Le luci si abbassano, mentre l’oscurità riempie una sala gremita di persone. Un vocio leggero si fa strada e, con questo mormorio di sottofondo la tensione sale. È la sera del 22 febbraio e ci troviamo al Royal Festival Hall. Quindi, sotto lo sguardo di Alan Cummings, facciamo a conoscenza dei vincitori dei BAFTA 2026.
Le grandi conferme: da Anderson ad Hamnet
Mentre la stanza affonda nella quiete, iniziano le premiazioni. Stavolta, per qualche istante, torniamo nella selvaggia Vineland. Thomas Pynchon, parlando della Terra, ebbe a descriverla come una metropoli obliata. I French 75, per qualche istante, possono assaggiare sprazzi di libertà. Paul Thomas Anderson, con il suo “Una battaglia dopo l’altra” conferma nuovamente la sua posizione. La distopica California andersoniana, porta a casa 6 premi, tra cui quello per la Miglior Sceneggiatura non Originale. Poco lontano, risale una melodia dalle tinte jazz. La musica scandisce ogni passo e d’improvviso ci troviamo negli anni ‘30. Qui, in un’ambientazione che sembra come tratteggiata da una vecchia cartolina, Smoke e Stack possono esultare. Sinners, l’horror con sfumature blues, conquista 3 riconoscimenti. Ryan Coogler, già iridato agli Oscar, bissa il successo. Nel frattempo, vita ed arte s’intrecciano con Sentimental Value, miglior film straniero. Infine, anche la tormentata storia di William Shakespeare, tratteggiata da Chloé Zhao, si toglie le sue soddisfazioni. Hamnet torna a Statford con fra le mani il titolo di “Miglior film britannico”. Un ulteriore riconoscimento, quindi, per una regia che, per dirla con Welles, si comporta come un occhio nella mente di un poeta.

Le sorprese di quest’anno
Proprio Agnes, la moglie del Bardo dell’Avon, trova gloria. Jessie Buckley, attrice irlandese (nonchè la “Sposa di Frankenstein”, che quest’anno sarà diretta da Maggie Gyllenhal) riceve il premio come miglior attrice in un film drammatico. Successo anche per Sean Pean, il violento colonnello Lockjaw, diretto da Anderson, è Miglior Attore non Protagonista. Proprio il film di Anderson, dice Penn, “gli ha fatto tornare la voglia di recitare.”
Kubrick ci direbbe che lo schermo è un medium magico. Secondo lui trasmette emozioni come nessun altra forma d’arte.

Lo sa bene Robert Aramayo che, con I Swear, conquista il Bafta come miglior attore protagonista. Il giovane interprete britannico, già titolato con la statuetta come miglior stella emergente, sorprende tutti. Primeggia, quindi, su nomi del calibro di Leonardo DiCaprio ed Ethan Hawke (che ringrazia apertamente, durante le celebrazioni).
Spostandoci nuovamente verso le ostili strade statunitensi degli anni ’30, Sinners attira ancora applausi. Wunmi Musaku, la guaritrice hoodoo Annie, vince il premio come miglior attrice non protagonista.
Le luci si appiattiscono nuovamente sulla scena. Osserviamo per l’ultima volta la folla ai nostri piedi. Il sipario, lentamente, cala e abbandoniamo, per quest’anno, il Royal Hall.
