L’Ungheria scrive la storia
Erano state presentate come le elezioni più importanti dal 1989, e sicuramente hanno decretato un risultato che passerà alla storia: dopo 16 lunghi anni Viktor Orbán non è più il capo del governo. Gli ungheresi hanno scelto di voltare pagina, affidando a Peter Magyar il compito di rilanciare il paese.
L’esito finale ha rispettato le previsioni dei sondaggi che davano Tisza – partito di Péter Magyar – in netto vantaggio su Fidesz di Orban. Il dato più importante è stata l’affluenza record: gli ungheresi hanno votato in massa sin dalle prime ore del mattino – si iniziava a votare alle 6 – raggiungendo oltre il 77% degli aventi diritto.
Già nel pomeriggio erano iniziati i prima scontri a distanza tra le parti, con accuse reciproche di brogli e compravendita di voti. Le acque si erano poi calmate verso le 21 e 30, quando Viktor Orbán aveva accettato la sconfitta, porgendo le congratulazioni all’avversario.
La netta vittoria di Tizsa ha consegnato al partito la maggioranza costituzionale – 138 seggi su 199 –, ovvero i due terzi del parlamento necessari per modificare la costituzione. Fidesz si ferma a 55. Supera lo sbarramento del 5% anche Mi Hazánk ottenendo 6 seggi.
“Gli ungheresi hanno scelto l’Europa”. Queste sono state le prime parole di Magyar, sul palco del raduno di Tisza in piazza Batthyany, a Budapest. Viktor Orbán ha invece definito la debaccle un’“amara sconfitta”. In Europa si festeggia, con Macron e Merz che parlano di Europa più forte e unita. La Presidente Von der Leyen, sperando di aver superato definitivamente l’ostruzionismo di Orbán, esulta: “stasera il cuore dell’Europa batte più forte in Ungheria.”
Chi è Péter Magyar
45 anni, laureato in giurisprudenza, Péter Magyar è l’uomo che è riuscito a sconfiggere il sistema dal quale proveniva. Nato a Budapest, inizia a familiarizzare con la politica già da piccolo: figlio di due importanti avvocati, il suo padrino fu Ferenc Mádl, presidente della Repubblica dal 2000 al 2005. Nei primi anni del duemila si iscrive alla facoltà di legge dell’Università Cattolica di Budapest, e proprio in quel periodo deciderà di richiedere la tessera di Fidesz, partito che lo vedrà protagonista per diversi anni.
Il giovane Magyar fa presto carriera e scalando le gerarchie del gruppo orbaniano arriverà fino a Bruxelles. Nel 2011, durante il semestre di presidenza ungherese del Consiglio dell’Unione Europea, lavora come diplomatico alla Rappresentanza Permanente dell’Ungheria presso l’UE. Successivamente riceverà anche l’impegnativo incarico di gestire i rapporti tra il Governo Orban e il Parlamento Europeo.
La sua ascesa
Dopo quasi un decennio nella Capitale belga, Magyar fa ritorno in Ungheria, dove il potere di Fidesz era notevolmente cresciuto. Prenderà parte al cda di diverse aziende di stato, ma col passare del tempo denuncerà una graduale disaffezione nei confronti di Orban e del partito. Come spiegato durante un’intervista alla BBC, il punto di svolta arriva nel 2024, quando un grave scandalo di abusi sessuali – che coinvolse anche la moglie Judit Varga, allora ministra della Giustizia – segnerà la rottura definitiva tra il giovane avvocato e Fidesz.
Con un post pubblicato su Facebook, Magyar accusa il sistema di corruzione e incapacità. Si dimette da tutti i suoi incarichi statali e abbandona ufficialmente il partito che l’aveva visto crescere. Le sue parole faranno il giro del paese e molto presto diventerà il leader di un’opposizione che punta a smantellare la corruzione della cerchia orbaniana. Sempre nel 2024 diventa membro di Tisza, forza politica fondata nel 2020 che prima di allora era marginale nel panorama politico nazionale.
In soli tre mesi Peter Magyar riesce a raggiungere un importante risultato, ottenendo il 29,6% alle elezioni europee. Fidesz conquisterà il 44,8% dei consensi, ma da quel momento i vari sondaggi documenteranno il vantaggio crescente di Tisza nei confronti del partito di Orban.
Ma l’opposizione al governo di Budapest non deve far credere che Magyar sia un leader progressista o un esponente del centro sinistra. Tisza fa parte del Partito Popolare Europeo – principale gruppo di centro-destra all’interno dell’UE – e il suo manifesto prefigura una chiara tendenza conservatrice. Difatti sull’immigrazione non si discosta parecchio dalle idee orbaniane.
Cosa cambia per l’Europa
Peter Magyar non sarà di certo un progressista, ma la sua linea in politica estera è apparsa da subito chiara: allontanarsi dalle ingerenze di Mosca e intraprendere una strada filoeuropea e filoatlantica. Viktor Orban non ha mai nascosto la propria vicinanza a Vladimir Putin, e molto spesso è stato accusato di agire come infiltrato russo per bloccare ed indebolire l’Unione Europea. Ha fatto molto discutere il veto posto in Consiglio Europeo sul prestito da 90 miliardi a Kiev, ma soprattutto sulle sanzioni dirette alla Russia. L’ambigua vicinanza tra Budapest e il Cremlino era stata palesata da alcune intercettazioni telefoniche tra Péter Szijjártó, ministro ungherese per gli affari esteri, e Sergey Lavrov, suo omologo russo. Dalle conversazioni analizzate è emerso che il ministro di Orban condivideva con Mosca informazioni sulle riunioni del Consiglio UE. Versione confermata apertamente dallo stesso Szijjártó.
In virtù di queste vicende Magyar aveva già ribadito in campagna elettorale di voler eliminare ogni interferenza russa, perché “La storia ungherese non viene scritta a Washington, Mosca o Bruxelles – viene scritta nelle strade e nelle piazze dell’Ungheria.”. L’obiettivo sarebbe quindi ricucire i rapporti con l’Europa dopo gli anni tormentati dell’era Orban. Sarà fondamentale anche per sbloccare quei fondi europei congelati a causa della violazione di norme comunitarie in materia di diritti umani, indipendenza della magistratura e trasparenza sulla gestione di risorse statali.
La posta in gioco è molto alta: sia per l’Ungheria che adesso intende interloquire attivamente con Bruxelles, sia per l’Unione Europea che spera di trovare in Péter Magyar un alleato per costruire un’Europa solida, capace di fronteggiare le crisi di questi mesi. Tutti i leader del Vecchio Continente hanno prontamente inviato gli auguri al nuovo Premier ungherese, a dimostrazione che queste elezioni riguardano interessi ed equilibri che vanno ben oltre quelli di Budapest.
Giovanni Gentile Patti