Tra le emozioni: Viaggio al centro di sé

Pensiamo alla storia dell’uomo come un grande atelier, nel quale egli – tormentato artista – combatte una perenne guerra con se stesso. Unica arma: un pennello. Davanti ai suoi occhi, solo quella tela che ogni pittore contempla, spesso assorto nei suoi mille pensieri, con occhi che già possono immaginare le forme che riempiranno quei nivei spazi. E qui, novello Icaro, vola con quell’immaginazione che, eco nei corridoi nella mente, riesce a cogliere appena, imprimendo in essa – ora stenografa – incertezze ed emozioni.

Con disarmante facilità, ecco che l’ispirato artista traccia i contorni di mondi altrimenti sopiti fra le ripide vie della capitale della mente, quasi sommersi in una vera Atlantide mentale. Il pennello sarà, quindi, la chiave di una porta nascosta dai tralci del pensiero, come la penna per lo scrittore è la combinazione per la cassaforte delle emozioni. Come Ulisse che lascia la sua Itaca, la mente stessa riesce talora a spingersi al largo. Così, imita quel mai domato spirito che non trova sollievo nemmeno al primo porto sicuro. L’iperuranio di cui Platone ci parlò è quindi dentro di noi. Eccoci, in trepidante attesa del coraggioso marinaio che circumnavigherà questo globo interiore, squarciando quel velo di Maya che da sempre ci parla di miraggi più che di realtà.

Ma se nessun uomo è un’isola, anche lui, prima o poi, si troverà a dover sbarcare, e sarà la fantasia unica compagna di quest’eterna odissea. Noi stessi, navigatori per l’oceano della psiche, ci imbarchiamo per raggiungere quell’Itaca dove Penelope ancora disfa la tela dell’immaginazione. Leggiamo un libro o notiamo il dettaglio di un antico dipinto. Ecco la prima tappa di un viaggio in cui solo le emozioni potranno far da cicerone per quei mondi interiori che quasi sembrano complessi mosaici.

Cent’anni di solitudine non potranno mai bastarci per veder quei frammenti che riposano nella mente, dando forma a confusi sogni che sfuggono alla realtà. Essi saranno fogli di uno stesso libro, impolverato e nascosto in una biblioteca interiore, dove unica inquilina è la fantasia. Solo il suo soffio potrà liberarla dell’indifferenza.

Non saremo dei semplici lettori che cercano di dare un senso alle parole poste tra le righe, ma autori delle stesse. Solo così riusciremo a dar loro una propria forma. La penna unico strumento che, come il telescopio con il cielo, ci permette di scrutare all’interno di noi. Saremo come dei moderni Moscarda e dovremmo renderci conto di una singolare verità. Quel che conosciamo di noi è solo una piccolissima parte di quel che siamo veramente. Cosa sappiamo, infatti, di noi, se non ciò che vediamo impresso sulla singola tessera dell’enorme puzzle dell’anima? Anche quando diamo una casa ai nostri pensieri, riportandoli su carta, laddove l’unica nostra alleata è la penna, la finestra che s’apre sull’anima ci sembrerà sempre socchiusa.

Noi, ciechi pur vedendo, ci affideremo solo a un flebile spiffero.  Così, avremo una singola bussola in un viaggio al centro di noi stessi.  Proprio qui noteremo quello che è il paradosso dell’uomo, viandante e labirinto al tempo stesso.

Manuel Mattia Manti