È aprile e la cucina sa di te.
La finestra socchiusa fa entrare
un soffio di tiglio e di terra bagnata.
Sul tavolo due tazze ancora tiepide,
il fondo del caffè che disegna costellazioni
solo nostre.
Tu passi con i calzini spaiati,
quelli con il buco sull’alluce destro
e senza motivo mi sfiori la schiena
mentre prendi il barattolo del miele.
Fuori piove a intermittenza,
quel modo distratto che ha aprile di piovere.
Cinque gocce serie, poi niente per mezz’ora,
poi di nuovo un sussurro sul vetro.
Dentro invece è tutto continuo.
Il tuo gomito che mi cerca mentre lavi la tazza,
la radio che tiene il volume basso
come se anche lei volesse ascoltare noi.
Aprili sono fatti così, credo,
non urlano primavera come maggio,
non promettono estate come giugno.
Sono timidi, si scusano per il freddo residuo,
ma poi lasciano sul davanzale
un vasetto di primule comprato per due euro
e all’improvviso è già casa.
Ti guardo mentre asciughi le mani
nel mio maglione troppo grande per te
e penso che l’amore,
quello vero,
forse è proprio questo,
un mese incerto,
un tavolo con le briciole di ieri,
due piedi freddi che si cercano sotto le coperte,
e la certezza silenziosa
che domani mattina
ci sarà ancora caffè da fare in due.
Gaetano Aspa