In un giardino vivacemente variopinto da fiori di ogni tipo si trova la mia casa. È costruita con mattoni color ocra e le tegole del suo tetto hanno l’aria un po’ vintage, rinvigorita dalle grandi finestre che si affacciano sul prato leggermente bagnato dalla rugiada. Il cinguettio dei passerotti ne rallegra l’atmosfera, facendola sembrare un piccolo angolo di paradiso. Un ampio balcone si estende al centro, con un tavolino di legno d’abete circondato da piante di un verde acceso. La mia casa ha tante stanze, tutte diverse.
C’è un piccolo ingresso, che con la sua porta scura conduce all’interno del salotto. Questo è tanto grande: pieno zeppo di quadri, libri e oggettini di ogni tipo. Lì, sedute sul divano vinaccio, ci sono le persone di passaggio, quelle che rimangono per poco tempo. Tutti quegli individui – lo so già – sono destinati ad andarsene senza fare ritorno. A volte lo fanno silenziosamente e nemmeno me ne rendo conto; altrettante, invece, stravolgono completamente l’ordine di quella camera. Noncuranti della mia vicinanza, sbattono la porta brutalmente, facendo tremare tutto come un terremoto. Io li osservo allontanarsi mentre la quiete di quella dimora vacilla, ma si ristabilirà pian piano, basta avere pazienza.
Poi si può notare la cucina, uno spazio che racchiude tutti i sapori e i profumi che colorano la mia personalità. Se si accostano insieme vengono fuori diverse combinazioni che ricordano tanti attimi della mia vita: l’odore di pasta frolla appena sfornata o l’aroma della salsa di pomodoro che cuoce nella pentola. Naturalmente, nella dispensa ci sono tutte le spezie, anche quelle che ho assaggiato nel corso del tempo ma non apprezzo particolarmente. Sulla parete c’è un orologio a cucù, il cui ticchettio scandisce le ore che scorrono inesorabilmente. Mi piace tanto stare qui, perché ripercorro i passi della mia esistenza, dall’infanzia alla crescita.
In bagno – quello che spesso è sottovalutato – c’è un grande specchio. Ti regala sia i riflessi migliori sia quelli un po’ meno belli. Io mi guardo spesso e ho vissuto i miei cambiamenti; ognuno di essi ha costruito la persona che sono oggi e che sarò, probabilmente, domani. Spesso non mi soffermo a osservare solo i dettagli fisici, perché questi nascondono qualcosa di più profondo: il mio essere, soggetto a trasformazioni più radicali di quelle esteriori.
La stanza più significativa, però, è la mia camera da letto. Di giorno è luminosa, calda e accogliente, come tutte le mie sicurezze. Di sera, se si guarda con i miei occhi, si possono vedere tutti coloro che mi vogliono davvero bene. Loro li ritrovo sempre e, senza chiedere nulla in cambio, mi accudiscono nei momenti belli, ma anche in quelli più grigi. Sul tetto, luminosi, ci sono tutti i miei sogni, che nascondono le mie paure. Quando io mi adagio sul morbido letto li conto tutti: è vero, sono tanti, ma insieme formano la mia costellazione preferita.
La mia casa ha tante stanze, sta agli altri scegliere quella che vogliono visitare.
Alda Sgroi