Alla ricerca del Greco di Calabria: Il grecanico

Tra l’XI e il VII secolo a.C., diverse ondate di colonizzazione interessarono il Mar Mediterraneo, dando origine – soprattutto in Asia Minore e nella penisola italica – a due poli di primaria importanza. Questa espansione comportò il progressivo ampliamento dell’area di diffusione della lingua greca.

Gli abitanti delle apoikiai” (le nuove fondazioni) portarono con sé tradizioni, culti e modelli politici dalla madrepatria. La lingua greca si innestò nelle nuove regioni e si diffuse, trasformandosi nel tempo grazie al contatto con le altre lingue locali. Questi incontri lasciarono tracce più o meno evidenti nella toponomastica e nei dialetti del territorio.

Lo spazio geografico in cui si parlava greco, dopo aver raggiunto la massima espansione con le due colonizzazioni (la prima verso la penisola anatolica nei sec. XI-X, e la seconda verso occidente nei sec. VIII-VI a.C.), conobbe un periodo di contrazione progressivo dovuto a motivi sociopolitici, che si assestò soltanto negli ultimi decenni del ventesimo secolo.

Ricordiamo le parentesi, importantissime, dell’Ellenismo, durante il quale il greco si diffuse nei territori conquistati da Alessandro Magno, e quella dell’Impero Bizantino, che adottò il greco come lingua ufficiale al posto del latino.

Attualmente il greco è parlato a Cipro (nella parte greca del Paese) e nelle due isole linguistiche greche nel Sud Italia, ovvero la penisola salentina, il cui centro più importante è Calimera, e quella sulle pendici dell’Aspromonte in Calabria. In queste due zone permane ciò che è possibile considerare una grecofonìa, che dal Medioevo doveva abbracciare gran parte del Salento e della Calabria.

Le origini

L’origine di questa zona linguistica è incerta. Sono state avanzate due diverse ipotesi: la prima, sostenuta dal linguista tedesco Gerhard Rohlfs, considera questa varietà dialettale come eredità del greco parlato in Magna Grecia; quindi, un fenomeno linguistico continuo che dai tempi della Μεγάλη Ἑλλάς fino ad oggi è rimasto in vita, seppur a stento.

La seconda ipotesi, avanzata dal linguista milanese Giuseppe Morosi (1844-1890), attribuisce invece lo sviluppo di questa isola linguistica al greco importato dai Bizantini dopo la Renovatio imperii di Giustiniano (VI sec. d.C.).

A favore della teoria dello studioso tedesco vi sono diversi dati da considerare: innanzitutto, è bene osservare che gli attuali dialetti italiani del Meridione sono profondamente intrisi di grecismi e anche la toponomastica si presenta chiaramente di origine greca. Non vi è però unanimità tra gli studiosi, sebbene quella di Rohlfs sia l’ipotesi oggi più accreditata.

Diffusione del Greco in Calabria. Fonte: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/a/ae/Greco_calabro.jpg/330px-Greco_calabro.jpg
Diffusione del Greco in Calabria.
Fonte: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/a/ae/Greco_calabro.jpg/330px-Greco_calabro.jpg

Il declino

Se le origini sono incerte, le cause del suo progressivo declino sono più che evidenti. Con la conquista della Calabria da parte dei Normanni nell’XI d.C. secolo e la successiva diffusione del rito cattolico romano nel Meridione, il grecanico, profondamente connesso al rito ortodosso greco, vide ridotta la sua utilità e il suo patrimonio culturale-religioso.

I numerosi monasteri sparsi per tutta la Calabria tramandavano la cultura greco-ortodossa, dando importanti contributi sia alla filologia classica sia a quella cristiana; col tempo, tuttavia, subirono un lento declino e uno stato di degrado che portò al progressivo abbandono della maggior parte di essi.

Oggi i parlanti del grecanico sono circa 500, per lo più anziani. Vi è una concreta difficoltà nella trasmissione di questa lingua, tuttora considerata un mero dialetto e vittima di una sorta di “razzismo linguistico”.

Le grammatiche sono poche e i docenti, spesso italofoni, non hanno piena dimestichezza con questa lingua.

Le uniche aree in cui il grecanico è ancora parlato, oltre ad alcuni quartieri di Reggio Calabria, sono quelle dell’entroterra.

Tuttavia, il continuo fenomeno di spopolamento dei centri interni a favore delle città sta ulteriormente ostacolando la sopravvivenza della lingua: mancano infatti parlanti giovani che possano garantirne la trasmissione.

Nonostante ciò, esistono ancora oggi associazioni culturali e linguistiche che cercano di impedirne l’estinzione e di preservare, insieme alla lingua, l’intero patrimonio culturale grecanico.

Fortunato Nunnari

Fonti:

https://www.museoalessandroroccavilla.it/2020/01/15/il-grecanico/

https://calabrianellanima.com/grecanico-calabria/