Πέλοψ: l’eroe che diede il nome al Peloponneso

Peloponneso come cuore della Grecia antica

Il Peloponneso è una penisola situata nella parte meridionale della Grecia. È collegata alla terra ferma da un istmo largo solo 6 chilometri ed è una regione montuosa, ricca di fiumi, valli e pianure.

Il Peloponneso ha una lunga e ricca storia. Fu abitato fin dalla preistoria e fu sede di alcune delle più importanti città-stato greche, tra cui Sparta, Micene e Corinto. Esso fu anche il luogo di svolgimento di numerose importanti guerre, tra cui la guerra del Peloponneso tra Sparta e Atene.

Oggi, il Peloponneso è una popolare destinazione turistica, ricca di siti archeologici, spiagge sabbiose, villaggi pittoreschi e montagne boscose.

Le origini: il mito di Pelope

Pelope (in greco antico  Πέλοψ, Pèlops) è un personaggio della mitologia greca. Fu fondatore dei giochi olimpici, conquistatore ed eponimo del Peloponneso (Πέλοπος Pélopos + νῆσος nésos, l’isola di Pelope).

Tantalo, figlio di Zeus, per provare l’onniscienza degli dei li invitò a un banchetto in cui offrì loro le carni del giovane figlio Pelope.

Essendosi accorti del macabro inganno, tutti i celesti allontanarono i piatti, eccetto Demetra che, sconvolta dalla perdita della figlia Persefone, non vi badò e si cibò di una spalla. Dopo aver punito Tantalo – condannandolo ad avere per sempre nel Tartaro una fame e una sete impossibili da placare – gli dei resuscitarono Pelope, fornendogli una spalla d’avorio, creata da Efesto.

Fonte: https://acma-digitale.it/pub/public/journals/1/submission_66_66_coverImage_it.jpg
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La corsa con Enomao

Pelope inizialmente viveva nella terra lasciata dal padre, la Paflagonia, dove governava con giustizia sia la Frigia sia la Lidia.

Costretto da un’invasione di barbari, intraprese un viaggio attraverso la Grecia alla ricerca di un regno da governare. Giunse quindi alla corte del re Enomao. Questi non aveva mai acconsentito a concedere la mano della figlia Ippodamia ai giovani che la corteggiavano perché un oracolo gli aveva predetto che sarebbe morto per mano del proprio genero.

Enomao possedeva dei cavalli divini, perciò, sapendo di non poter essere mai battuto, proponeva ai pretendenti della figlia di gareggiare con lui in una corsa di carri: se avessero vinto, avrebbero sposato Ippodamia; in caso contrario sarebbero stati uccisi. Già tredici giovani avevano perso la vita…

Quando Pelope arrivò a Pisa con un carro leggerissimo munito di cavalli alati datigli da Poseidone, vide Ippodamia e se ne innamorò.
Terrorizzato però dalla vista delle teste inchiodate alle porte del palazzo di Enomao – mozzate agli sfortunati pretendenti – decise di vincere la gara slealmente: corruppe Mirtilo
 (figlio di Hermes, auriga del sovrano e anch’egli infatuato di Ippodamia), promettendogli che non appena avesse vinto la corsa gli avrebbe permesso di passare una notte con la principessa.
Mirtilo, accettando l’offerta di Pelope, tolse i perni degli assali del carro di Enomao e li sostituì con dei pezzi di cera; durante la corsa le ruote si staccarono, il carro si rovesciò e Enomao morì.

Successivamente Pelope, certamente geloso dell’amore di Ippodamia, annegò l’auriga che, in punto di morte e invocando Hermes, maledisse l’usurpatore e tutta la sua discendenza.

Pelope, diventato re, accumulò sì ricchezze e onori ma fu causa della rovina dei suoi figli e della sua intera stirpe.

Istituzione dei Giochi Olimpici

Tuttavia Pelope, per ringraziare il cielo che gli ha consentito di diventare signore e padrone di questa importante regione, organizza ad Olimpia delle celebrazioni.

In realtà il rito consiste in una sola gara: la corsa dei 192,27 metri. E’ la misura dello stadio della città e si dice che corrisponda alla lunghezza di 600 orme di Ercole. Il gioco piace agli atleti che hanno partecipato ma, soprattutto, al pubblico, che affluisce in massa. E sarà proprio il pubblico a decretarne il successo.

Per questo le Olimpiadi saranno un evento che ricorrerà anche nei secoli a venire con risonanza sempre maggiore. Edizione dopo edizione si arricchiranno di altre discipline come le corse dei carri e dei cavalli, il lancio del disco e del giavellotto, il salto in alto e in lungo e, infine, il pentathlon.

Cosa ci insegna questo mito?

Alla fine, il mito di Pelope ci ricorda che i nomi non sono mai neutri. Dietro il Peloponneso c’è una vicenda di inganni, rinascite e fondazioni che ha attraversato secoli di cultura greca. Raccontarla oggi significa riconoscere che la storia di un territorio non inizia con la geografia, ma con le parole che gli uomini hanno scelto per definirlo. 

Fonti:

https://greciavera.com/pages/peloponneso?srsltid=AfmBOorcFh1gQTdYwjkiMe0RUxI-4IRexhY-czbKTXMt8TQOOUNhnKfB

https://it.wikipedia.org/wiki/Pelope

https://www.cavallo2000.it/article/tantalo_pelope_e_lorigine_dei_giochi_olimpici

                                                                                                                         Desirée Gullì.