Watchmen, ovvero il tramonto dell’eroe

«Indossi una maschera per così tanto tempo che finisci per dimenticare chi eri sotto di essa.»

Un moderno Guy Fawkes pronuncia queste poche parole, ammonendoci mentre, beffardo, ci osserva. Alan Moore, le affida al misterioso V, alfiere della libertà in una distopia di orwelliana memoria.

Dimentichiamo, però, l’opprimente atmosfera londinese di “V for Vendetta”, il palco in cui ci muoveremo è un altro.

La nostra terre gaste non è più una semplice metafora che regala la cupa immagine di un territorio privo di vita. La pioggia batte incessante sull’asfalto e persino le stelle hanno deciso di abbandonarci.

Siamo nella New York di Watchmen, la metropoli che non dorme mai. Stavolta, è la coscienza stessa ad essere accolta tra le braccia di Morfeo.

La città, invece, appare quasi come una fatiscente cattedrale nell’arido deserto interiore.

Rorschach, il giustiziere che ci narra le vicende di Watchmen
Rorschach, il giustiziere che ci narra le vicende di Watchmen

“Sorvegliare i sorveglianti” : quando gli eroi sono un problema

“Sventurata la terra che ha bisogno d’eroi.”

Bertolt Brecht , per voce di Galileo, chiama la società sul banco degli imputati. L’accusa è quella di non riuscire a distaccarsi dai propri miti.

Tuttavia, ben presto, imparerà a farne meno. Siamo catapultati nel bel mezzo di un mondo sull’orlo della crisi nucleare, cui fa da sfondo un’America ormai disillusa.

Il clima è teso, mentre per le strade della Grande Mela, si fa strada la convinzione di un possibile conflitto con l’Unione Sovietica. In questo modo, il Paese, diventa una vera e propria oasi del male. Qui, il pericolo sembra annidarsi dietro ogni angolo. Solo un piccolo gruppo di individui, che si fa chiamare “Crimebusters”, si convince di poter riportare l’ordine.

Moore, ci mostra costumi e maschere di questi tormentati eroi che, a malapena, riescono a celare le loro incertezze.

In questo microcosmo di violenza e tormento, loro pattugliano le strade, mentre gli inermi cittadini li squadrano, quasi impauriti.

In questa società avvelenata, male o bene, a malapena si distinguono fra loro. Non esiste un eroe nel senso convenzionale del termine e, ogni pagina, pone un interrogativo, forse privo di risposta.

Quis custodiet ipsos custodes?”

Al centro del palco, una singola voce fuori dal coro.

Indossa una giacca pesante, color senape, ma, qualcos’altro cattura l’attenzione.

Quest’enigmatico giustiziere, non mostra il proprio viso, oscurato da una peculiare maschera, macchiata d’inchiostro.

Lui stesso, nonostante la solitaria crociata contro il male, metterebbe da parte il termine “eroe”. Ormai Walter Kovacs ha rinunciato persino al proprio nome. Noi, lo conosceremo come “Rorschach”.

Segue una sua morale, seppur contorta e rigida. Nella sua lotta contro il male, è consapevole che, per vincere, non può permettersi di scendere a compromessi.

Uno squarcio della crudele New York di Watchmen
Uno squarcio della crudele New York di Watchmen

Sotto la maschera : uomini o vigilanti?

Le ombre dei nostri tormentati vigilanti arrivano a confondersi con quelle dei criminali che inseguono.

Questa spaventosa simmetria, restituisce un quadro dalle tinte scure, in cui si staglia il volto affranto dell’eroe. L’umanità non vuole essere salvata e, a testimoniarlo, il sipario che cala, silenzioso, sull’era dei vigilanti mascherati. Per qualche istante, dimentichiamo i “supereroi” a cui siamo abituati, nel mondo di Moore, non troveranno spazio.

Ad accompagnarci per le desolate strade di una distopica New York, semplicemente, sono esseri umani, con le loro fragilità e contraddizioni. Tra le pagine del fumetto, noteremo subito che non esiste un vero e proprio nemico da sconfiggere: la società è l’unico avversario. Qui, ogni azione, rispecchia nient’altro che la distorta morale dei nostri protagonisti.

Col Dr. Manhattan, invece, scopriamo quella dimensione interiore, fin troppo spesso celata da opprimenti maschere. Lui stesso, è consapevole di non essere umano. Una volta fatta la sua conoscenza, ci accorgiamo della gabbia a cielo aperto in cui è, suo malgrado, confinato.

Non è un uomo e, per lui, il tempo scorre diversamente, portandolo ad alienarsi dal resto dell’umanità. Anche noi lettori, ci ritroviamo catapultati in questo mondo che non conosce etica né ordine.

Gli "eroi" protagonisti di Watchmen
Gli “eroi” protagonisti di Watchmen

 

Il mondo, in cambio della pace : Ozymandias

“Guardate alle mie opere, o potenti…”

Ozymandias, il “Re dei Re”, ossia Ramses II. Percy Shelley, con le sue parole, fa luce sulle rovine davanti ai nostri occhi.

Per il poeta inglese, sono frammenti di imperi ormai dimenticati dal tempo. Il potere, spesso, si accompagna ad una decadenza quasi inevitabile.

Per Alan Moore, è quella degli Stati Uniti che – invano – pensano di avere la vittoria in pugno grazie alle prodigiose capacità del Dr. Manhattan.

Quest’ultimo, tuttavia, abbandona la Terra, sempre più isolato da un mondo che non sente suo. Nel frattempo, un’ombra, impercettibile, si muove tra le vie impervie di New York.

Si chiama Adrian Veidt, ma preferisce utilizzare il soprannome “Ozymandias”. Anni prima ha rinunciato ad ogni maschera, in nome di un mondo nuovo, libero dal male.

Per raggiungere il suo obiettivo, si dimostra disposto a sacrificare centinaia di vite. Allude ad un ideale superiore, ma non si definisce “eroe” né un “cattivo da fumetto“.

Così, il confine tra le idee di giusto e sbagliato si fa più labile. Non è possibile alcuna sentenza.

D’altronde, la pioggia, incessante, cade sia sui giusti che sugli iniqui.

Manuel Mattia Manti