L’anatomia di En e Xanax: da Anna e Marco alla Gen Z

È il 2013 quando Samuele Bersani pubblica En e Xanax, una gemma preziosa del repertorio cantautorale italiano che vede la luce in un periodo in cui la salute mentale non è ancora in tendenza sui social e l’ansia non è riconosciuta come condizione esistenziale dell’uomo moderno. 

Musicalmente, si tratta di una ballata pop d’autore con escursioni contenute e un arrangiamento che accompagna senza mai imporsi o esplodere. Bersani, con voce trattenuta e misurata, interpreta una tensione che si alza e si abbassa gradualmente, come il battito di due cuori che si regolarizzano a vicenda. 

È  il primo singolo dell’ottavo album del cantautore romagnolo, Nuvola Numero Nove, dedicato al maestro e amico Lucio Dalla che, nel ’91, lo ha portato con sé in tournée a vendere magliette e a cantare Il Mostro, una delle sue prime produzioni musicali. 

Bersani, tra successi radiofonici, premi e fughe dalla ribalta, ha dimostrato, con la sua scrittura poetica, tagliente e raffinata, un’acuta sensibilità nel cogliere e narrare gli aspetti più contraddittori e vulnerabili dell’animo umano. E dell’amore. 

Due fragilità che si incontrano 

En e Xanax è la lucida rappresentazione di una generazione emotivamente fragile, sospesa tra il desiderio di connessione e la paura del dolore.

Un racconto autobiografico che, con riconoscibile delicatezza poetica e cruda introspezione, narra l’incontro di due esistenze – “En” e “Xanax”, personificazioni dei due ansiolitici – che si vedono e accompagnano nella quotidianità di chi non ha mai imparato ad abitare e riconoscere le proprie paure. 

En e Xanax non si conoscevano 

Prima di un comune attacco di panico e subito 

Filarono all’unisono 

Nel testo non c’è retorica, vittimismo o giudizio morale, ma solo la visione consapevole di un amore imperfetto, contaminato dal lessico farmacologico e da una sorta di codipendenza affettiva che, oggi, verrebbe facilmente etichettata come “tossica”. 

È un amore onesto, a tratti instabile e impetuoso (quando litigavano avrebbero potuto «uccidersi al telefono»), che però rimane presente e fedele a sé stesso.

Lei si calmava, lui la ritrovava nuda sulla sedia

E poi sovrapponevano

Il battito cardiaco

L’intimità va oltre il sesso e diventa l’accostamento di due anime che sanno esattamente dove ritrovarsi.

Tatuaggio di Samuele Bersani Fonte: https://radiabo.it/magazine/musica/musica-e-regolazione-emotiva-un-viaggio-con-en-e-xanax-e-il-loro-amore/

L’amore come cura 

Per En e Xanax l’incontro diventa terapia quotidiana: reciproca, a tratti squilibrata, ma necessaria. 

En e Xanax si tranquillizzavano 

Con le loro lingue al gusto di medicina amara 

E chiodi di garofano 

Non si tratta di un amore salvifico, capace di guarire o cancellare il dolore, ma della ricerca di un equilibrio che, somministrazione dopo somministrazione, trasformi l’amarezza e il vuoto chimico – la “medicina amara” – in piacere e quiete naturale.

En e Xanax si anestetizzavano 

Con le loro lingue al gusto di menta e marijuana 

E poi si addormentavano 

Bersani dipinge un amore funzionale che non promette miracoli, ma abbassa il rumore dell’ansia.

La promessa di restare 

Se non ti spaventerai con le mie paure

Un giorno che mi dirai le tue

Troveremo il modo di rimuoverle

In due si può lottare come dei giganti contro ogni dolore

E su di me puoi contare per una rivoluzione

Fonte: YouTube/ Samuele Bersani – En e Xanax (Official Video) – Samuele Bersani

Con queste parole il cantautore romagnolo mostra che la vera rivoluzione non risiede nella certezza dell’eternità, ma in una vicinanza che renda il vuoto terreno fertile per la costruzione di “un giorno” migliore.

Non servono grandi promesse, se non un sincero: «Puoi contare su di me, affinché le cose cambino». Un invito al mutamento condiviso, con valenza attiva. La promessa di restare, anche quando fa paura. 

Bersani non estetizza né spettacolarizza la sofferenza: racconta un giovane amore umano, fatto di cura, pazienza e riconoscimento

Dalla metafora poetica alla regolazione emotiva 

Reinterpretata durante la serata cover del Festival di Sanremo di quest’anno, la versione di En e Xanax proposta da Enrico Nigiotti e Alfa, con barre vicine alla cultura del “self-care” dei social media, ha esplicitato ciò che Bersani aveva compreso prima ancora che la fragilità diventasse identità generazionale: l’amore contemporaneo non è solo slancio, ma anche regolazione emotiva. 

Esordendo con «Prima di assumere leggere attentamente», Alfa spiega ciò che nel 2013 veniva raccontato attraverso immagini e simboli: 

Perché quando si fa buio, i pensieri più pesanti
L’amore può diventare il migliore dei calmanti

Enrico Nigiotti e Alfa sul palco di Sanremo Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/28/sanremo-2026-serata-cover-bacio-levante-gaia-notizie/8308631/

En e Xanax, spesso definita la nuova Anna e Marco di Dalla, simboleggia uno spartiacque generazionale che ha sovvertito la visone dell’incontro umano.

L’amore trascendentale e metaforico di Anna e Marco, che volevano fuggire cercando «la strada delle stelle», è giunto, con En e Xanax, in una dimensione terrena in cui gli amanti non si «scambiano la pelle e cominciano a volare», ma leggono e sovrappongono il battito cardiaco.

La disillusione della Gen Z

In un’epoca in cui ci crediamo esperti di relazioni, stili di attaccamento e red flags, rischiamo di diventare incapaci di costruire rapporti reali e duraturi. Parliamo di amore liquido, dinamiche tossiche e  viviamo di congetture ed emozioni di seconda mano, usufruendo di concetti che abbiamo interiorizzato, ma che non ci appartengono.

Siamo spinti a credere che condividere insicurezze e fragilità renda i legami più precari. E così, oscillando tra romantici ideali d’amore (Alfa) e visioni più disilluse, finiamo per abitare la cinica rappresentazione di Giuse The Lizia che, con 404 (una canzone de I Cani), ritrae una generazione stereotipata, in cui Campari, IQOS, fast fashion e patriarcato, fanno da sfondo ad Anna e Marco, «che si lasciano sull’iPhone/ e raccontano agli amici che lei è pazza e lui è un fascio». 

Restituire all’amore la sua sacralità 

I nuovi Anna e Marco non tornerebbero nella provincia in cui sono nati tenendosi per mano. Piuttosto, per paura di soffrire, farebbero finta di nulla, ripetendosi che «doveva andare così». 

Lucio Dalla lo sapeva: anche se «Anna avrebbe voluto morire» e «Marco voleva andarsene lontano», la vera rivoluzione consisteva nel tornare «tenendosi per mano». E restituire all’amore la sacra veridicità dell’esperienza: conoscenza imprevedibile, illogica e, proprio per questo, irripetibile.

La rivoluzione è vivere d’amore.

Forse così potremmo comprendere cosa intendeva Bersani con una delle dichiarazioni più belle di sempre:

“Tu hai l’anima che io vorrei avere”.

Valeria Giorgianni

Fonti:

  • https://www.ondarock.it/italia/samuelebersani.htm
  • Musixmatch
  • Immagine in evidenza: https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh8GLK2iBC0ewGokgAuLwmdw5odPGtXqGqykQj09jI-0THLeQ7flWXsAB4MfsbyMr-UlZp035IFcMPmA_cRHPa0ycv2VHO8o9usRrwhwPC2_BhLsbGaLMUNRu9XopUTNYc2Vmxu027Cz4c/s1600/en+e+xanax.jpg