Canterò con sommo ardore
tutte le esperienze dell’umana gente
che col trasporto di scarsa virtute
fu avvinta dalle tragedie impossibili.
Declamerò l’amor per quell’uomo
che di principio non mi fu dato mai ad amare,
quanto questa vita fu tormentata
e quell’abbietto avulso alla fedeltà.
Enarrerò il bene che mi legava alla madre,
senonché Atropo, smaniosa di morte,
la rapì alla terra per strozzare
all’innocente figlio un singhiozzo.
Invocherò le fiere Muse affinché mi diano parole
per raccontar voi quanto oscuro e cieco
sia il manto ch’ogni guerra indossa
perché mai strage possa esser più grande.
Innalzerò al cielo, infine, quest’ode perché
Anteros sappia ch’amai infinitamente più di lui
e ch’odio, morte e guerra nulla sanno
di cosa un cor ferito possa sconfiggere.
Enzo Bertuccio