Sonetto dell’amore e della morte

Parve esser quasi un idillio di mezz’estate,
quando la pioggia bagnò le nostre aride pene,
e la mia testa poggiò sulle gambe di colui
che con delizia sfiorò il fondo del cuore mio.

Era la bucolica primavera, quando il tiepido sole
toccava le gelide sponde fluviali che da poco
tornavano a vivere, cos’io con te
con la tiepidezza che davan i baci tuoi.

Eravam entrati poi nel tragicomico verno,
quando la tempesta era imperversata sì violenta e fredda,
che mi sono sembrate le parole tue per me.

Sono nell’elegiaco autunno, giacché non più noi,
ma sol io, che asciugo il sangue delle mie ferite,
cieco ormai dell’amor che non vedo più.

Enzo Bertuccio