“Cime Tempestose” (Wuthering Heights) è un film del 2026 scritto, co-prodotto e diretto da Emerald Fennell (regista di “Una Donna Promettente” e “Saltburn”). Il film è tratto dal romanzo di Emily Brontë e ha come protagonisti Jacob Elordi e Margot Robbie.
Sinossi
La storia parla di un amore appassionato e tumultuoso, nato tra le fredde e ventose brughiere dello Yorkshire tra Heathcliff (Jacob Elordi) e Catherine Earnshaw (Margot Robbie), che intrecceranno una relazione tanto intensa quanto distruttiva.
Il comparto tecnico: visione intensa ed estetica audace
Il nuovo adattamento di “Cime Tempestose”, ancora prima della sua uscita, è stato destinato a dividere il pubblico (e cosi, sta accadendo). C’è chi lo elogia e chi lo demolisce. Tuttavia, non significa che non si merita una possibilità, come ogni idea venuta fuori da un’artista. Bisogna andare in sala a vederlo, con la premessa di non ritrovarsi un adattamento fedele del romanzo, ma un’interpretazione totalmente personale di Emerald Fennell.
Uno dei punti a favore di questo nuovo adattamento è il comparto tecnico. Il film sceglie una cifra visiva forte e immediata: le brughiere non sono romanticismo pastello ma un luogo ostile, vento e fango presenti in ogni inquadratura. Fennell, già al suo terzo film da regista, dimostra di saper padroneggiare per bene la macchina da presa. La fotografia ammaliante di Linus Sandgren lavora per saturazione e contrasto, con rossi profondi e ombre nette, creando un’estetica che predilige la vibrazione delle emozioni più che la perfezione classica.

Costumi e scenografie: stilizzazione audace tra simbolismo e gotico glamour
Uno degli aspetti estetici più discussi di Cime Tempestose (2026) è il modo in cui costumi e scenografie abbracciano una visione altamente stilizzata piuttosto che aderire a una semplice ricostruzione storica. La costumista Jacqueline Durran ha scelto di privilegiare “verità emotiva” e fantasia visiva piuttosto che rigore storico: i vestiti dei personaggi — specialmente quelli di Margot Robbie nei panni di Cathy — presentano silhouette ispirate all’epoca ma reinterpretate con tessuti moderni, colori saturi e tagli audaci. In questo modo, si risaltano i rosso rubino e il nero profondo come simboli visivi del desiderio e del conflitto interno della protagonista. Questa scelta convinta di estetica drammatica piuttosto che di rigore cronologico è stata definita una “febbre di moda” che riflette la natura passionale e violenta del racconto, più che la praticità degli abiti del XVIII secolo.
Le scenografie contribuiscono a un ambiente che sembra sospeso tra realismo gotico e immaginazione sensoriale: gli spazi sono ricchi di texture, colori decisi e contrasti visivi — muri rossi intensi, corridoi scuri e dettagli che sembrano pulsare con le emozioni dei personaggi. Lo spazio domestico di Wuthering Heights non è solo una casa rurale: diventa un’estensione fisica delle tensioni narrative, con elementi che ricordano vene, cuori e desideri repressi nelle tonalità e forme scelte.
Questa combinazione di costumi fuori dal tempo e scenografie fortemente evocative funziona come metafora visiva dell’interiorità dei protagonisti — non semplici abiti o stanze, ma rappresentazioni materiali delle loro passioni, lotte e relazioni tossiche. In un adattamento che ha già deciso di allontanarsi dalla fedeltà testuale, queste scelte estetiche si inseriscono come parte del progetto più ampio di reinterpretare visivamente un classico in chiave moderna e sensoriale — e per molti spettatori costituiscono il cuore visivo più memorabile del film

Fonte: Gamesurf
Colonna sonora coerente con lo stato d’animo dei protagonisti. Elordi e Robbie: chimica e carisma
La colonna sonora, con echi di elettronica contemporanea in contrasto con temi più tradizionali, amplifica tensione e desiderio più che guidare l’empatia. Amplifica lo stato d’animo del protagonisti ed è perfettamente coerente con esso. Il montaggio, volutamente lento in alcuni momenti, stratifica la tensione e mantiene lo spettatore immerso nella relazione tormentata tra i protagonisti. Il risultato tecnico è elegante, spesso magnetico, ma può risultare più formale che profondamente emotivo.
Il film vanta anche la presenza di due attori protagonisti, ben carismatici e che sappiano fare il loro mestiere di attore: Margot Robbie e Jacob Elordi. Margot Robbie costruisce una Catherine tridimensionale e febbrile, meno vittima romantica e più desiderio in conflitto, un personaggio che impone la sua presenza anziché esserne definito da altri. Jacob Elordi, in un ruolo fisicamente e psicologicamente intenso, restituisce un Heathcliff segnato dalla ferita sociale e personale, che non è semplice tormento ma combustione continua. I due hanno una buona chimica e sono stati bravissimi, seppur il loro bell’aspetto non coincida con la descrizione dei personaggi nella controparte letteraria.

Libertà creativa contro fedeltà al romanzo: una fan fiction cinematografica, tra eros e teatralità
Questa versione si allontana deliberatamente dal testo di Emily Brontë: la regista ha dichiarato che il film è più una personale reinterpretazione che un adattamento pedissequo, quasi una “fan fiction” della storia originale. Rispetto alla complessa struttura narrativa del romanzo ottocentesco, molte trame secondarie — come la generazione dei figli e l’intreccio familiare — vengono tagliate o semplificate, concentrando l’attenzione esclusivamente sulla relazione primaria tra Catherine e Heathcliff.
Fennell va oltre la mera trasposizione letteraria: è un’interpretazione che esplora l’eros non come mera passione sentimentale ma come forza astraente e distruttiva. L’amore qui non salva né redime; domina, espone, brucia. Il film mette in scena un desiderio che è forza ontologica, una tensione di continuità tra i personaggi che può essere interpretata in chiave quasi filosofica: l’eros non come consolazione ma come esplosione. Quanto alle scene erotiche, esse sono più frequenti e visivamente esplicite rispetto alla storia originale (che non ne prevedeva) e contribuiscono a questa lettura di passione come energia bruta e incontrollabile (a volte, però, inciampa nel trash o addirittura, nel cringe).
Cime Tempestose (2026) è un film che sfida, polarizza e reinterpreta. Visivamente audace e tecnicamente curato, con interpretazioni magnetiche di Margot Robbie e Jacob Elordi, punta più sull’esperienza sensoriale e sull’intensità che sulla fedeltà testuale. È un adattamento che parla di eros come forza primordiale e trascende le aspettative di un classico ottocentesco — ma proprio per questo può risultare divisivo o addirittura incomprensibile per chi cercava una trasposizione più tradizionale.
Giorgio Maria Aloi