Guerra Iran. Cosa sta succedendo e le reazioni dell’Occidente

21° giorno di guerra. Il cielo sopra l’Iran si accende di bagliori improvvisi e il rumore delle esplosioni diventa sempre più familiare.  Sono passate tre settimane da quando gli Stati Uniti, affiancati da Israele, hanno attaccato  l’Iran. Un conflitto che sta cambiando drasticamente gli equilibri globali.

Le ostilità si sono aperte, secondo quanto ricostruito da diversi media internazionali, perché l’intelligence di Washington aveva individuato l’ opportunità per colpire e uccidere la guida suprema Ali Khamenei a Teheran. Una missione che si è conclusa con successo.

Il motivo dell’attacco “improvviso” da parte degli USA è da ritrovarsi nella guerra dei 12 giorni scoppiata a giugno e il bombardamento dei siti nucleari di Teheran. La tensione è infatti ritornata a farsi sentire nelle ultime tre settimane.

 

L’inizio della guerra

IL 28 febbraio gli USA colpiscono simultaneamente diverse città e obiettivi strategici. Un attacco di aerei e droni contro siti strategici iraniani, che si sono concentrati su Teheran e siti militari, conta oltre 2300 morti dall’inizio del conflitto. L’operazione, definita da Washington un’azione preventiva , mirava a colpire e distruggere il programma nucleare del Paese e ridurne le capacità militare. Tra gli obiettivi colpiti figuravano anche alti vertici politici e militari. La Guida Suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, al potere dal 1989 si trovava presso il palazzo residenziale di Teheran quando sono cominciati i bombardamenti. La conferma della sua uccisione è arrivata dai mezzi di informazione iraniani il 1° marzo. Negli attacchi da parte di Israele è stata colpita anche una scuola primaria femminile a Minab, nel sud della provincia iraniana di Hormozgan.

Intanto, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump si ritiene ampiamente soddisfatto dell’andamento del conflitto, che ha ribattezzato Operazione Epic fury. L’operazione è servita per “difendere gli americani eliminando imminenti minacce del regime iraniano”.

 

La difesa dell’Iran

La crisi ha interessato tutto il Medio Oriente. Rimbombano esplosioni a Dubai,  colpendo direttamente il Dubai international airport e anche l’area di Palm Jumeirah, danneggiando il noto hotel Burj Al Arab.

La reazione iraniana è arrivata nel giro di poche ore. Missili e droni sono stati lanciati contro Israele e contro numerose basi statunitensi in Medio Oriente, tra cui  installazioni in Qatar, Kuwait, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti.

L'Iran ha usato bombe a grappolo per colpire Israele
L’uso di bombe a grappolo da parte dell’Iran per colpire Israele

Il 18 marzo Teheran ha lanciato diversi attacchi su Israele, per rivendicare l’uccisione di Ali Larjani, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale ucciso il 17 marzo. Bombe a grappolo sparate contro Tel Aviv hanno ucciso almeno due persone. Ma l’obiettivo dell’Iran non è stato solo Israele. Nella notte Teheran ha colpito anche altri Paesi del Golfo, attaccando nuovamente l’ambasciata statunitense a Baghdad.

Le reazioni

L’attacco non ha solo aperto un nuovo fronte di guerra in Medio Oriente, ma ha anche messo sotto pressione l’intero blocco occidentale, mettendo in evidenza profonde divisioni tra i principali Paesi europei.

La posizione più netta arriva dalla Spagna. Il premier Pedro Sànchez ha respinto l’operazione miliare, definendola un’escalation pericolosa e contraria al diritto internazionale. Madrid ha infatti negato l’uso delle basi militari sul proprio territorio agli Stati Uniti, segnando una presa di distanza concreta dall’intervento.

La Francia riflette una consolidata strategia di potenza che inclusa progressivamente la difesa dell’Europa. Per il presidente francese, Emmanuel Macron è dell’Iran la “responsabilità principale della situazione”, ma sia USA che Israele hanno agito ” al di fuori del diritto internazionale”.

Sottolinea fermamente che la Francia ” resta una potenza che cerca di preservare la pace”, e che non ” prenderà mai parte a operazioni per aprire o liberare lo Stretto di Hormuz nel contesto attuale”.

 

In Italia la premier Giorgia Meloni ha preso per la prima volta le distanze dall’iniziativa militare promossa in Iran dagli Stati Uniti, definendo l’intervento contro l’Iran come parte di una crescente tendenza a operazioni militari unilaterali “fuori dal perimetro del diritto internazionale”. Allo stesso tempo ha ribadito con chiarezza che l’Italia non prenderà parte al conflitto,

La presidente del Consiglio ha comunque ricordato che la questione della crisi in Iran resta una delle principali criticità per la sicurezza globale, in particolare per il rischio legato allo sviluppo di armi nucleari da parte di Teheran. Ha inoltre sottolineato che sono inevitabili le possibili conseguenze economiche e strategiche della crisi, dalla sicurezza energetica alla tutela dei cittadini italiani e dei contingenti militari presenti nella regione.

 

Intanto Trump, dopo aver criticato la Nato  per la cautela riguardo un intervento militare diretto per sbloccare lo Stretto di Hormuz, ha deciso di inviare nella regione oltre duemila Marines. Segno, secondo alcuni media, di una possibile azione di forza. “Washington sta stravincendo e non ci vorrà molto tempo per mettere fine a questa guerra“.

 

FONTI:

https://tg24.sky.it/mondo/2026/03/03/guerra-iran-macron

https://www.wired.it/article/porto-di-fujairah-attacchi-iran-alternativa-stretto-hormuz-guerra/

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Elisa Guarnera