Euno: lo schiavo che divenne re

Nel 136 a.C. una rivolta di schiavi infiammò l’isola di Sicilia. Roma dovette pazientare 4 anni per spegnerne la fiamma.

Dopo anni di conquiste e saccheggi, Roma aveva riversato nelle campagne siciliane una moltitudine di uomini in catene che aravano la terra, si occupavano del bestiame, sudavano e faticavano a ritmo di vergate. Il loro duro sforzo serviva all’Urbe per l’approvvigionamento del frumento.

La moltitudine di questi poveracci era tanto grande quanto crudele il modo in cui venivano trattati. Così, all’ennesima frustata sulla schiena accadde l’inevitabile: scoppiarono numerose rivolte di schiavi in diverse zone dell’isola. Alcuni gruppi sgozzarono i propri padroni, altri vennero sconfitti e crocifissi.

La strategia per la corona

Tra questa massa riottosa ve ne fu uno che destò la preoccupazione di Roma, impantanandola in uno stato di irrequietezza fino al 133/132 a.C.

Originario della Siria, Euno conquistò subito l’animo infervorito dei suoi compagni. Abile nell’inganno, fece credere loro di poter prevedere il futuro e li convinse a ritenerlo un favorito degli dèi. Ben presto, grazie a trucchetti e stratagemmi d’ogni tipo, egli riuscì a ringraziarsi il favore di masse sempre più grandi.

Fortuna volle che Euno fosse avvicinato da un gruppetto di schiavi che, stanchi dei continui soprusi inferti dai propri padroni, lo consultarono per un responso sulla ribellione. Egli non perse mica l’occasione. Dopo aver messo in atto una buffa scenata d’invasamento, benedisse la ribellione come atto sostenuto dagli dèi in persona. Gli schiavi non aspettarono altro.

Con Euno a capo della rivolta, penetrarono nelle case e compirono massacri. I padroni furono uccisi, e la rivolta si estese in lungo e in largo per le campagne.

Euno fu incornato re e venne affiancato da una regina, da un consiglio e da un esercito. Prese il nome di “Antioco”, come i sovrani della dinastia seleucide, raffigurandosi come un monarca orientale sulle monete.

La risposta di Roma

Roma, preoccupata per il dilagare della rivolta, iniziò a inviare in Sicilia legioni per sconfiggere, invano, i ribelli.

Fu il console Publio Rupilio, tornato dalla Spagna, a risolvere la questione una volta per tutte. Assediò Taormina costringendo gli abitanti alla fame, ma riuscì a conquistarla solo con il tradimento. Gli abitanti furono torturati e buttati giù da una rupe.

Poi fu la volta di Enna, e i massacri non furono da meno. Euno fu catturato e condotto prigioniero a Morgantina, dove morì in catene.

In seguito, Rupilio si dedicò a spegnere gli ultimi focolai della rivolta, ormai destinata a fallire dopo la cattura del suo re.

Nel 1960 fu collocata una statua ad Enna, proprio nel luogo dove terminò la storia di Euno e della sua compagnia di schiavi ribelli, per ricordare cosa possa fare un uomo quando ha sete di libertà.

Collocata nel piazzale davanti al Castello di Lombardia, l’epigrafe della statua recita: «Duemila anni prima che Abramo Lincoln liberasse l’infelice turba dei negri, l’umile schiavo Euno, da questa sicana fortezza, arditamente lanciava il grido di libertà per i suoi compagni d’avventura, il diritto affermando di ogni uomo a nascere libero ed anche a liberamente morire».

Di Eannatum – Fotografia, CC BY-SA 3.0 
Fonte: https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8556927

Fonti:

La rivolta degli schiavi, Diodoro Siculo.
Storia romana, di Giovanni Geraci, Arnaldo Marcone, Alessandro Cristofori.
https://www.treccani.it/enciclopedia/euno_(Enciclopedia-Italiana)/

Fortunato Nunnari.