L’Italia chiamò: allo spareggio bisogna rispondere presente.

Archiviata la trentesima giornata di Serie A, gli occhi degli appassionati sportivi (e non solo) sono adesso puntati sull’attesissimo appuntamento play-off, vera e propria ultima chance per gli Azzurri di staccare il biglietto Fifa World Cup 2026.

Come funzionano i play-off?

Dopo aver chiuso il proprio girone alle spalle della Norvegia, la Nazionale di Gattuso non rientra tra le dodici qualificate direttamente e deve quindi affidarsi ai playoff UEFA, proprio come avvenuto nel 2017 e 2022. Tale meccanismo è pensato dunque per offrire un’ulteriore possibilità alle seconde classificate e alle migliori squadre provenienti dalla Nations League. In totale sono sedici le nazionali coinvolte, suddivise in quattro percorsi distinti; ogni percorso funziona come un mini-torneo a eliminazione diretta composto da una semifinale e una finale, entrambe giocate in gara secca. L’Italia è inserita nel Percorso A, dove ci sarà ad attenderla l’Irlanda del Nord in semifinale giovedì 26 marzo; in caso di vittoria la truppa guidata da Mister Gattuso dovrà sfidare lunedì 30 in trasferta la vincitrice dell’altra semifinale, una tra Bosnia e Galles.

I sorteggi della fase a gironi, che inizierà giorno 11 giugno, nel frattempo sono già stati delineati e vedono la vincente del Percorso A – e quindi anche l’Italia, qualora superasse lo spareggio –inserita nel Gruppo B del Mondiale, insieme a Canada, Qatar e Svizzera, un raggruppamento equilibrato all’interno del quale la Nazionale italiana potrebbe (e dovrebbe) dire la sua. Tra le altre cose questo piazzamento garantirebbe anche orari di gioco favorevoli al pubblico italiano, con partite programmate per le 21:00 secondo il fuso europeo.

In termini sportivi quindi, la qualificazione di fatto restituirebbe al movimento calcistico nazionale una dimensione internazionale che manca ormai da troppo tempo, ma per arrivare a questo, l’Italia è chiamata all’irrefrenabile tensione della partita secca, dove ogni scelta, ogni errore, ogni giocata può fare la differenza tra vittoria e sconfitta. La speranza dunque è che gli Azzurri facciano tesoro delle dolorose esperienze maturate contro Svezia e Macedonia del Nord, partite affrontate non con la giusta cattiveria agonistica e finite nel ricordo collettivo come l’ennesima delusione sportiva.

Ciò che infatti è fondamentale tenere a mente è che la partecipazione al Mondiale è un qualcosa che rappresenta di più rispetto a una semplice presenza in una manifestazione sportiva. Non volendo citare i notevoli risvolti economici che l’indotto del calcio da sempre produce, vedere la propria nazionale al Mondiale  è sempre stato sinonimo di aggregazione, di ricordi ed è innegabile come questo fenomeno possa avere un impatto rilevante sulla coesione sociale. Il semplice fatto di tornare a vivere questi momenti contribuirebbe a ricreare un clima di partecipazione e ottimismo, soprattutto in un periodo in cui il dibattito pubblico è spesso dominato da tensioni e fratture interne. Senza contare il riflesso sugli stessi giocatori e sulle nuove generazioni, che ritroverebbero nel contesto mondiale un modello aspirazionale capace di riattivare entusiasmo e partecipazione nello sport di base.

 

Antonio Falliti