“Viaggiare rende modesti. Ci mostra quanto è piccolo il posto che occupiamo nel mondo.”
Mark Twain, con queste poche parole, ci ricorda come l’uomo assomigli ad un singolo granello di sabbia. Anche issando le vele, sarà un minuscolo punto cerchiato all’orizzonte.
Avvicinandoci al timone, noteremo una sagoma lontana far capolino da quella che sembra un’isola. Dimentichiamoci il mondo come lo conosciamo per qualche istante: siamo agli inizi del ‘700. Quella figura, per ora fusa con la linea del tramonto, troverà la sua Itaca tra le pagine di Daniel Defoe.
Ha ispirato la figura di Robinson Crusoe e lui stesso visse una sfortunata Odissea nel Pacifico. Si chiama Alexander Selkirk: ma chi era costui?

Fonte: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/8d/Alexander_Selkirk_Title_Page.jpg
Un Ulisse scozzese
“Prima di notte il tempo schiarì, il vento cessò del tutto, la sera sopraggiunse incantevole.”
Il Sole s’assopisce, continuando nella sua eterna rincorsa verso la Luna. Improvvisamente, la sera avvolge delicatamente la scena tutt’intorno. Un uomo dai capelli arruffati e dalla barba incolta si abbandona ad un sospiro: questa sarà la prima nottata calma dopo giorni di tempesta.
Ogni giorno viene scandito da minuziose incisioni sui pochi alberi che abbelliscono la costa. Quest’orologio naturale permette al giovane Crusoe di tenere traccia di ogni istante trascorso in quella solitaria isola.
A differenza dell’eroe di Defoe, le vicissitudini di Selkirk sono ben più dure. Figlio di un calzolaio, lo scozzese decide di imbarcarsi ancora giovane. Il suo obiettivo, all’epoca, era quello di arricchirsi con il corsarismo.
Siamo negli anni della guerra di successione spagnola, quando le vittime prescelte di queste spedizioni sono proprio navi battenti batteria iberica. Come l’impulsivo marinaio figlio della penna di Defoe, anche Selkirk, novello Ulisse, abbandona la sua Itaca scozzese per allontanarsi dalla monotonia.
L’avventura di Crusoe inizia, però, tragicamente. Riga dopo riga, l’autore ci parla di una violenta tempesta che distrugge la nave con la quale il giovane aveva scelto di imbarcarsi.
Se Odisseo, strenuamente, riuscì a resistere all’ammaliante canto delle sirene, i due navigatori si ritrovarono sedotti dal richiamo dell’avventura. Con un cinico, quanto rassegnato realismo, lo scrittore britannico ci parla di un “luogo orribile, fuori dalla portata del genere umano”.
Entrambi si ritrovarono improvvisamente soli, abbandonati a sé stessi e cullati solo dal dolce suono delle onde. Oggi, quel luogo, porta il nome del marinaio scozzese, che vi si ritrovò per circa quattro anni.
Chiudiamo gli occhi per qualche istante, immaginando di trovarci nella moderna America del Sud. Pensiamo subito a paesaggi mozzafiato, sentendo sul volto una leggera brezza marina. Gli unici rumori, che si mischiano con quelli del mare, sono dei pochi animali che abitano questo desolato antro del mondo.
L’isola dove Selkirk divenne Crusoe, oggi porta il nome del marinaio di Defoe. Siamo nell’odierno Cile, fra le isole più remote dell’arcipelago Juan Fernández. “Más a Tierra”, questo il nome del rifugio naturale testimone delle vicissitudini di Selkirk.

Fonte: https://nonsonoipocondriaco.wordpress.com/2019/10/23/le-isole-juan-fernandez-alexander-selkirk-e-robinson-crusoe/
Alexander Selkirk: il vero Robinson Crusoe
“Non sono avventuriero per scelta, ma per destino.”
Nel pronunciare queste parole, Van Gogh, aveva in mente l’errabonda e tormentata vita dell’artista scapestrato. Chissà se, nei suoi pensieri, s’immaginava come un Crusoe dei suoi tempi, i cui naufragi prendono vita su tela.
Riponendo da parte pennelli e tavolozza, torniamo per qualche istante con le mani ben salde sul timone. Robinson e Selkirk furono entrambi uomini di mare per vocazione, ma è il destino che ne ha plasmato le storie.
Il marinaio figlio della penna di Defoe, come abbiamo detto, fu vittima di un disastroso naufragio.
Lo scozzese, invece, venne semplicemente abbandonato al largo delle odierne coste cilene. Si era imbarcato sulla nave Cinque Ports e fu il primo a rendersi conto delle sue condizioni, opponendosi al prosieguo del viaggio. Il marinaio si scontrò col capitano, Thomas Stradling e, dopo un furioso litigio, la traversata continuerà, seppur con un uomo in meno. Il testardo avventuriero scozzese, infatti, abbandonò la ciurma. Per ironia della sorte, la Cinque, di lì a poco, naufragò vicino all’odierna Colombia.
Nel frattempo, Selkirk, si dava da fare per sopravvivere in quel luogo inospitale che oramai era diventato il suo unico rifugio. La vita sull’isola trascorreva monotona, tra caccia e ore solitarie.
Il giovane Selkirk, come farà Crusoe pochi anni dopo, dovette misurarsi con l’impervio scenario naturale che fece da sfondo alla sua (dis)avventura. Qui, l’unico modo per tenere impegnata la mente fu la periodica lettura di una vecchia Bibbia che era riuscito a portare con sé.
L’epopea dei due marinai termina dopo anni di solitudine.
Defoe permette a Robinson di salpare issando le vele di una nave inglese, ora in suo possesso dopo una strenua lotta con ciò che restava del suo equipaggio. Selkirk, invece, torna alla civiltà a bordo della Duke. Sembra chiudersi un cerchio: sulla nave, c’è anche William Dampier, già comandante generale della Cinque.

Fonti:
https://www.bbc.co.uk/history/scottishhistory/europe/oddities_europe.shtml
https://www.ebsco.com/research-starters/history/rescue-alexander-selkirk-real-life-robinson-crusoe
https://www.baroque.it/curiosita-del-periodo-barocco/selkirk-la-vera-storia-di-robinson-crusoe.html
Manuel Mattia Manti.