Finché c’è voce

Sei duro a morire, vecchio mio.

Nel dolore e nella malattia
Di ogni singolo respiro
Sei ancora vivo.

Ti sei venduto alle macchine,
Un cuore d’acciaio
Per qualche briciola di tempo.

Perché t’ostini a non morire?
Cosa ti tiene tanto ancorato alla vita?

Non la capisco
La volontà di sopravvivere
Di resistere alla morte.

Non ne hai più le forze
Né le speranze
Eppure sei qui

Le pupille celesti
Chiare
Vivide
Come se vivessi ancora.

Quando morirai, vecchio mio?

Quando smetterai
Di raccontarmi
Delle vite che hai vissuto
Allora, forse
La tua memoria
Sarà solo un mio ricordo.

E morirai.

Per la prima volta
Le tue mani cederanno
Al peso della terra.

Samuele Scaffidi