze, mentre nelle bozze dello Stabilicum queste non sarebbero previste. Perlomeno al momento. Non è da escludere un percorso in solitaria di Futuro Nazionale, anche se l’ipotesi dell’alleanza pare la più plausibile. Resta da capire se Forza Italia – partito europeista e moderato – possa accettare un inevitabile spostamento della coalizione verso posizioni più radicali.

Per Carlo Calenda la situazione è più complessa. Il leader di Azione ha preso le distanze dal Campo Largo, ma al contempo nega un suo ingresso nella coalizione di centrodestra. “Andremo da soli … come abbiamo fatto dal primo giorno di Azione” ha dichiarato l’ex Dem in un’intervista a un podcast. Tuttavia la soglia di sbarramento – che nello Stabilicum potrebbe essere innalzata al 5% – preoccupa e non poco. Resta così sul tavolo l’idea di ricostruire un polo centrista col Partito Liberaldemocratico, Ora! e Radicali Italiani. Ma anche qui non mancano le difficoltà.

L’iter della riforma

Intanto si sono concluse le audizioni in Commissione Affari costituzionali, dove sono stati ascoltati costituzionalisti ed esperti in diritto elettorale. Il prossimo passo sarà la discussione del testo fra i gruppi parlamentari, con le successive presentazioni dei vari emendamenti.

L’esecutivo punta all’approvazione entro la fine della legislatura, ma i tempi stringono ed è probabile che il provvedimento subisca delle modifiche.

Rimane da chiarire se la riforma proposta nasca per garantire maggiore stabilità al Paese, o se abbia anche l’obiettivo di ridisegnare gli equilibri politici in vista delle prossime elezioni.

 

Giovanni Gentile Patti