Giace leggiadra, mi tenta.
Pretende, silenziosa,
l’eco ineffabile
voce del notturno.
Artificio oscuro su ogni sua piega
candida, ruvida.
Inebriante profumo,
pelle senza tempo.
Spera in un bacio, un addio
agli amori nascosti, fugaci.
L’attesa disperata, di tutti i solitari
la speranza dell’uomo, in sé stesso.
Parassita vitale,
sospira l’anima e il cuore
i piaceri del corpo,
ch’ella assapora
pervia de le parole.
Le muse la incarnano,
I poeti la cercano
I fortunati, la vivono
Respiro che freme,
Afferrami.
Silvia Bruno