lDopo il successo di dei capitoli precedenti , Scream 7 si prepara a riportare sullo schermo la maschera più spaventosa di Woodsboro.

Ghostface: più di una semplice maschera
Fin dal suo debutto nel 1996, la saga ideata da Wes Craves ha rivoluzionato il genere slasher, mescolando tensione, metacinema e ironia. Negli anni è riuscito a conformarsi alle varie generazioni senza cadere nella banalità, ma con Scream 7 la sfida diventa più ardua e complessa. Il nuovo film segna un passaggio significativo, dal momento che ogni cambiamento creativo in una saga così consolidata nel corso degli anni, porta con sé il rischio di alterare quell’equilibrio delicato tra nostalgia e innovazione.
Al centro del film resta inevitabilmente la figura di Ghostface, un simbolo che si rinnova a ogni capitolo. La maschera, ormai iconica, non rappresenta solo una persona ma un’idea, che si evolve mano a mano che la saga va avanti e così anche la storia e i personaggi. Ciò che rende Scream diverso dagli altri horror è che l’assassino non è mai solo uno, e il motivo e il mistero della sua identità, come anche i suoi omicidi, diventano il vero motore della trama. Un altro personaggio importante e a cui è impossibile non affezionarsi, è quello di Sidney Prescott, interpretato da Neve Campbell; la sua presenza o assenza potrebbe influenzare profondamente il tono del film. Sidney non è stata solo la protagonista della saga ma l’emblema della resistenza contro un incubo che sembrava non finire mai.

Vecchi nostalgici
Scream 7 gioca molto sul ritorno al passato per conquistare i nostalgici senza rinunciare a uno sguardo verso il futuro. Questo però non basta, perché la CGI e gli effetti pratici non sempre si integrano bene con l’azione, per cui la credibilità di alcune uccisioni spezza il ritmo della storia. In un film che punta tanto sullo shock e la suspense, questo elemento somiglia molto ad un fallimento.
Un altro punto debole di quest’ultimo capitolo è l’inutilità di un personaggio centralissimo all’interno della saga: Gale Waethers, interpretato da Courteney Cox, star dell’amatissima sitcom Friends. Il suo personaggio fatica ad emergere dall’inizio alla fine, come se fosse stato inserito solo per nostalgia e non affinché avesse un vero sviluppo, contribuendo così a rendere l’insieme meno coinvolgente e ancora più dispersivo.
Un’idea molto interessante riguarda l’uso dell’IA che di per sé non era affatto male: giocare sulla nostalgia e sorprendere il pubblico con il ritorno di un altro volto iconico, tuttavia il risultato finale è forzato e poco credibile. L’uso dell’IA pensato per creare hype finisce per diventare un espediente che appare più come un trucco scenico che come un aggiunta alla storia.

Scream: non voltarti indietro
Nonostante tutti i difetti evidenziati, va riconosciuto che Scream 7 resta parte di una saga storica, capace di segnare generazioni appasionati del cinema horror. La nostalgia funziona ma non basta per dare spessore ai personaggi, soprattutto quelli vecchi; il cinema necessita di iniziativa, altrimenti si resta ancorati al passato.
Limitarsi a riciclare vecchi schemi svuota l’esperienza, mentre i veri sequel sono quelli che sanno osare e che non si accontentano di vecchie formule. I film migliori sfidano e a volte fanno anche sbuffare lo spettatore, ma senza audacia, anche le icone più amate rischiano di diventare cartoline del passato.
In ogni caso, quest’ultimo capitolo, per gli appasionati della saga sarà un ritorno divertente e coinvolgente, mentre chi si avvicina la prima volta sarà un film che si lascia guardare, ma senza lasciare il segno.
Asia Origlia