Quattro anni dall’invasione Russa in Ucraina

A quattro anni dallo scoppio della guerra russo – ucraina la situazione appare congelata. Delicati equilibri oltreoceano potrebbero favorire un accordo di pace, ma intanto il numero delle vittime continua a salire.

Una guerra di logoramento

Il 24 febbraio del 2022 le truppe russe varcavano i confini ucraini, dando inizio al più grande conflitto in Europa dopo la Seconda guerra mondiale. Nelle intenzioni del Cremlino l’operazione speciale si sarebbe dovuta concludere nel giro di poche settimane, ma la tenacia di Kiev, supportata dalla coalizione occidentale, ha mandato in fumo i sogni russi di una guerra lampo. Quello che doveva essere uno scontro dall’esito già scritto, si è infatti rivelato un conflitto di logoramento, fatto di lente avanzate, gravissime perdite e vittorie modeste. Secondo quanto riferito da Associated Press, Mosca oggi controlla il 20% dell’Ucraina – includendo però la Crimea già annessa nel 2014. Nel corso del 2025 la Russia ha conquistato appena l’1% del territorio nemico, pagando un prezzo enorme in termini di uomini e mezzi.

La maggior parte degli scontri si sono concentrati nel Donbass, area che comprende le regioni di Donetsk e Luhansk, dichiaratesi indipendenti a seguito di un referendum non privo di ombre e sospetti. Le forze di Mosca occupano anche i tre quarti delle regioni meridionali di Kherson e Zaporizhzhia – qui si trova la principale centrale nucleare ucraina – e circa il 5% di quella di  Kharkiv.

Il bilancio delle vittime

Quello sulle perdite di vite umane è sicuramente il dato più allarmante. Il 4 febbraio scorso, il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rilasciato un’intervista all’emittente francese France 2, in cui ha detto che i militari ucraini caduti dall’inizio del conflitto sarebbero 55 mila. Oltre a conteggiare le proprie perdite, lo Stato maggiore di Kiev aggiorna costantemente anche una pagina dove stima le defezioni dello schieramento opposto. Al 12 febbraio 2026 l’esercito russo avrebbe perso 1.250.000 soldati – inclusi feriti e dispersi – più di 130mila droni, 435 aerei da guerra e 347 elicotteri. Tutti numeri smentiti dal Cremlino, il quale ribadisce che solo il Ministero della Difesa di Mosca è autorizzato a fornire questo tipo di informazioni.

A fine gennaio il Center for strategic and international studies (Csis) di Washington ha stilato un dettagliato report con stime e calcoli sulla guerra in Ucraina. Secondo l’analisi la Russia ha perso 1.2 milioni di soldati – fra uccisi, feriti e dispersi – e fino a 325mila morti da febbraio 2022. Gli studi del Csis confermano una situazione altrettanto disastrosa sul fronte ucraino. Sarebbero infatti tra 500mila e 600mila i caduti di Kiev, compresi uccisi, feriti e dispersi, e tra 100mila e 140mila i morti tra febbraio 2022 e dicembre 2025.

L’intermediazione statunitense

A causa di frizioni interne, l’Unione Europea vede il proprio peso politico sempre più indebolito. Lo scorso 24 febbraio, il Premier ungherese Viktor Orbàn – assieme al primo ministro slovacco – ha posto il veto sul ventesimo pacchetto di sanzioni a Mosca, ma soprattutto sul prestito da 90 miliardi a Kiev.  In questo scenario, pare voglia cogliere la palla al balzo Donald Trump, riempiendo il vuoto diplomatico che rischia di lasciare l’UE. Difatti, alcuni emissari della Casa Bianca incontreranno a Ginevra il capo negoziatore ucraino Rustem Umerov, con l’obiettivo di preparare un trilaterale con la Russia. Lo stesso Presidente Zelensky ha ammesso che gli USA vorrebbero la chiusura degli accordi addirittura entro giugno. Un’improvvisa accelerata quella statunitense, che troverebbe spiegazione anche in questioni di politica interna.

Nel novembre di quest’anno, il paese a stelle e strisce andrà a votare per le elezioni di metà mandato, e i primi sondaggi indicano un calo di gradimento dell’operato di Trump. Proprio il timore di una sconfitta spingerebbe Il leader repubblicano a farsi promotore di una rapida pace tra Russia e Ucraina, così da poter presentare ai propri elettori un’importante vittoria in campo internazionale e allo stesso tempo dedicare più tempo all’impegnativa campagna elettorale.

Ma aldilà di questa convergenza di intenti, i due paesi in guerra appaiono ancora troppo distanti. La Russia continua a richiedere l’intera cessione del Donbass, incassando secchi No da Kiev. L’inevitabile attrito fra le parti renderà difficile trovare un accordo di pace, complicando i piani dell’inquilino della Casa Bianca.

Nel frattempo le bombe continuano a cadere.

 

Giovanni Gentile Patti